Un campo aperto per la Sinistra

«COMUNICATO

Il 21 Giugno 2014, nella sede romana della Fondazione Nenni, si è svolto un incontro informale tra persone che, a titolo individuale o nella qualità di esponenti di Associazioni, Circoli, movimenti, esprimono realtà ed esperienze facenti parte della Sinistra Italiana, diverse, ma accomunate dalla preoccupazione per il progressivo degrado delle condizioni economiche e sociali del Paese e per lo stato della nostra democrazia, e dall’esigenza di operare perché dal vuoto di oggi possa emergere una Sinistra moderna e capace di un riformismo volto alla trasformazione della società più che alla sua ordinaria manutenzione. Questo incontro fa seguito a quello tenutosi a Bologna il 17 Maggio.

La quasi totalità dei partecipanti all’incontro ha fatto propri i concetti espressi nel testo col quale l’iniziativa è stata proposta ed avviata (Allegato 1).
Di conseguenza, i sottoscrittori di questo comunicato hanno convenuto sulla necessità di avviare un percorso comune senza che ciò comporti il predefinire forme e strutture organizzative e partecipative. E quindi, ferme restando le esistenti forme associative nelle loro individualità, caratteri culturali e politici, autonomie, hanno stabilito di costituirsi come un gruppo di liberi cittadini, denominato “iniziativa 21 giugno – un campo aperto per la sinistra”, aperto a tutti coloro che, individualmente, o a nome di Fondazioni, Associazioni, Circoli, soggetti politici, riviste, condividano quella preoccupazione e quell’esigenza, e ritengano di doversi impegnare in tal senso.

In tal senso, ed in vista di ulteriori e più larghi confronti e della necessaria articolazione delle comuni iniziative da avviare, si è convenuto sul fatto che compito prioritario ed ineludibile di una forza di sinistra sia quello della tutela e dello sviluppo della democrazia; a maggior ragione in un ciclo culturale e politico nel quale vengono stravolte le premesse giuridico-istituzionali della rappresentatività, della tutela delle minoranze, e del principio dei “checks and balances”.
Si osserva però come la degenerazione della nostra democrazia non si manifesti unicamente nella manomissione di quelle regole ed Istituzioni che ne consentono il funzionamento.
Da oltre due decenni si sono isterilite e sono state messe in discussione quelle forme partecipative e di democrazia diffusa, che richiedono la presenza, la vitalità, e l’apertura di corpi intermedi quali partiti, sindacati, associazioni; sono state contratte le possibilità di partecipazione dei cittadini alle scelte riguardanti le comunità locali; è venuto meno il concetto che diritti individuali, civili, sociali, seppur configurantisi in ambiti e realtà diverse, costituiscano un corpus inscindibile che solo in una concezione democratica, laica e sociale dello stato può essere tutelato e promosso.
Infine, ma non per ultimo, il ventennio appena trascorso ha visto la progressiva erosione di quelle basi economiche senza le quali la democrazia rischia comunque di restare pura affermazione di principii, infragilite a seguito di dilazioni e scelte coscienti, e non solo a causa di una crisi finanziaria che, dopo aver colpito le economie di tutto il mondo, vede l’Italia tra i Paesi ancora in fase di stagnazione. Mancato sviluppo, disoccupazione, malaoccupazione, insicurezza e scarsa mobilità sociale, eccessive disparità nella distribuzione della ricchezza, iniquità fiscale, hanno peggiorato le condizioni di vita della maggior parte degli italiani, chiudendo e non aprendo la società, disconoscendo meriti e capacità, vanificando la pienezza dei diritti dei cittadini, pur sanciti in Costituzione.
La struttura ed il funzionamento dell’economia devono quindi esser tali da non render la democrazia un esercizio inutile o privo di effetti: ciò riguarda il peso e l’effetto delle scelte economiche private e pubbliche, che spetta alla politica di indirizzare verso l’utilità comune. Ma non si vedono all’orizzonte politiche capaci di operare in tal senso e ribaltare la situazione.

Ciò premesso, ed in relazione a quanto sopra, quali prime iniziative da condurre immediatamente, si è convenuto di:
Dover combattere in ogni modo ed in ogni ambito la manomissione istituzionale rappresentata dal progetto di legge elettorale Berlusconi-Renzi e dalla prevista riforma del Senato: controriforme gravissime in sè nella distruzione della rappresentanza democratica dei cittadini, e gravissime nella loro conseguenza immediata di far venir meno il sistema dei pesi e contrappesi, omologando gli Organi di garanzia all’Esecutivo. A tal fine, avvertendo come la menomazione dei diritti civili dei cittadini comporti, non molto alla lunga, anche la compressione dei diritti individuali e sociali, verranno avviate e condotte tutte le iniziative sviluppabili in ambito politico e nei confronti della pubblica opinione e della società civile; e si esprime sostegno a quelle avviate in ambito giudiziario e rivolte a veder ripristinare i principii costituzionali violati da leggi ordinarie, come già è avvenuto per il “Porcellum”, per la legge 40, per la legge sulle tossicodipendenze.
La designazione parlamentare di due membri della Consulta, in corso in questi giorni, acquista significato non solo simbolico: a tal proposito, si è ritenuto significativo il fatto che la candidatura dell’Avv. Felice Carlo Besostri, che si invita a sostenere in ogni sede, abbia ottenuto nelle prime votazioni un buon numero di voti. Al riguardo, si fa proprio il comunicato qui avanti allegato (Allegato 2).
Sempre in questa logica, si è convenuto di sostenere i quesiti referendari miranti alla modifica della Legge n°243 del 2012 (Disposizioni per l’attuazione del principio del pareggio di Bilancio ai sensi dell’Art.81, comma VI, della Costituzione), e di esser presenti nei relativi costituendi Comitati Promotori.

I firmatari di questo comunicato hanno poi convenuto sulla necessità di allargare e dare concretezza ad “iniziativa 21 giugno”, avviando laboratori politici territoriali nei quali si ritrovino tutte le esperienze e le realtà qui presenti, ed altre che dovessero aggiungervisi, concretamente finalizzati all’indagine ed alla definizione di proposte e politiche territoriali, coinvolgendo e confrontandosi con altre realtà associative e politiche, ed avviando capacità di collegamento, iniziativa, impegno, e presenza politica saldamente connesse alle esigenze più acutamente sentite dai cittadini.

E’ stato infine stabilito di dotarsi di uno strumento di comunicazione interna ed esterna via web, quale l’avvio di un gruppo di Facebook, moderato da un amministratore.

Roma, 21 Giugno 2014

Sottoscrivono questo comunicato:
Enrico Antonioni (Network per il Socialismo Europeo)
Luciano Belli-Paci (Circolo Rosselli – MI)
Alberto Benzoni (Iniziativa Socialista)
Felice C. Besostri (Iniziativa Socialista – Rete Socialista-SE)
Roberto Biscardini (Iniziativa Socialista)
Daniele Bonifati
Andrea Cabassi (Alleanza Lib-Lab)
Marco Calabrese
Gim Cassano (Presidente di Alleanza Lib-Lab)
Andrea Costa
Critica Liberale
Elena Hileg Iannuzzi (Circolo La Riforma –MI)
Associazione “Il Socialista”
Marco Lang (Network per il Socialismo Europeo)
Franco Lotito (Laboratorio Politico per la Sinistra)
Claudio Melchiorre
Silvano Mulas (Sinistra d’Azione)
Giancarlo Nobile (Comitato Piero Gobetti – Napoli)
Antonio Panaccione (Azione Socialista per la Costituente)
Saro Pettinato (Alleanza Lib-Lab)
Silvana Prosperi
Fabio Quadrana
Giovanni Rebechi (Rete Socialista-SE)
Cesare Salvi (Socialismo 2000)
Francesco Somaini (Presidente Circolo Rosselli – MI)
Spazio lib-lab
Stefano Sylos Labini
Lanfranco Turci (Coordinatore del Network per il Socialismo Europeo)
Geppino Vetrano
Giovanni Vetritto
Vincenzo Vita
Olimpia Volpe (Comitato Piero Gobetti – Napoli)
Paolo Zinna

Marco Capodaglio per Repubblica e Progresso, Maurizio Caserta per Officine Siciliane, Angelo Giubileo per Associazione Guido Calogero – Salerno, dichiarano il loro interesse e disponibilità per comuni iniziative ed attività a carattere territoriale.

e-mail: iniziativa21giugno@gmail.com

ALLEGATO 1.

Presentazione preliminare dell’incontro del 21 giugno.
Crediamo inutile ripetere ragionamenti che, con diverse angolature, tutti stiamo facendo, per spiegare a noi stessi quanto siano preoccupanti lo stato e le prospettive del Paese. Non solo per quanto riguarda le regole di funzionamento della democrazia e la manomissione istituzionale già avviata, ma anche osservando il progressivo degradarsi di quelle basi sociali ed economiche, venendo meno le quali una democrazia degenera verso oligarchia o populismo, ed una società si divide sempre più nettamente tra chi prende e chi da, tra chi può e chi non può. Crediamo anche inutile spender troppe parole per spiegare quanto grande sia il bisogno che il Paese ha di una sinistra nuova, aperta e plurale; e come, per chi ritenga necessaria questa presenza, i partiti attuali -nessuno escluso- non possano più rappresentare un adeguato punto di riferimento.
Se nelle democrazie industriali la sinistra politica annaspa, in Italia, e più per errori propri che per altrui responsabilità, essa è ridotta ad un campo di macerie, sul quale sia anche stato sparso il sale: senza rivoltare profondamente il terreno, ben poco potrà ricrescervi sopra, anche perché oramai essa parla un linguaggio comprensibile, e non sempre, solo a se stessa.
Quest’opera di dissodamento non può essere avviata dai partiti oggi esistenti: si rende necessario che la composita galassia dei “sans papiers” di una sinistra critica e non irreggimentata, fatta di associazioni, gruppi, circoli, realtà territoriali, tra cui si collocano quelle-i di cui siamo esponenti, nonché da individualità significativamente impegnate, inizi a farlo col cercare una via comune e nuova, dandosi una consistenza culturale, politica, operativa che vada oltre le capacità ed i meriti dei singoli, che devono diventare patrimonio comune e non individuale o di piccoli gruppi sovente litigiosi.
Non è pensabile che un tale patrimonio di idee, tradizioni, esperienze, vada disperso in inutili rivoli, in personalismi, in disquisizioni sul sesso degli angeli e miranti a stabilire il tasso di socialismo, di liberalismo, di comunismo, di questo o di quell’altro dei nostri antenati (i quali probabilmente si sarebbero profondamente annoiati e disinteressati a tali esegesi), in un’attività che, grazie all’avvento dei computer, trova il modo di svolgersi solo sui loro schermi, ma che, in assenza di tali strumenti, sarebbe pressochè nulla.
Esistono, ben più vivaci della sinistra organizzata politicamente, al di fuori di questa, e da questa trascurate, capacità culturali, intellettuali, amministrative, di proposta e di organizzazione, di lavoro politico e nella società, nei campi del diritto, dell’economia, della tutela dei diritti, della comunicazione, insieme alle quali si può ripartire, a condizione che queste vedano in atto percorsi che, in termini di volontà di ripensamento e di aggregazione, siano credibili nell’evitare gli errori e le incomprensioni del passato.

Ricominciare non implica affatto l’abbandono di tradizioni, storie, esperienze, riferimenti culturali e politici che nella storia della sinistra si sono sviluppati attraverso percorsi non di rado in conflitto tra di loro.
Implica però, necessariamente:
L’attitudine ad una visione critica e relativistica degli stessi come premessa per comprendere le ragioni di un arretramento comune a tutti e per aggiornare e valorizzare quelle esperienze; e, in definitiva, per definire una comune base di partenza da cui muovere.
La rinunzia a visioni escatologiche ed alle conseguenti “reductiones ad unum” che la storia del secolo scorso ha sconfitto, per riappropriarsi invece del termine di “riformismo”, abbandonato a chi lo ha interpretato in termini di pura manutenzione ordinaria della società, ridandovi il significato di metodo finalizzato alla trasformazione della società e dell’economia che questo termine ha avuto sino a qualche decennio fa.
Metodi di lavoro culturale e politico atti a superare le vecchie abitudini e le ricorrenti tentazioni al considerarsi depositari del vero, che si concludono in velleitarismi che cercano inutilmente di nascondere frustrazioni soggettive e debolezze oggettive.
Nella consapevolezza che una sinistra “nuova” non possa oggi realizzarsi attraverso un micropartito, né col perorare l’entrismo nei partiti esistenti, provare a costituire un terreno comune ed una base di partenza a partire dalla quale sia possibile avviare elaborazioni, proposte, confronti, iniziative. E quindi: definire una base concettuale; selezionare le priorità di campagne ed iniziative comuni; avviare laboratori di progettualità politica a livello territoriale.

Avvertendo da un lato le difficoltà dell’oggi, e dall’altro la necessità ed il dovere di avviare una prima esplorazione e verifica in tal senso, abbiamo convenuto di incontrarci a Roma, presso la Fondazione Nenni (Via Alberto Caroncini,19), il 21 Giugno dalle 10,30 alle 16,00, in un incontro non pubblico ed informale. Incontro che può avere un senso ove questo:
Sia concepito e nasca senza primogeniture, come la comune autoconvocazione di gruppi e persone che condividono la necessità di superare frammentazioni e di collegare strategie ed iniziative.
Non sia concepito come sovrapposizione, contrapposizione, o sconfessione nei confronti di iniziative già in essere o in fase di avviamento.
Vi si verifichi, tutti insieme, la sussistenza o meno di una comune volontà di confrontare e collegare esperienze, capacità, volontà, linee di indirizzo; e, nel caso, e per chi sia disponibile, le condizioni minime per procedere e le prime iniziative da avviare.

ALLEGATO 2.

Riforme elettorali ed istituzionali; elezione membri Corte Costituzionale.
In Italia, la stabilità e l’efficienza del sistema politico sono state ricercate attraverso il mito di una governabilità assicurata formalmente dalle leggi elettorali, quasi che le maggioranze artificiali derivanti da abnormi premi in seggi o dalla elezione diretta dei vertici esecutivi degli Enti Territoriali o delle Regioni potessero sostituire l’omogeneità politica e la coerenza programmatica delle coalizioni, e potessero ovviare alla progressiva scomparsa dei partiti politici intesi come soggetti in grado di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, libere associazioni di cittadini e non oligarchie di politici di professione o appendici di un capo, padre e padrone del suo partito.
Malgrado l’obiettivo fallimento delle artificiali scorciatoie maggioritarie nel 2006, nel 2008, e nel 2013, si prosegue l’errore con progetti di riforma elettorale che non tengono conto dei chiari principii affermati nella “storica” sentenza n°1/2014, con la quale la Corte Costituzionale ha annullato le parti più importanti della legge n°270/2005 (il famigerato Porcellum); cioè il premio di maggioranza e le liste bloccate. L’approvazione dell’Italikum in tempi stretti viene spacciata come “democrazia dell’investitura”, che darebbe una forma più moderna ed adatta ai tempi della democrazia rappresentativa, quando la risposta più consona alla crescente disaffezione della popolazione verso il processo democratico è, invece, l’estensione di forme di democrazia partecipativa e diretta, da innestare nella struttura rappresentativa.
L’invadenza dell’esecutivo nel processo di revisione costituzionale, del tutto inusuale in una forma di governo parlamentare, è preoccupante; tanto più quando si combina con un Parlamento di nominati, cui si vuole togliere il divieto di mandato imperativo sancito dall’Art. 67 Cost., e che sarà ancora composto da designati di partito in assenza di una compiuta ed organica legge sui partiti politici, come in Germania, Francia, Spagna, e come richiesto dal combinato disposto degli Artt.2, 39 comma3, e 49 della Costituzione.
La consapevolezza della forzatura costituzionale della legge elettorale all’esame del Senato comporta di modificare gli equilibri della Corte Costituzionale approfittando della scadenza di mandato di 4 giudici: 2 di nomina parlamentare, e 2 di nomina presidenziale, con una procedura assolutamente non trasparente, in assenza di proposte di candidatura.
Se è comprensibile che i partiti che stanno trattando l’accordo istituzionale ed elettorale, ed anche i nomi dei futuri giudici funzionali agli accordi, votino scheda bianca o non partecipino alle votazioni con la maggioranza qualificata dei 2/3, non è giustificabile l’inerzia o l’indifferenza di chi è estraneo o addirittura contrario agli accordi, a meno che non voglia comunicare una futura disponibilità.
Per iniziativa di un gruppo politico è stata formulata una rosa di candidati tra i quali è possibile individuare un candidato di bandiera, sul quale far convergere i voti, a far tempo dalla prossima votazione. Anche come segnale e monito che non vi è unanimità sulle riforme elettorali ed istituzionali volute dal Governo, a cominciare da quella del Senato, se non per la sottrazione del voto di fiducia.
Tra di loro, si segnala, per il carattere simbolico della scelta, quella dell’ Avvocato Felice Besostri, difensore della legalità costituzionale delle leggi elettorali, avendo contribuito, con l’ Avvocato Bozzi, a portare davanti alla Corte Costituzionale prima il Porcellum, e successivamente, con propria iniziativa, la legge elettorale lombarda e, di recente, la legge elettorale italiana per l’elezione dei Parlamentari europei spettanti all’Italia.

Roma, 21 giugno 2014

 

 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.