Intervento di Umberto Ranieri all’Assemblea del 27 Giugno

«Cari compagni e care compagne, ho il piacere di essere qui, e di dare un mio contributo, fatto di passione e di attaccamento agli ideali del socialismo. Da giovanissimo ho vissuto tutte le fasi della militanza e dell’impegno politico, sin da quando portavo i calzoncini corti con i calzettoni, intensamente. Nonostante ricoprissi incarichi istituzionali di prestigio, decisi di fare un passo indietro, perché non ero d’accordo con l’andamento generale. Non sò cosa mi abbia spinto ad essere qui, sicuramente il veder soffrire tanti compagni sul blog animati dalla stessa passione, le discussioni appassionanti, il capire che bisogna dare forza alle idee socialiste, sentire che ripossiamo dare un grosso contributo come ai vecchi tempi alla costruzione della sinistra. Vorrei che quello “straccio rosso”, che anima i nostri cuori, tornasse a sventolare; tornasse a rappresentare questa meravigliosa famiglia dei socialisti. Al mio ritorno renderò omaggio allo “straccio rosso”, strappato, dei primi del novecento, della mia vecchia sezione gli leverò la polvere e cercherò di affidarla ai giovani per farla risventolare.

Mi è molto piaciuta l’immagine di Fifi Gullotta con lo “straccio rosso” sventolato orgogliosamente, a cui và un mio sentito plauso e spero di tutti voi. Così come al compagno Bartolomei per aver rievocato il contenuto poetico di una immagine davvero suggestiva ed emozionante, che lo stesso fa nel proporre questa antica bandiera del socialismo italiano. Non è solo una bandiera, è la nostra storia.

Cari compagni, abbiamo un compito importante, dobbiamo  aprire la casa del Presidente Pertini ha solo il tetto fatto di  “socialismo italiano”, che ci protegge; è senza pareti aperta a tutti,  nell’intorno tante idee e battaglie politiche   a cui ognuno si ispirerà nel nuovo percorso:
Libertà e Giustizia
Democrazia e Internazionalismo
Uguaglianza e Fratellanza
Laicità e Solidarietà
Lavoro e Sicurezza
Ambiente e Territorio
Scuola, Università, Ricerca,
Socialismo e Liberalismo
Nuovo Stato e Repubblica Presidenziale

Essere e stare a sinistra del PD è cosa assai semplice per i socialisti, si commetterebbe un errore, considerare il PD un partito di sinistra e pensare che stando a sinistra del PD si diventi radicali o estremisti di sinistra.
Non basta avere dentro il partito, gli ex comunisti, perché il PD si possa considerare di sinistra. Un partito si definisce e si identifica con la sinistra, se attua politiche di sinistra. Non mi pare che il PD, maggiore azionista di questo governo, abbia attuato politiche di sinistra; anzi, tutt’altro, si è interessato e ha favorito con misure legislative favorevoli, banche, industriali, poteri forti, amici vicini e lontani.
E’ talmente evidente l’assenza di politiche verso i più deboli e verso gli ultimi, che non possono sorgere dubbi. La direzione dei tagli della spesa pubblica la dice tutta: ha provocato una ricaduta di aumenti di tassazione sulle fasce più deboli e più larghe. Con una mano si è dato, con l’altra si è preso il doppio. La spending review non ha toccato gli sprechi, non ha inciso sui privilegi; se si osserva in profondità, è andata ad incidere sui servizi essenziali dei comuni, con relativo aumento delle tassazioni locali, che cambiano nome, sigle, ma rimangono le stesse.  C’è molta confusione.

Paradossale è definirsi di sinistra ed attuare scelte e politiche di destra. E’ molto singolare la filosofia del Premier, ovvero quella di miscelare le differenze fra destra e sinistra, al solo fine di fare il bello e cattivo tempo, quasi a parole spiegare, che và benissimo tutto e per tutti.
Ho provato a confrontare la piattaforma politica della Leopolda e la politica governativa del Premier Renzi, ho riscontrato profonde ed opposte visioni, diversissime attuazioni; come aver detto A ed aver attuato B, aver sostenuto la modernizzazione e la liberalizzazione economica del paese nelle primarie, salvo poi attuare politiche conservatrici con interessi lobbistici nell’azione di governo.  Di innovativo non hanno nulla, se si approfondisse si vedrebbe davvero molta confusione.

Renzi ha avuto una opportunità politica, quella di aderire al Partito Socialista Europeo, sottoscrivendo un patto federativo con il PSI, da cui poteva attingere la linfa del riformismo, laico, socialista, liberale e progressista; il patto federativo sicuramente aveva una sua ragione: il PD aveva i voti, il PSI gli avrebbe potuto dare l’aureola socialista alle politiche. Così non è stato!
Renzi ha giocato la carta europea del PES per avere visibilità e potere, lungo il percorso ha rivalutato una storia politica diversa, prendendo come riferimenti culturali Fanfani e Berlinguer, ha spostato l’asse politico verso dx, si è spinto fino a voler conquistare i moderati di Berlusconi, ed adesso pretenderebbe forse ed anche di   dare un nuovo assetto al PES.
L’ipotesi di un grande contenitore politico che comprendesse parte della sx ed arrivasse fino a Berlusconi, il così detto Partito della Nazione, penso sia fallito, per le contraddizioni intrinseche e per la impossibilità di arrivare a delle sintesi politiche che abbiano una chiara ed identificabile connotazione politica. Per poterlo attuare si sono confezionati l’Italikum, ma ci penserà il compagno Felice Besostri a farne sentenziare la stessa fine del Porcellum. Lo accompagneremo in questa battaglia di libertà e di democrazia; lo ringraziamo per il suo impegno a nome di tutti i socialisti e di tutti i democratici.

Aderire al PD? molti socialisti lo hanno fatto, altri lo potranno fare, e nessuno obbliga nessuno a farlo, certamente non si può stare nel PSI come se si stesse nel PD; fare quello che dice il PD, con l’unico obiettivo di non disperdere quel minimo di elettorato rimasto; lo si poteva e lo si potrebbe anche fare se le politiche fossero caratterizzate da connotazioni socialiste chiare, ma se neanche queste ci sono, ci sarebbe da chiedersi a che cosa serva… Probabilmente a qualche poltrona !!  Ciò non toglie che molti compagni vogliano continuare a mantenere una identità socialista ben definita.
Qualcuno, metteva in evidenza la necessità di un’idea, di una leadership, di coraggio. Io direi che “l’idea socialista” basta ed avanza per mettersi in corsa alla guida della sinistra. Che manchi la “leadership” è fuor di dubbio, ma penso che si possano trovare “giovani nuovi” (di nome e di fatto), senza scheletri negli armadi, che abbiano una formazione politica adeguata per rappresentare le istanze del popolo socialista e non solo. Io “penso e spero” che sia così. Vedo una scomposizione delle forze di destra e di sinistra, con una successiva riaggregazione. Nella parte sinistra i socialisti potrebbero svolgere un grande ruolo, perché, che chè, se ne dica, manca l’area riformista, laica, socialista, liberale e progressista; siamo forse l’unica forza che potrebbe interpretare al meglio le istanze che vengono dalla “maggioranza invisibile”.

Siamo in grado di lanciare, fortemente, un messaggio socialista?  In tutti i sensi, senza scendere a compromessi?
Ce la sentiamo di raccogliere tutta la famiglia socialista, i simpatizzanti, su nuove battaglie?
Io direi di provarci!
Si chieda a tutti i socialisti, vecchi e nuovi, di partecipare attivamente alla costruzione di una “Nuova forza socialista”.
Lo hanno fatto in pochi, quando hanno fondato il Partito Socialista, non avevano mezzi, eppure, sono riusciti a far nascere un grande movimento. Noi, che ci sentiamo continuatori, cosa faremo?
Lo faremo morire?
Lo faremo crescere?
Invitiamo tutti, a fare il meglio ed il possibile, perché il “movimento socialista” possa dare un grande avvenire ai nostri figli ed all’Italia.
Le Aristocrazie Politiche credono di avere il diritto di scegliersi i propri successori; in linea di principio la democrazia ha altre prassi. La selezione della classe dirigente dovrebbe avvenire direttamente dal popolo, per capacità, competenze, radicamento sul territorio, idee e progetto politico. Nessuna meraviglia se in alcune realtà, politici anche giovani, hanno fallito. Le ragioni vanno ricercate proprio nella logica del “cerchio magico”, quelle “regole scritte o non scritte”, proprie della classe “regnante” e dell’investitura dei “vassalli”, dietro giuramento di fedeltà al “regnante di turno”. Nonostante il “vassallaggio” e la “designazione dinastica” siano state basi di selezione nel Medioevo, ne troviamo ampia e diffusa applicazione nei giorni nostri, in partiti che si dicono democratici.

Una riflessione profonda è giusto la faccia il mondo politico, i partiti, il popolo.
E’ forse in crisi il sistema democratico e la democrazia?
Dico di sì. Apparentemente, manteniamo visibile una parvenza democratica, quando invece i veri poteri sono altrove.
Una riflessione và fatta, è necessaria. Abbiamo perso l’abitudine al voto? O forse c’è lo impediscono?
La bocciatura elettorale e la crisi politica di alcuni partiti alle ultime regionali è diventata salutare; come dire, non tutti i mali vengono per nuocere, se ne seguisse la vera rottamazione delle “Aristocrazie Politiche”, finora egemoniche, ne saremmo tutti contenti.
La crisi politica, economica ed amministrativa, ha raggiunto il suo punto più alto, ha messo in evidenza che tutti i mali dell’Italia sono dovuti ad una classe politica improvvisata ed improvvida, autoreferenziale, corrotta e corruttibile, lontana dalle aspettative dell’intera comunità italiana.
Le formazioni politiche sono quasi personali, non ci sono veri progetti politici di svolta, di innovazione politica e strategica, e se associati a problemi di sottocultura politica, al popolo scarsamente motivato, annoiato, apatico e disinteressato, che non esercita neanche più il potere di voto perché sfiduciato, rimane ben poco, se non avviarsi verso un irrimediabile declino.

La gran parte dei politici, nessuna parte esclusa, non è all’altezza della grave situazione economica e non ha capacità di soluzioni adeguate, hanno dissipato culture politiche e partiti politici, di grande tradizione, trascinando anche quel poco di buono, nelle nefandezze affaristiche, non sapendo darsi inversioni radicali.
La scarsa qualità dei loro parlamentari, l’incapacità di inventarsi soluzioni e risposte adeguate, con il perdurare della loro crisi politica, hanno determinato e determinano scelte politiche sbagliate, dissipazione di risorse, ruberie, governo degli amici per gli amici, di cui ne pagheremo le conseguenze nei prossimi anni.

Nonostante il forte calo di consensi e di fiducia della gran parte degli elettori verso alcune forze politiche, le stesse mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi, perdono nelle loro roccaforti, e laddove vincono è frutto di accordi al limite della praticabilità politica; ai livelli più alti il “travaso“  è all’ordine del giorno, c’è chi esce e chi entra, senza più limiti o appartenenze politiche, un “ vassallaggio “ continuo, e tutto và bene?

Dove ci stanno portando? Il conto politico ed economico, agli Italiani, chi lo pagherà?
Ci sono le condizioni e la determinazione per porre fine al poco edificante spettacolo politico degli ultimi anni?
Gli equilibri elettorali senza forze politiche prevalenti, senza veri progetti politici alternativi, paradossalmente, ci indicano che diventano difficili le svolte.

E ci fanno pensare che sia difficile una vera svolta dal basso.
Come creare le condizioni?
Necessiterebbe eliminare le variegate frammentazioni, i particolarismi politici, uscire dall’ingessatura e dall’immobilismo di appartenenza, farsi venire la voglia di stare insieme, magari dalla stessa parte, mettersi in gioco per una nuova formazione politica, un nuovo movimento, che possa trovare e sprigionare nuova forza propulsiva, non solo del cambiamento, ma anche di governo.

Riterrei importante che questa assemblea socialista ponesse l’attenzione sulla “Donna“, sulle donne socialiste nella ns organizzazione ed al loro impegno politico, spingendole ad una numerosa partecipazione e ponendole centrali alle nostre strategie. Aiutiamole, diamole tutto lo spazio necessario, perché diventino protagoniste per battaglie di libertà e di uguaglianza. Battiamoci, come socialisti, contro la discriminazione, per l’uguaglianza nel diritto e nelle situazioni sociali, per la parità di retribuzione a parità di lavoro, per i congedi parentali, per il lavoro a tempo determinato, per il telelavoro garantiamo il 50% di donne negli organismi dirigenti, stimoliamo il mondo femminile socialista a divenire protagonista, nel progetto di cambiamento della società che abbiamo in mente.

La sinistra ha un problema di identità, dovrebbe parlare di “socialismo” democratico, liberale, laico, progressista. Ma la parola “socialista”, molti fanno fatica a pronunciarla. Si dovrebbe anche ipotizzare una nuova convergenza fra imprenditori e lavoratori contro il capitalismo finanziario. Insieme al compagno Renato Gatti, ne abbiamo parlato ed abbiamo convenuto sulle nuove visioni di alleanza lavoratori-imprenditori “schumpeteriani” (così come ama definirli), a cui lasciamo la capacità di guidarci.
Proprio oggi riflettevo sulla validità della cultura socialista riformista degli anni passati, che a mio avviso non è superata; anzi, oggi andrebbe non solo rispolverata, ma valorizzata ed attuata.

Visto che immaginiamo un cambiamento, non vi sembra la via giusta?
Lasciare tutto al mercato, alla sua propria autoregolamentazione ha generato molte sperequazioni e speculazioni.
Per certi versi il profitto ha lasciato la produzione vera, quella che vive di mercato, e si è spostato sulla speculazione finanziaria.
Proprio il lasciar libero il mercato, ad autoregolamentarsi ha creato prima la crisi USA e poi quella Europea. Quindi un errore gravissimo!
Non appena la politica ha deciso di intervenire, con misure che erano all’ordine del giorno delle visioni socialiste degli anni 80, proprio nella regolamentazione dell’economia, all’epoca è iniziata la ripresa. Se oggi si facesse allo stesso modo otterremmo gli stessi risultati positivi.

Certo oggi sarebbe impensabile abbattere o pensare di cancellare il sistema capitalistico, però è importante regolarlo.
Non bisogna strozzarlo, perché comunque crea ricchezza, ma che vada regolato per un’equa redistribuzione è quanto mai necessario.
Come dire, la pecora va’ alimentata, perché altrimenti non produrrebbe la lana; se non la alimentassimo rischieremmo di farla morire, quindi la dobbiamo mantenere in vita e tosarla di quel che basta, per non far morire di freddo gli ultimi.

Và ripensato ed intensificato il rapporto nel mondo produttivo fra imprenditoria e mondo del lavoro, insieme devono marciare contro il sistema finanziario e le sue speculazioni finanziarie.
Un solo esempio. Quando era più conveniente investire sui titoli del debito pubblico furono dirottati fiumi di investimenti dalle industrie, dalle strutture produttive, dal mondo del lavoro, al mondo finanziario e questo conseguenzialmente ha generato la crisi internazionale.
E’ stato e sarà questo il problema, se le forze politiche attraverso lo Stato non decidono di intervenire a riequilibrare il sistema, che si regge e si autoalimenta, stando in equilibrio: è proprio la politica dell’equilibrio economico che dovremo porre nei compiti socialisti.
Il cattoriformismo Renziano ha una visione diversa del riformismo, dal socialismo riformista. Le visioni dai cattolici popolari sono diverse ed i Renziani sono liberissimi di esserlo. Ma, se il PD si definisce socialista, non  può cadere in contraddizione, né non capire i caratteri differenzianti.

O si è socialisti o non lo si è!
Un nostro caro compagno ebbe a prevedere:  “i comunisti italiani, se la loro evoluzione continuerà, ad un certo momento li troveremo sulla nostra strada, un appuntamento che prima o poi ci sarà”, Io direi che quel momento è arrivato.
Per alcune forze politiche la “damnatio memoria” pesa, esiste e continua; ancora oggi, sistematicamente, è evidente la strategia di cancellazione della tradizione socialista.
La “fuga dalla memoria” è altrettanto riposta per altri socialisti, soprattutto per quelli riparati sotto altri ombrelli politici o per altri collaborativi passivi di negative strategie politiche.
Sarebbe importante il “ritorno della memoria”, non tanto per il Partito Socialista in sé, ma per le “idee della memoria”, per arginare il disegno di cancellazione della storia socialista e l’espulsione dalla storia italiana del socialismo italiano, di cui, invece, dovremmo andare orgogliosi.

I continuatori socialisti, non sono riusciti a scrollarsi di dosso le monetine, e la classe dirigente rimasta non ha le qualità di direzione e di proiezione politica.
Gli attuali Dirigenti, rappresentano qualcuno? I lavoratori? Gli insegnanti? Gli studenti? I disoccupati? I pensionati? I professionisti? Cosa rappresentano? Cosa difendono? Quale politica?
Politicamente trascurabili, non una polemica, non una presa di posizione, non una passeggiata per strada nei cortei, non una partecipazione ad assemblee o dibattiti che contino.

Non una questione politica, per dire, quel momento è arrivato: incontriamoci nel “Socialismo Italiano”.
A cosa serve un partito? Se è lontano dalla elaborazione politica e dal pragmatismo?
Altro nodo da sciogliere, non più rinviabile, la “diaspora” che ci ha fatto perdere 20 anni rispetto al resto di Europa che ha sempre tra i protagonisti i socialisti.
E’ ancora tempo di “diaspora “?
Non c’è bisogno di scontrarsi e dividersi, la si smetta, una volta, e per sempre!

Si parli dell’unico socialismo possibile: quello riformista e nella sinistra.
L’identità socialista non la debbono ricercare i socialisti, né si può pensare e pretendere che chi arrivi in ritardo nella famiglia socialista debba sempre e comunque essere “etichettato” per suo peccato originario. Si commetterebbe un grosso errore.
Si può arrivare da diverse strade o percorsi, purché si arrivi. Io dico sempre che è facile essere socialista, ed è difficile non esserlo.
Quindi, indichiamo una strada, facilitiamo ed alimentiamo un percorso, a che gli altri lo possano diventare.
Un passaggio il PD lo ha fatto, aderendo al PES, è mancato e manca il dibattito politico di maturazione. Nel 2015, si deve necessariamente pensare ad un “socialismo” moderno e possibile; la straordinarietà dei socialisti sta proprio nel saper cogliere le trasformazioni della società, dell’economia, dello stato sociale, prestare attenzione alle nuove problematiche e saper trovare le giuste strade politiche per una solidarietà ed un impegno politico al fine di risollevare le classi più sfortunate.

Il messaggio lanciato non può essere circoscritto e recintato nell’alveo del solo PSI, il ” socialismo” che dovremmo intendere non può avere steccati, anzi, laddove ce ne fosse qualcuno, bisognerà abbatterlo.
Lavoriamo perché tutte le energie, messe insieme, possano tracciare un nuovo percorso condiviso, inclusivo, laico, libertario ed anche in Italia possa fiorire e crescere una sinistra socialdemocratica, liberale, riformista,
Personalmente non sono interessato alle sigle, ma ad una politica socialista sì, e spero lo siate anche voi nel non commettere l’errore di fare politica contro qualcuno.
Il territorio politico della sinistra è ampio, ma và caratterizzato con un ” socialismo moderno” italiano!

Che fare? Ci aspetta un ’arduo compito, spetta ai socialisti. Siamo noi che dovremo indicare la “nuova prospettiva”, ai socialisti dispersi, a tutta la sinistra, ed a tutta l’area vicina; noi dovremo indicare una nuova via, diversa da quella predicata dalle attuali formazioni politiche e dai movimenti nascituri del panorama politico; noi dovremo favorire una nuova formazione politica, a cui dare la sostanza e l’anima del pensiero socialista, democratico, liberale, laico, solidale ed inclusivo, per un movimento nuovo “Progressista” di sinistra.
Nulla a che vedere con un vecchio tentativo, mal riuscito, di mettere insieme minestre diverse, né immaginarlo come la sommatoria di inefficaci sigle politiche.
Invitiamo tutti a rompere gli steccati e convergere sul socialismo italiano.
Invitiamoli ad una revisione storica ed a liberarsi della loro “damnatio”.
Invitiamoli a prendere coscienza del riformismo socialista italiano come concretezza del nuovo avvenire, come evoluzione della società, come acceleratore di progresso.

Non abbiamo bisogno di imitare nessuno, né tanto meno guardare altrove per trovare cosa?
Le forze politiche attuali della sinistra seppur forti elettoralmente, hanno forti carenze progettuali e politiche utili ad una nuova visione “riformista”, utile al popolo Italiano ed alla modernizzazione dell’Italia.

Non so dove tutto questo ci potrà portare, ma abbiamo il compito e la responsabilità di provarci.
Intanto a noi popolo socialista di “Risorgimento Socialista”, in questa assemblea, consiglierei di appropriarci del termine “Progressista” , farlo nostro, riempirlo di sostanza politica socialista; seppur “ piccoli numericamente”, potremo divenire “grandi” “politicamente”.

Se lo si farà, un giorno ci diranno, sicuramente, di aver visto lontano!

Il termine “Progressista“ lo ritengo fortemente comunicativo, nuovo nella terminologia politica italiana, affascinante e coinvolgente, per chi vorrà essere innovativo, movimentista, aggregante.
La base politica progettuale per un movimento “Progressista” è semplice, perché è l’essere socialista democratico, perché è l’essere di sinistra, non bisogna sforzarsi più di tanto; saranno gli altri a guardarci con interesse e venire sulle ns posizioni e sulle ns intuizioni politiche e programmatiche. Definirsi “Progressisti“ significa essere fautori di progresso non di regresso, identificare e sviluppare il “Progressismo”, si badi bene senza dubbi,  “ è di  “Sinistra”, contro i conservatori.
Via dai vecchi schematismi, parliamo di nuove visioni e come far stare insieme, come bilanciare socialità, lavoro, produzione, Stato, nella   modernizzazione, oggi.  Non servono piccoli spazi politici per dare piccole agibilità politiche, parliamo di ”Progressisti” contra  “ Conservatori” . Se gli obiettivi saranno questi, allora vale la pena spendersi!

Il socialismo è una cultura politica e non solo, se solo si facesse tesoro della tradizione democratica secolare dei socialisti, senza ombra di dubbio, si potrebbe essere moderni su ogni tematica o problema all’ordine del giorno.
Si capisca da subito, che non servono parole, ma servono “soluzioni”; Solo l’analisi e l’elaborazione politica socialista sanno trovare, individuare, ed indicare soluzioni.

Si capisca, altresì, che il ns sguardo non deve concentrarsi solo su chi ci gira intorno, deve guardare a tutta la sinistra (anche se qualche settore ci piace poco), ma soprattutto, guardare chi ci sta di fronte : “la maggioranza invisibile”, inclusiva di tutti coloro che vivono le difficoltà maggiori del momento, il non voto, disoccupati, imprenditori sofferenti, artigiani , il mondo della scuola, gli studenti, precari, pensionati, nessuno escluso, a cui dare rappresentanza, chiedere fiducia, portare avanti i loro problemi, le loro istanze, con impegno e fino in fondo.

Sollevare l’Italia!
Qualcuno dei ns intellettuali si occupi di scrivere un pamphlet divulgativo e programmatico, all’indomani della assemblea, si inizi una nuova comunicazione visibile e capibile fuori dal blog, insomma, bisognerà essere riconoscibili, non subire gli avvenimenti, nè avere ruoli di secondo piano, ma avere la capacità di condurli, di indirizzarli verso un prospero futuro degli Italiani.

Il consenso lo si raggiunge con una forte critica, con una forte denuncia, con una forte comunicazione, a cui far seguire una forte mobilitazione, offrendo soluzioni e visioni politiche possibili e sostenibili.
Si chieda, ad alta voce, ai “socialisti dormienti” di riscoprire la passione e la partecipazione politica, di uscire dal letargo politico, di contribuire fortemente ad una nuova stagione politica della sinistra.

Il ns sforzo dovrà concentrarsi nel mettere in ordine di priorità libertà e legalità; far capire che non ci potrà essere libertà senza legalità, e che senza questo binomio saremo sempre in emergenza.
Mi piacerebbe ci occupassimo fortemente di questo, che vuol dire occuparci di futuro e del futuro dei ns figli.

Legalità e trasparenza dovranno essere il fiore all’occhiello delle ns visioni, che, interconnettendosi, ci daranno le soluzioni per arginare la corruzione, conflitto di interessi, lotta alle mafie, evasione, spreco: quanto spreco? Quale spreco? Perché tanto spreco di risorse? Perché con lo spreco non rendere la vita più felice a tante persone?

Se realmente vorremo essere una forza di “cambiamento”, partiamo ed indichiamo le cose che vanno peggio!
Lì, troveremo le zone d’ombra, le illegalità, le sproporzioni.

Come capite, è del tutto evidente, la questione è politica, la conoscono tutti, la sanno tutti, e noi non possiamo far finta di scoprirla tardivamente! Bisogna affrontarla e decisamente. E’ la chiave di volta che tiene il sistema. Una ultima cosa da ribadire, lo aveva fatto Gerardo Labellarte, è il tema ONESTA’, se adeguarsi vuol dire rubare, io non mi adeguo !
Spero di avervi partecipato le mie preoccupazioni ed i miei desideri, di immaginare una sinistra democratica “progressista” e socialista; è un progetto che richiede la partecipazione attiva, una partecipazione numerosa. Impegniamoci in questa direzione.

Ai Giovani Socialisti, dico e ripeto le stesse parole: “non stancatevi di impegnarvi per il socialismo, amate la libertà, perché la vita senza libertà non merita di essere vissuta!”

Viva i socialisti !!!

Umberto Ranieri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.