Il maggioritario mostra l’usura della V Repubblica

A quattro giorni dalle presidenziali solo il 69% degli elettori si dichiara sicuro della propria scelta, gli indecisi sono il 31%: il primo partito di Francia. Che sarà assente dal ballottaggio mentre i 4 candidati in testa ai sondaggi stanno in un fazzoletto di 3 punti.

Appena tre punti perché siamo tra il 19 di Fillon e il 20 di Mélenchon e il 22% di Macron e Le Pen, tenendo conto che il margine di errore in questo tipo di sondaggi è del 2,7%. Un ballottaggio Le Pen- Mélenchon sarebbe un inedito teoricamente da non escludere e che, qual che sia l’esito, sarebbe la fine del sistema politico francese e della V Repubblica, fondato su un’alternativa tra candidati gollisti e socialisti.

Questo fatto mostra che le istituzioni della V Repubblica con l’elezione del presidente e il sistema elettorale maggioritario mostrano un’usura, impensabile fino a poco tempo fa. Di questo scenario il Psf e Hollande portano la maggiore responsabilità. Ha deluso come persona da cronaca rosa, ma quella non avrebbe inciso più di tanto, se non fosse stata accompagnata da scelte politiche, economiche, sociali e militari del tutto contraddittorie con il suo programma.

I sistemi maggioritari possono dare un’illusione di forza quando danno una maggioranza assoluta nel Parlamento, non corrispondente ad un reale insediamento politico-sociale. Può apparire paradossale ma un maggioritario alla francese è più distorsivo di un maggioritario all’inglese. In quest’ultimo il partito vincitore lo è per esclusivo merito dei suoi candidati ed elettori, perché conquistano la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari uno per uno, anche se con una maggioranza relativa. Con il ballottaggio al secondo turno prevalgono considerazioni tattiche al limite del meno peggio ovvero del voto punizione: quindi la maggioranza assoluta non può essere rivendicata come propria.

Se si aggiunge che il sistema semi-presidenziale non ha un presidente dimezzato, ma un presidente con più potere di un regime presidenziale puro, dove la divisione dei poteri tra esecutivo e legislativo è netta e dove la disciplina di partito è un concetto estraneo come negli Usa. Con la riduzione della durata del mandato presidenziale da 7 a 5 anni e con le legislative a rimorchio delle presidenziali il Presidente è diventato il padre padrone della sua maggioranza. Delirio di onnipotenza e perdita di contatto con la realtà sono rischi insiti in quel sistema e elettorale.

Nell’Assemblea Nazionale i deputati del Groupe Socialiste, écologiste et républicain sono ( fra un mese saranno stati) 289 su 577, cioè la maggioranza assoluta, ma Hollande al primo turno aveva raccolto solo il 28,63%. Nel corso del quinquennio il Psf ha perso consensi, con il primo segnale forte alle elezioni municipali del 2014 (155 città perse,). I segnali sono proseguiti con le europee 2014 (Fn primo partito e Psf terzo) e le regionali 2016 (Fn primo partito e Unione della Sinistra al terzo posto). Tuttavia di questa perdita socialista non profittavano le formazioni a sinistra del Psf, né lo stesso Mélenchon, che non riusciva a superare la percentuale dei consensi al primo turno del 2012, cioè un 11,7%. Soltanto un dirigente socialista, Gérard Filoche, intuì la scelta politica, che andava fatta: una candidatura unica della sinistra. Hamon avrebbe dovuto dichiarare che se eletto avrebbe dato l’incarico a Mèlenchon di formare il governo. Ma una tale proposta per essere credibile avrebbe avuto bisogno di un Psf compatto nel sostegno ad Hamon. Già ai primi di marzo, con il progressivo abbandono di socialisti, Hamon discende nei sondaggi e Mélenchon sale, fino al sorpasso il 23 marzo.

Un presidente vuole essere il padrone del gioco e la autostima di Mélenchon, già elevata al limite del narcisismo, si accresce quando i sondaggi lo danno vincente ad un ballottaggio sia contro Marine Le Pen, che contro Fillon, Ma quale è il progetto? Vediamo gli effetti dei sistemi ad elezione diretta dei capi dell’esecutivo, conta solo il candidato e che vinca le elezioni: l’intendence suivra. Al primo turno del 2012 la sinistra si presentava con un 40,32%> 27,5% della sommatoria Mélenchon-Hamon. Se Mélenchon sale grazie ad elettori socialisti non è in grado di competere per il ballottaggio. Deve conquistare gli indecisi e i voti nuovi.

La crescente astensione elettorale dovrebbe indicare alla sinistra la direzione di conquista di consensi sulla base di un progetto alternativo credibile piuttosto che essere impegnati in una gara al sorpasso. che come la Spagna dimostra ha come vincitore la destra. Ecco il progetto che manca in Francia e nel resto d’Europa, Italia compresa. Nessuna formazione di sinistra, dopo l’eclisse delle socialdemocrazie scandinave, è in grado di conquistare da sola la maggioranza in elezioni aperte e democratiche. Bisognerebbe convincersi che la strada è quella di un’alleanza ampia e plurale, Frente Amplio, se fossimo in America india-afro-latina piuttosto che conquistare l’egemonia della sconfitta.

Felice Besostri

Pubblicato su Il Manifesto

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.