L’intervento di Besostri al congresso del Psi

«L’intervento di Besostri al congresso del Psi che, nel fine settimana a Perugia, ha confermato alla segreteria Riccardo Nencini. Una riflessione sul significato del socialismo nei tempi attuali, un’esortazione a uscire dalle tattiche contingenti per “gettare il cuore oltre l’ostacolo”. Per creare, finalmente, un’alternativa credibile Cari compagni e ancora più care compagne!

Ho un problema preliminare da risolvere:a che titolo parlare in questo Congresso?

1) come delegato della Lombardia già membro della Direzione Nazionale;

2) come rappresentante del Gruppo di Volpedo, rete dei circoli socialisti e libertari del Nord Ovest d’Italia, che ha molto apprezzato l’invito del compagno Riccardo Nencini  a partecipare al Congresso;
3) come membro della presidenza della Sezione Internazionale del Partito Socialista Svizzero, che mi aveva proposto di rappresentarlo. L’unico modo di essere uno e trino, da laico e ateo come sono, è di parlare da socialista, socialista senza aggettivi, perché, se fossi costretto a scegliere, sceglierei senza esitazioni quello di democratico, piuttosto che quello di liberale perché il primo comprende il secondo e non viceversa. Inoltre quello democratico è il socialismo prevalente in Europa e nel PSE, oltre che nell’Internazionale Socialista. Sono convinto che proprio la mancanza di un Partito Socialdemocratico di massa sia la ragione principale della debolezza della Sinistra in Italia, il ventre molle della Sinistra europea. In Italia, anche ai tempi dei maggiori fasti del PCI e del PSI, quando superavano il 40% dei voti, non c’è mai stato un partito della sinistra, che si sia proposto di governare il Paese con un proprio programma e con propri uomini alla guida del Governo: ai tempi dell’Ulivo ha dovuto chiedere in prestito un leader come Prodi, degnissimo, ma esterno, per non dire estraneo, alla propria area. Una bella differenza rispetto alla pratica di socialdemocratici, laburisti e socialisti nel resto d’Europa che si propongono come alternativa di governo e ci riescono e quando sono sconfitti in elezioni restano, comunque, in pole position per la rivincita nelle successive.
Di una Sinistra con vocazione minoritaria ne abbiamo avuto un esempio ieri con il compagno Ferrero. Pur di rimanere l’unico a rappresentare la vera Sinistra si è rivolto a noi con un “Cari Tutte e Tutti” per evitare di chiamarci, come siamo, Compagne e Compagni. Forse dobbiamo essergli grati per non averci chiamato “Signore e Signori”, se non “Ladies and Gentlemen”. Ebbene quale è stato politicamente il senso del saluto di Ferrero, distorcendo il discorso del nostro compagno Nencini? E’ giusto che voi socialisti andiate verso il centro con UDC e PD, tanto noi, la vera Sinistra, ci chiameremo fuori: non intendiamo più andare al Governo.

Con questa logica fra un po’ si chiameranno compagni solo Lui e Diliberto, quando saranno rimasti gli ultimi due, sempre in numero doppio dell’ultimo Mohicano. Quale differenza con il messaggio del compagno Vendola, di ben altro spessore e ispirato da desiderio di un sincero rapporto con il mondo socialista: fossi stato un membro di Rifondazione avrei votato per lui al loro Congresso. Una sinistra nasce e si espande quando si assume il compito di dare risposte e fare proposte non limitandosi alle proteste. Se la Sinistra non è in grado di convincere che ha proposte migliori e credibili per risolvere i problemi economici e sociali e quindi, oggi, di uscire dalla crisi, non otterrà consensi. Se la Sinistra non ha un progetto salterà fuori il solito demagogo di turno, che, in una situazione di sfascio politico-istituzionale come siamo, avrà caratteristiche tali da farci rimpiangere Berlusconi ovvero che il populismo della Lega Nord convinca l’Italia settentrionale, che l’unica soluzione è la separazione, ipocritamente chiamata federalismo fiscale, per sfociare nella secessione. Lo strumento le è stato dato dall’Ulivo nella XIIIa Legislatura con la modifica dell’art.117 della Costituzione: penso che pochi sappiano che con legge regionale, cioè senza l’intervento del Parlamento, si possono costituire organi comuni a più Regioni per l’esercizio delle loro funzioni: quando fra 5 anni i leghisti avranno anche il Presidente della Lombardia la Padania che non esiste!?- ci sarà servita su un bel piatto caldo. Dove è la Sinistra e i socialisti, che ne fanno parte, nelle aree più sviluppate del Paese? Nessun Partito del Nord, ma il PSI dovrebbe porsi il problema del Partito al Nord, come il PSE dovrebbe porsi il problema del socialismo democratico in Italia. Non lo si risolve nominando il compagno D’Alema Presidente della Fondazione Europea per gli Studi Progressisti (FEPS). Se gli riuscisse di canalizzare a quel livello le risorse che ottiene per la sua Fondazione Italianieuropei sarà una scelta non soltanto buona, ma anche finanziariamente vantaggiosa, purché non pensi che l’andare oltre la socialdemocrazia non sia altro che aggiornarsi per far fronte alle nuove sfide del tempo presente e non che la socialdemocrazia sia morta, seppellita con più di 20 anni di ritardo sotto le stesse macerie del Muro di Berlino che, invece, hanno seppellito soltanto il comunismo sovietico.
Quando i tempi sono difficili- e ora sono difficilissimi- si usa dire che “bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo” il cuore, appunto, non il cervello. Se, poi, per andare oltre bisogna guardare, come modelli, il PD italiano e il PD giapponese, allora il cervello lo si è totalmente bevuto. L’oltrismo è l’unica via di fuga per chi non voglia ammettere che la sfida tra socialismo democratico e comunismo sovietico è stata persa dal secondo. Ora che manca ancora la vittoria del socialismo democratico gli ex-comunisti vogliono andare oltre. Parafrasando il Lenin dell’ “Estremismo malattia infantile del comunismo” si potrebbe dire “L’oltrismo come malattia senile dell’ex-comunismo” Lo Statuto del Partito consente le adesioni collettive, ma ci si è investito poco in quella direzione. I socialisti in Italia sono ancora più numerosi degli iscritti al PSI ed anche dei suoi elettori. Sono un bacino da privilegiare o, comunque, con cui dialogare,come si è fatto in questo Congresso con il Gruppo di Volpedo, grazie al compagno Nencini. Per continuare il dialogo invito tutti al III° Convegno del Gruppo di Volpedo a Volpedo il giorno 11 settembre 2010.

Si commemorerà il compagno Salvador Allende e si discuterà della trasformazione del PSE in un vero Partito transnazionale europeo e del Congresso di Epinay, quello di rifondazione del socialismo francese, come l’anno scorso si è parlato di Bad Godesberg e della socialdemocrazia tedesca. Inoltre nel paese natale di Pellizza, il pittore socialista, autore di “Fiumana” e di “Quarto Stato” si darà vita a un quadro vivente, con i discendenti dei personaggi raffigurati nel quadro e con i partecipanti al Convegno: per aggiornarlo al tempo nostro, cioè con più donne e diversi colori di pelle. Caro Riccardo sono facile profeta nel dirti che la prossima segreteria sarà più difficile e impegnativa della prima, nata sotto la spinta della voglia di riscatto e senza il peso di tante delusioni, in particolare quelle delle europee e nel nostro Nord anche delle regionali. Clemenceau, un grande, ma anche cinico, politico francese diceva che “in politica le promesse impegnano soltanto chi le ascolta”. Caro Riccardo da Te non voglio sentire promesse, ma soltanto chiedo il Tuo impegno di ascoltare le voci, che vengono dal mondo socialista, dentro e fuori dal PSI, voci che hanno nostalgia del futuro, che si chiama socialista. Dare forma al futuro, con l’utopia in testa e i piedi per terra, ci darà più forza dei giochetti interni alla casta politica, che si chiamino Terzo Polo, Nuovo Centro o Partito della Nazione. Da questi giochetti ci hanno tenuto fuori una legge elettorale, fortemente voluta anche dal PD, e la nostra debolezza. Se dobbiamo tornare in Parlamento,dobbiamo farlo non soltanto con nostre facce, ma anche con le nostre idee. Tutti quelli che hanno in mente l’iconografia socialista sanno che il Sol dell’avvenire non nasce da un orizzonte temporale di 2/3 anni, cioè dai tempi delle elezioni, ma da quelli molto più lunghi della speranza. La speranza che rifiuta un mondo dove le ricchezze si accumulano e le persone decadono: un mondo dove le cose, comprese idee e sentimenti, hanno sempre e soltanto un costo, perché non hanno più valore.

Felice Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.