Non si vince con un avviso di garanzia

«Mi sto convincendo sempre di più che l’elezione diretta del Sindaco in una città  con più di 100.000 abitanti, sia stato un errore, di più l’inizio di una concezione cesarista/bonapartista della democrazia. Lo slogan che i cittadini decidono da chi farsi governare è pura illusione. Si è concentrato il potere in una persona, senza contrappesi, perché grazie al premio di maggioranza collegato al vertice esecutivo, una vera bestialità in chi creda nella divisione dei poteri, controlla l’organo che dovrebbe controllarlo. Il consiglio comunale è svuotato di poteri e quindi ne abbassa la qualità. A differenza di una piccola città la conoscenza personale del candidato è esclusa, quindi la scelta deriva dalla capacità mediatica, dove contano soldi e potere. Inoltre la capacità e la competenza per essere un buon sindaco non entra in gioco. Inoltre abbiamo una legislazione che prevede incompatibilità da villaggio del buon tempo antico, come se essere “farmacista” a Milano, possa influenzare il  voto dei cittadini e non essere stato il manager della Expo Spa partecipata dal comune di Milano alla quale dovrà un giorno rendere conto. Dalla Expo si è dimesso, ma non dalla Cassa Depositi e Prestiti, ente creditore del comune di Milano. Ulteriore grave anomalia la candidatura viene definita da Primarie, procedura nella quale la legge non esiste e che può decidere se il candidato viene definito da un turno unico o da un ballottaggio.

Con l’elezione diretta ogni elezione è un azzeramento a meno che il sindaco non si ripresenti. Sono grato a Pisapia per la sua decisione, che personalmente non ho condiviso, perché ha mostrato le contraddizioni del sistema. Si è aperta la strada per un Sindaco di Milano, scelto a Roma. Senza l’elezione diretta dei sindaci non avremmo avuto leggi elettorali come il Porcellum e ora l’Italikum, che perfeziona una legge incostituzionale, grazie alla contestuale DEFORMA COSTITUZIONE, l’obiettivo di un uomo solo al comando: il sindaco d’Italia. Infatti il parlamento sarà in maggioranza nominato e non eletto. Con l’abolizione della democrazia diretta nelle Province e città metropolitane si è preparata la strada al nuovo Senato, che è nello stesso tempo un dopolavoro e un albergo spagnolo. Un sistema ben funzionante dovrebbe prevedere che alle elezioni municipali come a quelle regionali si affrontino  il sindaco o presidente uscente e il capo dell’opposizione consiliare, invece  si deve partire da capo e scegliere chi possa vincere e non il miglior amministratore. Con queste convinzioni ero deciso a non partecipare alle primarie del PD. Ho cambiato   e invito tutti a farlo. Voglio avere un sindaco sperimentato come amministratore comunale e non scelto a Roma. Voglio un sindaco capace di esaminare i conti dell’EXPO e porre rimedio ai buchi di bilancio, che creeranno, anche se dovesse essere attiva la gestione corrente.

Felice C. Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.