INTERVENTO DI FELICE BESOSTRI AL CONVEGNO DI SOCIALISMO XXI

Cari Compagni,

Guardiamoci intorno trai presenti ci sono solo 3 donne e pochissimi giovani, con questo intendo sotto i 33, quindi sto largo. In una democrazia rappresentativa senza il consenso di questi settori del corpo elettorale non si vincono le elezioni e nemmeno sia una significativa presenza. Si dice che le donne sono l’altra metà del cielo, ma interra sono la maggioranza assoluta. Il compagno Biasco della sua introduzione ha indicato nel lavoro, nella pace e nella democrazia i valori fondanti di ogni politica socialista e di sinistra.

Ha indicato anche quali sono i problemi di una società nella quale l’intelligenza artificiale, l’informatica e i robot nel mondo del lavoro in generale, non più soltanto nelle catene di montaggio e nei lavori ripetitivi, occupano un sempre più grande spazio con ricadute sull’occupazione. Mi sembra di riascoltare antiche parole degli albori del socialismo: pane, pace e libertà. Questo dimostra l’attualità del socialismo nella democrazia, condizione essenziale per la libertà. Nelle lingue slave con la parola robota (работа) si intende lavoro, quello che i nostri robot si teme che ruberanno agli esseri umani. Non dobbiamo temere questo evento perché sarà una spinta decisiva a ridurre i tempi di lavoro per lasciarci più tempo libero per coltivare le nostre passioni, hobby, formazione personale e culturale.

Qui siamo tutti con un presente e un passato socialista, ma se noi parliamo solo tra di noi non vedo un futuro. Fra dieci anni saremo meno, fra vent’anni ancora meno. E‘ essenziale parlare con chi non ero stato socialista ma lo può diventare. Solo passato socialista nulla ci dice che non siano ancora: molti di voi hanno già nominato l’ex presidente della regione Campania, Stefano Caldoro, figlio di un grande compagno come è stato suo padre. Il figlio con il socialismo non ha più niente a che fare, e ne avrà sempre meno quando si dovesse insediare con la benedizione di Salvini.

Ho incontrato ex- compagni della F.G.S.I. attualmente iscritti a Fratelli d’Italia: devono pensare che in fin dei conti il fascismo ebbe la sua Repubblica Sociale! Convincere della bontà del socialismo non è un problema di mezzi comunicazione. Prima di parlare alla gente, chiamiamolo popolo è meglio, dobbiamo saperlo ascoltare. Ci saremo resi conto prima dei problemi della nostra società, che possono essere gonfiati ad arte, come l’emergenza dei migranti/clandestini, ma che hanno una base reale nel timore del futuro per sé e i propri figli. Dobbiamo conoscere, per dare risposte, le esigenze primarie dei nostri concittadini.

La lega e cresciuta in maniera esponenziale iniettando paure, ma anche facendo credere che la soluzione era apportato di mano. In una situazione di disperazione si aspettano risposte concrete, non fumisterie, ma viene meno ogni senso critico e le false soluzioni convincono di più, perché a portata di mano. Il compito che ci aspetta non e quindi facile ma se siamo animati dalla convenzione della giustezza dei nostri valori e della concretezza dei nostri programmi non dobbiamo aver paura di non convincere gli altri.

Siamo in un momento di grave crisi delle nostre istituzioni. Lo avertiamo con chiarezza, sentiamo intorno a noi una sfiducia crescente nel governo, nel Parlamento, nella classe politica in generale. Però si a impressione che i gruppi dirigenti dei nostri partiti non ne abbiano una coscienza piena ho non sanno come rispondere. Voglio fare un esempio concreto. Si è deciso di accompagnare la drastica riduzione del numero dei parlamentari con una nuova legge elettorale e altre misure di revisione costituzionale. Voglio essere chiaro: una riduzione dei parlamentari era opportuna perché in Italia c’era il rapporto più basso tra abitanti e parlamentari elettivi. Rispetto al Regno Unito, alla Germania, alla Francia, e alla Spagna avevamo una rappresentanza più numerosa, ora con la riduzione avviamo il più alto rapporto tra abitanti e parlamentari rispetto a paesi della nostra dimensione demografica. Vi è un rischio concreto disequilibrare il pluralismo politico e la rappresentanza dei territori, specialmente al Senato, in ogni caso di ridurre i contatti tra eletti ed elettori. Il solo modo per evitare questi pericoli e di adottare una legge proporzionale: non pare questa l’intenzione della maggioranza, nella quale regna una grande confusione. Questa maggioranza fatica a trovare un’intesa sui temi più scottanti, – fatto normale e scontato- ma come in sovrapprezzo da impressione di essere in decisa di non sapere quali pesci pigliare. Ultima vicenda le prossime elezioni regionali di Emilia Romania e Calabria.

Alla consultazione degli iscritti il 70% ha deciso di presentarsi alle elezioni autonomamente senza nessun accordo con il PD: una percentuale impressionante. La realtà e un’altra erano quasi 20.000, cifra arrotondata per eccesso. Resta il fatto che 20.000 sono lo 0,19% dei 10.500.000 elettori delle politiche 20018 e lo 0,44% dei 4.500.000 delle europee 2019, per rappresentare almeno l’1% degli elettori, questi ultimi dovrebbero scendere a 2.000.000 (esito sperato o temuto?) ovvero la maggioranza dei votanti sulla Piattaforma Rousseau salire a 45.000., 1% del risultato elettorale più basso. Se come impone la legge, fosse impossibile tracciare i profili dei votanti per classi di età, reddito, grado di istruzione, nemmeno potremmo sapere quanto la maggioranza sia rappresentativa dell’elettore medio pentastellato. Non è questo il modo di decidere, ignorando che il difetto sta nel manico, cioè nelle leggi elettorali regionali che non prevede di norma il ballottaggio, il grimaldello dei 5 stelle nei grandi comuni di Roma e Torino. Dovevano pensarci per tempo dopo le prime sconfitte regionali nei contratti di governo o negli accordi di programma, quando erano in posizione di forza. La forza non basta se non si ha cultura istituzionale. L’errore è stato di aver mantenuto leggi maggioritarie bipolari in un sistema politico diventato tripolare già con le elezioni 2013: il risultato annunciato un nero unipolare monocolore salviniano.

Il M5S non ha capacità di coalizzare, il PD sì ma non ha forza, vince con le leggi attuali il CDX, perché egemonizzato a destra dalla Lega. Unica risposta è una legge proporzionale, ma il danno può essere ridotto con meccanismi di ballottaggio per le cariche monocratiche e possibilità di alleanze diverse tra il primo e secondo turno. C’è un problema di legge ma anche un problema politico il M5S non è capace di coalizzarsi, il PD sì, ma non può condurre dal centro uno schieramento alternativo di sinistra, molti dubitano che il PD sia un partito che appartenga all’area di sinistra, come comunemente intesa in Europa: non basta essere membro del PSE. Se guardiamo al suo gruppo dirigente la provenienza democristiana è prevalente, eccezion fatta per Zingaretti. Non può pretendere che si voti per una coalizione da esso guidata perché costretti.

Il nostro art. 48 Cost. prevede voto libero, eguale e personale, che non significa che vota un altro al posto mio, ma che si possa scegliere il proprio rappresentante. Un diretto che proprio la Lega ci ha tolto con il famigerato Porcellum e le liste bloccate. Ora grida che non si vuole dare voce al popolo con elezioni anticipate. In democrazia non bisogna dare voce al popolo ce l’ha per conto suo. Al popolo bisogna restituire il diritto di voto che gli è stato rubato nel 2005 e mai più restituito. Anche il Rosatellum ha le liste bloccate e corte, e il premio di maggioranza è nascosto. Perché la maggioranza non ha risposto che non si può votare finché non c’è una legge elettorale costituzionale. Forse perché una parte di essa è quella che le ha approvate. Insistiamo per ridare il diritto di voto al popolo, credo che troveremo consenso.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.