Spagna un dia después

«La nota che precede era stata scritta prima del conteggio dei voti. La conferma è il passaggio ad un sistema politico quadripolare, ma con ruoli invertiti tra Podemos e Ciudadanos rispetto alle previsioni. La sinistra sinistra è scomparsa: UP-IU passa da 11 seggi a 2, tutti eletti a Madrid, vampirizzata percentualmente molto più del PSOE da Podemos che ha rifiutato ogni accordo pre-elettorale, ai quali peraltro non è stato alieno in particolare in  Catalogna e in altre province con forze regionaliste.

La vittoria in Catalogna è la rivincita sulla sconfitta alle ultime elezioni elezioni autonomiche, avendo assorbito la tradizione del PSUC e della EUiA e dei Verds. I 69 seggi di Podemos nel Congresso dei Deputati Podemos sono il  risultato della somma di PODEMOS, PODEMOS-COMPROMÍS, PODEMOS-En Marea-ANOVA-EU y EN COMÚ. Questa è la grande differenza  tra Podemos e il M5S finora alieno da qualsivoglia tipo di alleanze. Una flessibilità che gli ha consentito di conquistare le due più grandi metropoli del Regno, Madrid e Barcellona: un suggerimento per le prossime elezioni municipali italiane? Podemos rifiuta di essere inquadrato nella dialettica sinistra-destra, ma l’esistenza in Spagna di Ciudadanos ha costretto Podemos a specializzarsi sul versante sinistro, civico ed autonomista.

Un altro risultato di queste elezioni è la perdita di potere contrattuale dei nazionalisti catalani e baschi, in altri tempi decisivi per formare maggioranze parlamentari, mai di governo, quando il PP o il PSOE, da soli, non avevano la maggioranza assoluta. Democràcia i Libertat ha 9 seggi, quando CiU ne aveva 16 l rappresentanza catalanista sommando ERC passa comunque da 19 a 18. Il PNV ha 6 seggi, ma i nazionalisti baschi  passano da 12 a 7. Il voto utile per il PP ha colpito Ciudadanos, sventando così una maggioranza assoluta PP-C’s, teoricamente possibile in base alle previsioni pre-elettorali. La vittoria del PP è una mezza vittoria, e parafrasando il Talmud sulle mezze verità, che sono una bugia intera, quindi una sconfitta: 62 seggi in meno rispetto al 2011.

Se Sparta piange Atene non ride, i socialisti del PSOE hanno avuto il peggior risultato elettorale della loro storia post-franchista, ma sempre meglio di quanto poteva succedere con il sorpasso di Podemos ed anche di Ciudadanos, come si è verificato in alcune circoscrizioni provinciali. Il segno positivo è che il recupero socialista e di Podemos rispetto alle previsioni non è avvenuto a spese dell’altro, ma aumentando i suffragi e il margine di recupero a sinistra è potenzialmente superiore che a destra. In percentuale PP+ C’s e PSOE+P’s sono equivalenti  42,65% v. 42,67%, ma in seggi grazie al metodo d’Hondt e alla mancanza di recupero nazionale dei resti vincono i conservatori con 163 seggi v. 159, che salgono a 161 con i 2 di UP-IU. Se non ci fosse la questione indipendentista catalana a dividere la sinistra (PSOE-P’s-ERC) questa potrebbe raccogliere 170 seggi, sempre meno degli avversari se la stessa questione non dividesse anche i moderati/conservatori spagnoli membri del PPE (PP-DiL-PNV). L’unica maggioranza stabile possibile in voti e seggi è quella di una Grosse Koalition PP-PSOE, verso la quale preme il pensiero unico renziano veicolato dai mezzi di comunicazione di massa, che imputano alla mancanza di un sistema elettorale tipo italikum l’ingovernabilità spagnola: con l’italikum la governabilità spagnola sarebbe stata assicurata da un ballottaggio tra PP e PSOE, un bel ritorno all’antico! Il PD è il più grande partito del PSE, ma sia in Francia che in Spagna da buoni consigli per far vincere la destra.

Se i socialisti e Podemos fossero in grado di far rivivere le scelte della Repubblica di Largo Caballero, che concesse a baschi e catalani una forte autonomia, la soluzione sarebbe un federalismo, che rafforzi tutte le comunità autonome. Una maggioranza progressista federalista potrebbe contare su 184 seggi, ma dovrebbe essere capace di realizzare le revisioni della legge elettorale e la riforma costituzionale, che in Spagna sarebbe comunque soggetta a referendum confermativo. Tuttavia questa scelta contiene un paradosso, che richiede ai partiti di fare una scommessa, che prescinda dal loro interesse tattico di conservare il loro gruppo dirigente, questo vale per il PSOE, ovvero di aumentare i consensi a spese dei possibili alleati, la tentazione di Podemos. La crisi economica, che non è solo finanziaria e produttiva, ma anche politica, sociale e morale richiede un nuovo modello di società che aumenti le libertà e diminuisca la diseguaglianza: questa è la sfida alla sinistra, che non può essere superata senza una nuova dinamica unitaria. Ai partiti socialisti deve essere richiesto di ritrovare le ragioni della loro diversità dal capitalismo e alle altre componenti della sinistra di superare il settarismo e l’egemonismo. L’anno prossimo cade il centenario della conferenza di Kienthal (24-30 aprile) sarebbe il caso di far rivivere quello spirito, se non vogliamo rinunciare alla speranza di una società più giusta e libera e senza l’incubo di devastanti cambiamenti ambientali, minaccia alla stessa sopravvivenza dell’umanità.

Felice Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.