4 pensieri riguardo “Leggi Elettorali

  • 6 dicembre 2013 in 13:05
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    Avvocato, perchè non rivedere i collegi elettorali per le Europee ? Sono troppo estesi ! Forse creare collegi regionali ? Tutte le regioni e Prov. autonome avrebbero cos’ dei rappresentati al PE-

  • 14 marzo 2014 in 04:19
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    Perché mai nessuno ha detto che stiamo vivendo in una condizione di anticostituzionalità a incominciare dalla composizione della stessa Corte Costituzionale i cui membri sono stati nominati per 1/3 da parlamenti eletti con leggi elettorali anticostituzionali e per un altro terzo da un presidente della Repubblica eletto due volte da un parlamento di composizione anticostituzionale a causa di leggi elettorali anticostituzionali a partire dal 1993? E si è arrivati alla contraddizione di una Corte Costituzionale che, oltre a non riconoscere di avere dei membri di nomina anticostituzionale, ha scritto nella sentenza che il porcellum è anticostituzionale ma tuttavia questo parlamento ha titolo per legiferare. Ma vi sono degli schizofrenici anche nella Corte o dei disonesti anche lì perché non vogliono ammettere di avere una composizione anticostituzionale? L’unica soluzione costituzionale consisterebbe nell’autoscioglimento del parlamento con la conseguenza che riprenderebbe vigore la legge elettorale in vigore sino al 1993, fondata sul proporzionale. Non è infatti il principio della governabilità ma quello della rappresentanza popolare che deve valere costituzionalmente. Ma figuriamoci se i giudici della Corte e i membri del parlamento sarebbero disposti ad ammettere che occupano le loro poltrone anticostituzionalmente e se ne dovrebbero andar via tutti. Io mi domando perché i costituenti non abbiano messo la legge elettorale nella Costituzione.se avevano in testa il sistema proporzionale e non maggioritario. Quest’ultimo permette ad una minoranza di elettori di diventare maggioranza in parlamento. Perché non si va a leggere i lavori preparatori della Costituzione per sapere quale sistema elettorale avessero in mente i costituenti? E se avevano in mente un certo sistema elettorale perché non l’hanno messo nella Costituzione per evitare tutto lo schifo che da 20 anni stiamo subendo con le varie leggi elettorali anticostituzionali?

  • 18 aprile 2014 in 00:14
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    Egregio avvocato,
    a seguito dell’introduzione (con il Porcellum) di un premio di maggioranza nel Parlamento esiste ora un gravissimo problema nell’attuazione delle norme dell’articolo 138, che di fatto ora vengono eluse nel loro spirito e intento.
    Ecco una mia analisi sull’argomento.

    MODIFICHE DELLA COSTITUZIONE IN ELUSIONE DELL’ARTICOLO 138
    INAPPLICABILITA’ DELLE MAGGIORANZE PREVISTE

    Ci si accinge ad apportare importanti modifiche alla Costituzione con modalità che di fatto disattendono lo spirito (se apparentemente non la forma) dell’Articolo 138.
    Modifiche dunque che, al di là del loro merito specifico (sul quale qui non si vuole sindacare), risulteranno di fatto anticostituzionali, anche se apparentemente regolarmente votate.

    Dopo l’introduzione del premio di maggioranza nel nostro sistema elettorale le maggioranze indicate nell’Art. 138 non possono più ritenersi valide, se applicate tali e quali (cioè non adeguatamente corrette) in un Parlamento come quello attuale, ove circa il 25% dei seggi risulta assegnato soltanto in forza del premio applicato.

    Il limite dei 2/3 e anche quello del 50% della semplice “maggioranza assoluta” hanno senso, soltanto se si presuppone un parlamento eletto con sistema proporzionale, come era in origine.
    Soltanto in questo caso, infatti, si può ragionevolmente presumere che, rispettando tali limiti, si rispetti il volere di un’equivalente maggioranza percentuale dell’elettorato.

    In presenza invece di un “premio di maggioranza” nella composizione delle Camere, la logica stessa della Costituzione imporebbe che i limiti citati debbano essere adeguatamente incrementati, così da garantire sempre il rispetto delle medesime percentuali di rappresentanza dell’elettorato.

    Senza detto adeguamento infatti avverrebbe – anzi già avviene! – che nell’attuale Parlamento, composto per circa il 25% di deputati non rappresentativi, (perché eletti soltanto in forza di un premio di maggioranza che risulta aver attribuito circa il 55% dei seggi ad un partito che aveva ottenuto in realtà soltanto il 29,55% dei voti degli elettori), la richiesta “maggioranza qualificata” dei 2/3 (cioè del 66,67%), se applicata tale quale, risulta in realtà essere rappresentativa soltanto del 55,56% dell’elettorato (essendo 55,56%=((66,67-25)/(100-25))x100), e non più di quel 66,67% voluto dalla Costituzione.

    Analogamente il limite della semplice maggioranza assoluta (cioé del 50%), se assunto tale e quale, risulta teoricamente rappresentare di fatto soltanto il 33,33% dell’elettorato (essendo 33,33%=((50-25)/(100-25))x100).
    Maggioranza questa palesemente insufficiente, secondo la stessa Costituzione, anche soltanto per avviare un processo di una modifica suscettibile di verifica referendaria.

    Per poter rispettare il reale intento della Costituzione, in presenza di un “premio di maggioranza”, i previsti limiti del 66,67% e del 50% del numero dei deputati devono dunque essere necessariamente corretti in modo tale che gli stessi limiti numerici risultino in realtà riferiti a numeri di voti e di parlamentari depurati delle quote del “premio di maggioranza” (25%) presente nel Parlamento.

    In pratica, da una semplice analisi matematica si ricava che, detto P il premio di maggioranza presente, il limite richiesto dei 2/3 (cioé del 66,67%) deve diventare:
    Lp = (66,67)x(100+P/2)/100

    Quindi, con l’attuale premio di maggioranza “P” uguale al 25%, deve essere:
    Lp = 75%

    La prevista maggioranza di 2/3 con questo Parlamento deve quindi diventare uguale a 3/4.

    Analogamente il previsto limite di maggioranza assoluta (50%) in presenza di un premio di maggioranza “P” deve diventare:
    L= (50)x(100+P)/100.
    cioé con P=25% deve attualmente diventare:
    L= 62,50%

    Nell’attuale Parlamento votare modifiche della Costituzione senza prevedere le suddette correzioni delle maggioranze richieste, significa perciò mettere in atto una GRAVISSIMA ELUSIONE DEL DETTATO DELLA COSTITUZIONE nel suo fermo e chiarissimo intento di imporre che ogni propria modifica debba essere con sicura certezza condivisa dalla grandissima maggioranza degli elettori.

    Trovo davvero incredibile che questa questione risulti del tutto ignorata e non sia mai stata sollevata.
    Essa rappresenta infatti di un problema di primaria importanza.
    Ignorarlo significa minare le garanzie di solidità della nostra Democrazia fissate nella nostra Costituzione.

    Soprattutto se poi si considera che, applicando nel modo attuale la norma dei 2/3, come già fatto e come si intenderebbe ancor fare, si vanno a ratificare modifiche costituzionali che, pur risultando avere –come visto- una rappresentatività reale teorica soltanto del 55,65% dell’elettorato, risulteranno poi assurdamente escluse da ogni possibilità di eventuale verifica referendaria.

    Mi rivolgo a lei, caro Avvocato, perchè mi aiuti a trovare una via per poter sollevare questo gravissimo problema nelle sedi istituzionali adeguate per potervi porre rimedio, onde evitare l’instaurarsi di una consuetudine di voto di fatto incostituzionale e, come già detto, potenzialmente molto pericolosa per la notra Democrazia.

    Ringraziandola per l’attenzione e per una sua gradita risposta le porgo i più cordiali saluti.
    Cordiali saluti.

    Gino Veronelli

  • 29 aprile 2015 in 15:02
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    La Corte al massimo poteva spingersi a far salvi non i proclamati mai i convalidati. Sarebbe cambiato poco perché la convalida è compito della Giunta delle Elezioni contro le cui decisioni se con fermate dall’aula sono inappellabili. La colpa è dell’art. 66 Cost. sull’autodichia del Parlamento. Unica via d’uscita sarebbe stata di prevedere un ricorso alla Consulta contro le decisioni delle Giunte e delle Camere. Ma l’art. 66 Cost. è là immutato anche nella nuova DEFORMA COSTITUZIONALE

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