QUESTIONE DEI VITALIZI

di Felice Besostri

Questione dei vitalizi, paradigma di un modo di concepire la politica e la Nazione.

Ho deciso di occuparmi dei vitalizi, sapendo che sarei diventato impopolare presso amici, familiari ed anche compagni, sì anche compagni e compagne.

La ragione è semplice, anche se per molti troppi sarà misteriosa o astratta. Come cittadino di questa Repubblica mi interessa sapere se viviamo in uno Stato di Diritto cioè che persegue i suoi fini nelle forme e nei limiti del diritto, producendo e applicando norme giuridiche: un concetto ottocentesco, quindi non digitale. Non solo, siccome sono di formazione keisenianiana (chi era questo Carneade del pensiero giuridico per i nostri governanti?) credo che le norme di rango costituzionale siano superiori non solo alle leggi, ma anche a qualsivoglia norma giuridica, non importa da chi adottata, cioè anche da chi abbia un consenso popolare pari al 99%, come nel caso dei vitalizi degli ex parlamentari. Mi sono impegnato insieme ad altri centinaia di migliaia di cittadini per difendere questa Costituzione nel referendum del 4 dicembre 2016 e con un altro centinaio per portare davanti alla Corte Costituzionale leggi elettorali, dichiarate incostituzionali, con le quali però abbiamo eletto tre Parlamenti con maggioranze politiche diverse nel 2006, 2008 e 2013.

Questi Parlamenti sono rimasti inerti di fronte a sentenze della Corte Costituzionale del 2008 che lo avvertivano che la legge elettorale vigente era incostituzionale. Non solo, quando finalmente lo è stata dichiarata con la sentenza n. 1/2014, ci hanno messo un anno per approvare nel 2015 una legge elettorale, l’Italikum, annullata per incostituzionalità dalla Corte con la sentenza n. 35/2017 prima della sua applicazione. Un annullamento che ha spazzato via la legge, ma ci ha lasciato in eredità un pericoloso precedente, che le leggi elettorali possano essere approvate con il ricorso al voto di fiducia chiesto dal Governo e accordato da una Presidente della Camera in violazione dell’articolo 72 c. 4 della Costituzione. Un precedente che è stato essenziale per far approvare con 8 voti di fiducia (3 alla Camera e 5 al Senato) la terza legge elettorale incostituzionale il Rosatellum.

Questi attentati alla Costituzione non sono stati perpetrati da maggioranze populiste o di destra, ma da forze di centro-sinistra e da esponenti addirittura di sinistra. E’ la dimostrazione che la sinistra sostantivo può tramutarsi nella sinistra aggettivo. Un problema della sinistra italiana messo in evidenza da Fidel Castro, quando parlò della difficoltà italiana che la stessa parola avesse significati così diversi, cosa che non succede in spagnolo dove la “izquierda” non è mai “sinistra“, ma ugualmente in francese, inglese e tedesco non c’è confusione. I vitalizi avrebbero dovuto essere regolati con legge, come richiede con chiarezza l’art. 69 Cost. per le indennità, mentre con la legge n. 1261/1965 i partiti, tutti d’accordo, decisero di espropriare il Parlamento della questione delegando organi più proni ai loro poteri e più stabili come gli Uffici di Presidenza delle due Camere, fissando come unico paletto insuperabile per le indennità e i trattamenti di missione  quanto stabilito per i presidenti di sezione della Corte di Cassazione.

Non solo i Partiti, che non hanno mai voluto regolamentare i partiti con una legge organica, come richiede l’art. 49 Cost., hanno affidato a queste associazioni private fin dal 1957 il monopolio delle liste e dei candidati per il Parlamento, assicurandosi così la disciplina degli eletti, se volevano sperare in una ricandidatura. La nostra Costituzione aveva con l’art. 67 un altro modello di parlamentare quando ha stabilito, che “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.” Fate bene attenzione il popolo, cui appartiene la sovranità (art. 1 c. 2 Cost.)  elegge, come corpo elettorale, un Parlamento, i cui membri non rappresentano i partiti, che li hanno candidati, né gli elettori che li hanno votati, né i territori in cui sono stati eletti, ma la Nazione, cioè il popolo, senza vincolo di mandato, ma che devono esercitare la pubblica funzione con disciplina e onore (art. 54 Cost.). Con i regolamenti parlamentari il vero potere nel Parlamento non è dei parlamentari, ma dei capigruppo. Gruppi parlamentari e uffici di Presidenza sono i luoghi dove più forte è il potere dei Partiti.

Così hanno compensato i parlamentari con i vitalizi, che sono stati un modo di compensare personale politico che ha lavorato non in regola con i contributi previdenziali e quindi senza pensione, ma anche presidio della sua indipendenza nel caso che avesse deciso di non votare contro l’interesse della Nazione. Non c’è dubbio che il vitalizio è un privilegio, ma c’erano due modi di procedere per togliere il privilegio con la Costituzione o contro la Costituzione. Chi vuol cambiare paradossalmente dovrebbe attuare la Costituzione, non violare i suoi principi. Prima cosa da fare una legge sulle indennità parlamentari e gli istituti collegati come i vitalizi, i cui contributi sono prelevati sull’indennità e ne costituiscono una corresponsione differita. Tuttavia fare questo significava per prima cosa toccare le indennità dei parlamentari in carica, molto rischioso, meglio prendersela con vecchietti senza potere. Sarebbe difficile sostenere che le pensioni di € 4.500, non è ancora chiaro, almeno per me, se lorde o nette sono “d’oro” e non sono d’oro indennità che sono 2,5 volte tanto. Non si può dire che il sistema contributivo è l’unico giusto e che va applicato anche ai parlamentari quando applicando il contributivo a parlamentari con 5 legislature alcuni di loro da 9.000 € mese dovrebbero passare a € 16.000 al mese e stabilire che allora restano in vigore i vecchi vitalizi.

Una tale operazione non equipara gli ex parlamentari ai cittadini a meno che in realtà si intenda equiparare subito dopo i cittadini agli ex parlamentari e cioè ricalcolare con effetto retroattivo tutte le pensioni con il sistema contributivo, visto che ora sono appena il 4% del totale delle pensioni: una fissa del presidente dell’INPS. Inoltre in contrasto con l’art. 53 del Costituzione i vitalizi sono ridotti in egual misura con parametri oggettivi indipendentemente dal reddito complessivo dell’ex parlamentare, che se alto sarà premiato con la flat tax. Ma la ragione principale è che se si devono abolire i privilegi si deve cominciare dal fatto che come gli altri cittadini, ai sensi degli articoli 24 e 25 Cost. e dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, i parlamentari dovrebbero andare in tribunale per vivere sulla loro pelle l’inefficienza della giustizia e non davanti tribunali apposta per loro, ma soprattutto si dovrebbe poter mandare davanti alla Corte Costituzionale. Sembra che in questo paese le forze politiche di maggioranza, di qualunque colore, di cambiamento o di conservazione, ne abbiano paura. Bisogna invece eccitare gli animi per esempio prevedendo la riduzione dei parlamentari del 40% invece che abbattere le indennità e i rimborsi del 60%. Se i parlamentari ridotti di numero ed eletti con liste bloccate sono meno, saranno ancora più succubi della partitocrazia, di quelli cioè che si garantiscono la rielezione anche con meno parlamentari, mentre ridurre le loro indennità li colpirebbe nel portafoglio.

Quando i contadini erano sfruttati dai nobili proprietari terrieri ogni tanto si rivoltavano: assediavano i lori palazzi, qualche volta li bruciavano e raramente ne uccidevano qualcuno, di solito i loro domestici, poveretti come loro. Seguiva la repressione e in poco tempo tutto tornava come prima. Poi grazie alla rivoluzione democratica si fecero leggi di riforma agraria, abolite le corvée a favore di nobili e conventi. Il popolo conquistò il suffragio universale e si unì in partiti che volevano cambiare il mondo e qualche volta, troppo poche, ci riuscirono o almeno lo migliorarono con lo stato sociale. E’ più facile, perché la democrazia, diceva Saint Just, richiede dai molti le virtù che di norma son di pochi, eccitare gli animi facendo credere che punendo gli ex-parlamentari e i migranti staranno meglio, non veramente perché i disoccupati non troveranno lavoro, ma almeno psicologicamente.

 

 

 

 

 

 

 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.