UNA RISPOSTA A FRANCO LOTITO E RINO FORMICA

di Felice Besostri |

I destini politici, come le strade son destinati ad incrociarsi, se, quale che sia il punto di partenza vi sia un punto d’arrivo in comune. Le vecchie strade dei pellegrini ne sono l’esempio. A partire da quella per Santiago de Compostela, dove sarebbe il corpo dell’apostolo Giacomo il Maggiore o per stare in italia la Francigena o la Romea.

Ci sono anche esempi non religiosi come le vie delle transumanze, nazionali o transnazionali come quelle tracciate nei Balcani dagli Aromani, un popolo senza Stato, che non ha mai voluto, o quelli tracciati dai costruttori di orologi a cucù della Selva Nera, gli Uhrenträger, per vendere i loro  prodotti in Europa.

Tuttavia le analogie, che son spesso ingannevoli finiscono qua: un pellegrino sapeva dove arrivare, ma il suo era uno spostamento nello spazio, anche se poteva durare mesi, se non anni.

Franco e Rino li ho conosciuti nel mio percorso da socialista, in tempi e modi diversi, anche in contesti politici diversi con lo scioglimento, quasi una liquefazione, del PSI. Il viaggio verso la società socialista è un viaggio soprattutto nel tempo dove si incrociano passato, presente e futuro e il punto di arrivo non è un luogo, ma un’idea di società diversa, da quella di cui viviamo, più libera e più giusta.

Alla fine del XIX° secolo si sapeva cosa fosse e in cosa consistesse, semmai ci si divideva su come arrivarci, con quale tipo di lotta politica. Paradossalmente il successo della conquista del potere politico con gli strumenti della democrazia o delle rivoluzioni, ha complicato e confuso le idee, perché le conquiste sociali per via parlamentare sono state rese possibili dallo sfruttamento imperialista e colonialista del resto del mondo e la conquista del potere politico con la rivoluzione hanno prodotto una nuova classe e una soppressione delle libertà.

Insieme con le speranze sono venute meno le illusioni che fosse possibile un miglioramento progressivo e lineare, e che i sacrifici di oggi erano solo temporanei, contingenti, ma necessari. Non avrebbero impedito albe radiose, “les lendemains  qui  chantent” o il sorgere del tradizionale sole dell’avvenire. Infatti, persino nei paesi, culla della socialdemocrazia più avanzata c’è stata la strage dei giovani socialisti a Utøya e la conquista del potere della destra e dove c’era “il socialismo realmente esistente” la vittoria di un capitalismo selvaggio, e dei peggiori “ismi” (nazionalismi, clericalismi, autoritarismi: Polonia e Ungheria: bastano come esempio?).

L’abolizione della proprietà privata non aveva comportato una maggiore preservazione dell’ambiente e delle risorse naturali e l’uguaglianza garantita in tutte le costituzioni democratiche, che crescessero le diseguaglianze economiche e sociali, aumentate con le crisi finanziarie e la pandemia. Si voleva estendere la democrazia, invece, siamo al punto che, già la sua pura e semplice salvaguardia è una necessità , e il successo non è sicuro, forse nemmeno possibile, nel quadro nazionale e statuale, in cui la democrazia e le leggi sociali, si sono contestualmente estese e consolidate.

Una volta i nemici erano forti e potenti, ma nazionali o stranieri, espressione delle potenze imperialiste e colonialiste, ci si poteva opporre, perché identificabili. Le multinazionali e i giganti del web, a mio avviso, non si identificano con lo straniero con le sue bandiere, inni nazionali e i suoi eserciti, anche se hanno il centro di comando in uno Stato. Nella loro azione per trarre, comunque, profitti, conquistare mercati e controllo dell’informazione non si distinguono se a capo c’è un cittadino statunitense, russo, saudita, brasiliano o cinese e se personalmente il capo persegua l’arricchimento personale o sia un benefattore compassionevole o un mecenate delle arti.

Tutti non vogliono controlli in assoluto, men che meno da parte di autorità democraticamente legittimate, e last but not least non pagare tasse sui loro profitti, quindi far pagare i costi al popolo, cioè al resto dell’umanità o con la riduzione delle garanzie sociali o mantenendo elevata la pressione fiscale tradizionale sui beni visibili e i consumi. Si crea ricchezza finanziaria anche senza vendere prodotti, con bolle speculative, che periodicamente tosano i risparmi, spesso di una vita.
La denuncia delle condizioni di vita e dello sfruttamento o di fatti repressivi sono stato un fattore di motivazione forte per il socialismo, pensiamo su piani diversi a “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Federico Engels o a “Germinal” di Emile Zola.

Ora non basta più, come i profughi morti affogati nel Mediterraneo, anche se bambini di pochi mesi, o arenati su una spiaggia di un’isola greca, a influire sull’opinione pubblica e sui suoi comportamenti elettorali. Bisogna saper indicare una via d’uscita praticabile e le nostalgie non servono, nemmeno quelle di un futuro, che ci eravamo immaginati e che sembrava a portata di mano. I partiti, in cui ci siamo formati, pieni di difetti, ma comunque meglio di quelli esistenti, non ci sono più, ma soprattutto non possono tornare.

Per questo concordo con Formica essere nella società e nelle lotte concrete, se non come protagonisti almeno come attenti ascoltatori, conoscere almeno cosa si sta muovendo in movimenti, come quelli ambientali e nel resto del mondo come negli Stati Uniti con un riferimento al socialismo assolutamente estraneo alle loro tradizioni politiche, con l’intelligenza dello studioso del proprio intorno e la determinazione dettata dai propri valori. E’ un progetto che deve coinvolgere tutti, quale che sia la nostra origine e matrice culturale e politica, perché è più importante chiarire dove si voglia andare insieme, piuttosto che da dove si viene.

Quando ho parlato, non da solo, di dialogo Gramsci Matteotti, non ignoravo la totale incomprensione tra di loro, ben rappresentata dalla sprezzante e ingiusta definizione di “Cavaliere del nulla“: un giudizio non condiviso da un comunista come Terracini. Li ho presi a simbolo di una sinistra sconfitta dal fascismo, di cui sono state vittime, Matteotti assassinato a 39 anni e Gramsci lasciato morire 46.

I destini politici, come le strade son destinati ad incrociarsi, se, quale che sia il punto di partenza vi sia un punto d’arrivo in comune. Le vecchie strade dei pellegrini ne sono l’esempio. A partire da quella per Santiago de Compostela, dove sarebbe il corpo dell’apostolo Giacomo il Maggiore o per stare in italia la Francigena o la Romea. Ci sono anche esempi non religiosi come le vie delle transumanze, nazionali o transnazionali come quelle tracciate nei Balcani dagli Aromani, un popolo senza Stato, che non ha mai voluto, o quelli tracciati dai costruttori di orologi a cucù della Selva Nera, gli Uhrenträger, per vendere i loro prodotti in Europa. Tuttavia le analogie, che son spesso ingannevoli finiscono qua: un pellegrino sapeva dove arrivare, ma il suo era uno spostamento nello spazio, anche se poteva durare mesi, se non anni. Franco e Rino li ho conosciuti nel mio percorso da socialista, in tempi e modi diversi, anche in contesti politici diversi con lo scioglimento, quasi una liquefazione, del PSI.

Il viaggio verso la società socialista è un viaggio soprattutto nel tempo dove si incrociano passato, presente e futuro e il punto di arrivo non è un luogo, ma un’idea di società diversa, da quella di cui viviamo, più libera e più giusta. Alla fine del XIX° secolo si sapeva cosa fosse e in cosa consistesse:, una definizione non era necessaria. Semmai ci si divideva su come arrivarci, con quale tipo di lotta politica. Paradossalmente il successo della conquista del potere politico con gli strumenti della democrazia o delle rivoluzioni, ha complicato e confuso le idee, perché le conquiste sociali per via parlamentare sono state rese possibili anche dallo sfruttamento imperialista e colonialista, che ha accompagnato quello capitalistico della trasformazione industriale delle materie prime, del resto del mondo.

Mentre la conquista del potere politico con la rivoluzione ha prodotto una nuova classe dominante orwelliana e una soppressione delle libertà. Insieme con le speranze sono venute meno le illusioni che fosse possibile un miglioramento progressivo e lineare, e che i sacrifici di oggi erano solo temporanei, contingenti, ma necessari. Non avrebbero impedito albe radiose, “les lendemains qui chantent” o il sorgere del tradizionale sole dell’avvenire. Infatti, persino nei paesi, culla della socialdemocrazia più avanzata c’è stata la strage dei giovani socialisti a Utøya e la conquista del potere della destra e dove c’era “il socialismo realmente esistente” la vittoria di un capitalismo selvaggio, e dei peggiori “ismi” (nazionalismi, clericalismi, autoritarismi: Polonia e Ungheria: bastano come esempio?). L’abolizione della proprietà privata non aveva comportato una maggiore preservazione dell’ambiente e delle risorse naturali e l’uguaglianza garantita in tutte le costituzioni democratiche, che crescessero le diseguaglianze economiche e sociali, aumentate con le crisi finanziarie e la pandemia.

Si voleva estendere la democrazia, invece, siamo al punto che, già la sua pura e semplice salvaguardia è una necessità ,e il successo non è sicuro, forse nemmeno possibile, nel quadro nazionale e statuale, in cui la democrazia e le leggi sociali, si sono contestualmente estese e consolidate. Una volta i nemici erano forti e potenti, ma nazionali o stranieri, espressione delle potenze imperialiste e colonialiste, ci si poteva opporre, perché identificabili. Le multinazionali e i giganti del web, a mio avviso, non si identificano con lo straniero con le sue bandiere, inni nazionali e i suoi eserciti, anche se hanno il centro di comando in uno Stato. Nella loro azione per trarre, comunque, profitti, conquistare mercati e controllo dell’informazione non si distinguono se a capo c’è un cittadino statunitense, russo, saudita, brasiliano o cinese e se personalmente il capo persegua l’arricchimento personale o sia un benefattore compassionevole o un mecenate delle arti.

Tutti non vogliono controlli in assoluto, men che meno da parte di autorità democraticamente legittimate, e last but not least non pagare tasse sui loro profitti, quindi far pagare i costi al popolo, cioè al resto dell’umanità o con la riduzione delle garanzie sociali o mantenendo elevata la pressione fiscale tradizionale sui beni visibili e i consumi. Si crea ricchezza finanziaria anche senza vendere prodotti, con bolle speculative, che periodicamente tosano i risparmi, spesso di una vita. La denuncia delle condizioni di vita e dello sfruttamento o di fatti repressivi sono stato un fattore di motivazione forte per il socialismo, pensiamo su piani diversi a “La situazione della classe operaia in Inghilterra” di Federico Engels o a “Germinal” di Emile Zola.

Ora non basta più, come i profughi morti ​affogati nel Mediterranei, anche se bambini di pochi mesi di nome Josef guineano, o più grandicelli, come il siriano Aylan Kurdi, arenati su una spiaggia di un’isola greca, a influire sull’opinione pubblica e sui suoi comportamenti elettorali. Bisogna saper indicare una via d’uscita praticabile e le nostalgie non servono, nemmeno quelle di un futuro, che ci eravamo immaginati e che sembrava a portata di mano. I partiti, in cui ci siamo formati, pieni di difetti, ma comunque meglio di quelli esistenti, non ci sono più, ma soprattutto non possono tornare. Senza partiti le nostre democrazie nazionali sono incomplete, ma non ci sono democrazie e partiti sovranazionali. Per questo concordo con Formica, che bisogna essere nella società e nelle lotte concrete, se non come protagonisti come attenti ascoltatori, conoscere almeno cosa si sta muovendo in movimenti, come quelli ambientali e nel resto del mondo come negli Stati Uniti con un riferimento al socialismo assolutamente estraneo alle loro tradizioni politiche, con l’intelligenza dello studioso del proprio intorno e la determinazione dettata dai propri valori.

E’ un progetto che deve coinvolgere tutti, quale che sia la nostra origine e matrice culturale e politica, perché è più importante chiarire dove si voglia andare insieme, piuttosto che da dove si viene. Quando ho parlato, non da solo, di dialogo Gramsci Matteotti, non ignoravo la totale incomprensione tra di loro, ben rappresentata dalla sprezzante e ingiusta definizione di “Cavaliere del nulla”: un giudizio non condiviso da un comunista come Terracini. Li ho presi a simbolo di una sinistra sconfitta dal fascismo, di cui sono state vittime, Matteotti assassinato a 39 anni e Gramsci lasciato morire a 46.

Le sinistre storiche, socialista e comunista, non sono un’alternativa credibile in Europa, il continente in cui sono nate. Come nel 1892 si tratta di fondarne una nuova, larga, plurale ed inclusiva e senza l’ascolto e la conoscenza della nostra società e l’opposizione intransigente alle sue ingiustizie non è possibile. Ognuno faccia la sua parte.

Le migliori leggi sociali delle socialdemocrazie scandinave non derivano direttamente da loro rapporti imperialisti o coloniali e potenze imperialiste per eccellenza come gli Stati Uniti non hanno avuto le migliori leggi sociali, ma che i margini di guadagno garantito al capitalismo da quei rapporti hanno permesso dove  i rapporti di forza lo consentivano leggi sociali mi riferisco a paesi come la Germania, che di colonie fino alla fine della prima guerra mondiale ne aveva ed ebbe le prime Sozialgesetze, ma soprattutto a Francia e Gran Bretagna, e in generale alla mancata saldatura tra il socialismo europeo e decolonizzazione, anche nel secondo dopoguerra.

Il sostegno ai movimenti di liberazione nazionale fu importante, invece, per le colonie portoghesi e nel caso del Sud Africa Colà la delusione fu semmai la trasformazione dei movimenti di liberazione nazionale una volta conquistato il potere in regimi a partito unico e anche corrotti.   

Ovvero  l’europeismo generico come surrogato del perduto internazionalismo, la terza strofa di Bandiera Rossa: Avanti popolo/ non più frontiere/ stanno ai confini/ rosse bandiere. Bisognerà ritornarci sopra come sui regimi militari dell’America latina e sul dissenso, compreso quello di sinistra in Europa orientale. Infine il nodo sulla forma politica da dare alla nuova fondazione della sinistra, quello che è certo è che la situazione è pietosa e la risposta alle minacce alla stessa democrazia inadeguata.

Allego lo scambio di lettere che ha motivato il mio intervento e rendo omaggio alla testata  Democrazia SOCIALISTA che mi ha stimolato a parlare di altro e non solo di leggi elettorali.

Allegato:


Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.