Dichiarazione comune del Partito Socialista Francese e del Partito Socialdemocratico Tedesco

«PER IL RAFFORZAMENTO DEL COORDINAMENTO DELLE POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI NELL’AMBITO DELL’UNIONE EUROPEA

Le ripercussioni della crisi finanziaria mettono in pericolo la coesione ed il progetto europeo.
Le forze di un mercato finanziario sfrenato hanno portato il sistema finanziario internazionale al limite del crollo e provocato la crisi economica più grave degli ultimi vent’anni, minacciando tuttora molti milioni di lavoratori. Per salvare le banche dall’insolvibilità, rispondere alla domanda di credito delle imprese e stabilizzare il settore finanziario nel suo complesso, i governi di tutto il mondo sono stati costretti a assumere debiti considerevoli.
Contemporaneamente, numerose banche hanno ripreso la loro attività, non cambiando in nulla il loro modo di agire, operando esclusivamente per la massimizzazione dei valori azionari, come è testimoniato dal livello elevato degli emolumenti dei capi delle imprese, in linea con il 2009 malgrado la crisi. Nello stesso tempo, il debito considerevole di molti paesi ha ridotto le possibilità per gli Stati di investire nell’educazione, ricerca e sviluppo, così come nel finanziamento dei sistemi sociali. Questa evoluzione e questi contrasti attentano alla coesione stessa delle nostre società, così come alla coesione dell’Unione Europea nel suo insieme.
Il Partito socialista democratico tedesco (SPD) ed il Partito socialista francese (PS) intendono contribuire alla protezione dei cittadini e delle cittadine dei nostri due paesi, impedire una nuova crisi finanziaria ed assicurare il successo dell’Unione Europea nella sua interezza, facendo proprie e diffondendo le seguenti proposizioni comuni in favore del miglioramento della politica economica e finanziaria europea.

Una crescita economica equilibrata e concertata da tutti gli stati dell’Unione Europea

Una crescita economica durevole dell’Unione Europea esige un equilibrio tra la competitività in materia di esportazioni e la domanda interna in tutti gli stati dell’Unione Europea. Gli squilibri tra gli Stati-membri incoraggiano l’indebitamento e insidiano contestualmente la stabilità dell’euro. Per questo siamo indotti a volere, in prospettiva, un equilibrio delle bilance dei pagamenti correnti dei paesi dell’Unione Europea.
A tal fine gli stati in cui le produzioni sono eccedenti devono operare per aumentare la loro domanda interna e gli Stati in cui la produzione è insufficiente devono migliorare la competitività delle loro economie. Qualsiasi limitazione di questi due obiettivi nuoce alla prosperità degli Stati membri interessati ed alla comunità europea. Noi ci impegnamo in favore di una performance elevata dell’economia dei cui frutti devono avvantaggiarsi i lavoratori. Per raggiungere questo obiettivo, la strategia “EU 2020” deve essere pianificata e resa più vincolante.

Gli strumenti comuni per prevenire e gestire le crisi finanziarie

Le istituzioni europee hanno fallito relativamente al controllo dei mercati finanziari. Per lottare contro la speculazione e prevenire una nuova crisi finanziaria noi ci impegnamo assieme ai nostri partner del Partito socialista europeo e del gruppo dei socialisti e dei democratici al Parlamento Europeo a favore di una regolazione efficace dei mercati finanziari comprendente l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Se i governi dei paesi membri dell’Unione Europea non procederanno concretamente su tutto ciò, occorrerà aumentare la pressione politica sulle istituzioni politiche e sui governi.
Il nuovo strumento di consultazione popolare introdotto dal Trattato di Lisbona sembra appropriato a questo scopo.
Per evitare un crollo dell’Unione Monetaria, noi ci impegnamo a favorire il miglioramento del Patto di Stabilità e di Crescita, al fine di dotarlo di meccanismi di sorveglianza dell’indebitamento estero e dei bilanci commerciali degli Stati membri. Noi ci impegnamo inoltre perché sia introdotto un Patto europeo relativo agli scambi internazionali  che comprenda il rispetto di norme sociali ed ambientali nelle relazioni commerciali tra l’Unione Europea ed il resto del mondo, così da ottenere l’inserimento di dette norme nei regolamenti del commercio internazionale.

Contemporaneamente, l’Unione Europea dovrà accentuare la sua evoluzione verso un’unione politica e dovrà operare per realizzare il coordinamento economico nella forma di un “governo economico” europeo, ciò che non cessano di proporre i nostri partiti.
L’Unione Europea deve beneficiare inoltre della possibilità di valutare in maniera indipendente la solvibilità dei suoi Stati membri, tramite un’agenzia di valutazione europea indipendente che deve essere integrata nell’ambito delle strutture esistenti dell’Unione Europea stessa.
Oltre alla regolazione dei mercati finanziari, l’Unione Europea necessita di strumenti efficaci per la soluzione delle crisi finanziarie, quando falliscono le misure preventive. Bisogna, in particolare, creare un meccanismo europeo di stabilità per contrastare gli attacchi speculativi contro gli Stati membri così che questi non generino  surplus di spesa dovuti ad una supervalutazione dei tassi da parte della speculazione e per consentire di gestire le situazioni di debito eccessivo e di minaccia di insolvibilità degli Stati membri. Un simile strumento contribuirà alla stabilità finanziaria dell’Unione Europea senza ledere l’indipendenza della Banca Centrale Europea. Esso potrà essere integrato nelle strutture della Banca Centrale o di una agenzia europea esistente.

Una migliore politica fiscale europea

Una Unione Monetaria riuscita necessita di una migliore concertazione tra le politiche fiscali ed economiche degli Stati membri. Diversamente siamo esposti al rischio che taluni stati europei gioiscano per un buon risultato economico, mentre altri scivolino verso la bancarotta. Il nostro obiettivo è un’Unione Europea che assicuri un successo comune.
Un notevole progresso in materia di politica fiscale sarà costituito dall’instaurazione di un imponibile unico e di una soglia minima di imposizione. Ciò consentirà a tutti gli Stati membri di far conto su di una soglia minima di entrate. Per questa via tutti gli Stati membri disporranno di fondi necessari agli investimenti nella ricerca e nell’istruzione, così come nelle infrastrutture durevoli. Una migliore concertazione sulle misure fiscali costituirà inoltre una buona prevenzione contro il dumping fiscale rovinoso al quale si abbandonano gli Stati europei.

Fino ad oggi, la dinamica la dinamica di integrazione europea ha privilegiato il rafforzamento del mercato piuttosto che a correggerne gli eccessi.
Questa forma di “integrazione negativa” ha favorito il rafforzarsi di un sistema concorrenziale all’interno stesso dell’Unione Europea, gli Stati membri entrano in competizione tra di loro per attirare gli investimenti finanziari ed i luoghi di produzione, all’occorrenza praticando il dumping salariale, fiscale e sociale. Gli Stati membri hanno dimenticato l’approccio positivo su cui è stata fondata la costruzione comunitaria e che riposa sulla volontà di apprendere mutualmente gli uni dagli altri (integrazione positiva).
L’incremento dell’eterogeneità economica e sociale dell’Unione a seguito degli ampliamenti del 2004 e del 2007 e la mondializzazione hanno favorito questo andazzo distruttivo. Se la nuova strategia “Europa 2020” dovesse continuare a limitarsi a un consenso minimo su obiettivi poco ambiziosi e senza impegno, si deve ritenere che la citata asimmetria perdurerà e che la dimensione sociale dell’Europa ne uscirà indebolita.
Senza porsi l’obiettivo di uniformare i sistemi sociali degli Stati membri, sistemi scaturiti da tradizioni e regole specifiche, l’attuazione di un quadro europeo comune in materia sociale faciliterà la convergenza di talune parti delle politiche sociali nazionali. L’Unione Europea deve trovare la strada del “doppio impegno”, completando l’integrazione economica con contenuti sociali.
Questo obiettivo deve essere perseguito sotto la forma di un Patto europeo del progresso sociale, nell’ambito del quale gli Stati membri definiranno:
–         il principio di un salario minimo il cui importo sarà stabilito, Stato per Stato, tenendo conto dello sviluppo economico nazionale. Una percentuale di ogni livello di salario nazionale medio – entro il 60%- potrà costituire una soglia comune possibile. Gli stati membri saranno liberi di stabilire  nel loro paese un salario minimo più alto.
–         Un processo di convergenza sociale, con obiettivi quantificati – in percentuale del PIL – per il livello delle prestazioni sociali e lo sforzo in materia di istruzione. Questo processo di convergenza faciliterà  col tempo l’omogeneizzazione degli effetti delle politiche sociali evitando una armonizzazione difficile da ottenere in via di fatto, viste le specificità storiche di ognuno.
–          L’istruzione costituisce uno degli strumenti principali per il conseguimento dell’uguaglianza delle possibilità, l’attuazione della promozione sociale ed il rafforzamento dell’efficienza economica. Le spese per l’istruzione consentono il finanziamento di nidi e asili, scuole, università, formazione professionale e formazione continua, sia che si tratti di strutture pubbliche che private. In modo simile e differenziato, converrà definire obiettivi europei di crescita delle spese per l’istruzione nell’ambito di diversi gruppi di Stati, nel rispetto dei diversi gradi di sviluppo  e delle esigenze regionali. Ogni stato sarà libero di destinare maggiori fondi  alle politiche educative rispetto al quadro di riferimento indicato.

Contro l’immobilismo: il progresso

I governi conservatori dei nostri due paesi non sono riusciti a preparare l ’Unione Europea  a nuove sfide. I nostri due governi si sforzano di mantenere lo statu quo. La ripartizione della ricchezza è sempre più iniqua.
I cittadini contribuiscono allo sviluppo e a loro deve andare una giusta parte della prosperità.
Noi, socialdemocratici e socialisti di Germania e di Francia ci impegneremo, con i partiti nostri amici nell’ambito del Partito socialista europeo e del gruppo dei socialisti e dei democratici  nel Parlamento Europeo, a circoscrivere le conseguenze della crisi economica e finanziaria, assicurare il benessere per tutti e realizzare il progresso sociale. I responsabili della crisi devono partecipare alle spese che ne derivano: assieme noi ci impegniamo per la realizzazione di questo obiettivo a scala nazionale, europea e internazionale.



 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.