UN PARTITO, UN PROGETTO,UN FUTURO PER LA SINISTRA ITALIANA

Per la Sinistra che non c’è ancora. Per l’apertura di un dibattito popolare in tutto il Paese. Per l’affermazione di una democrazia partecipata e realmente rappresentativa.

  1. Chi siamo

Siamo donne e uomini di Sinistra, liberi, impegnati da anni in battaglie nazionali e locali per i diritti civili e sociali – lavoro, salute e istruzione in primis –, per la tutela dei beni comuni e dell’ambiente, per la difesa e l’attuazione della Costituzione, per una democrazia pienamente compiuta e partecipata.

Da altrettanti anni però non abbiamo ‘casa’ politica. E proprio questo non accettiamo: un paese senza sinistra. La riteniamo una menomazione della nostra democrazia. Che ne perde in rappresentatività, partecipazione, qualità della classe dirigente.

E per questo intendiamo promuovere un processo di rifondazione della Sinistra italiana.

I nostri ideali rimandano alla storia della Sinistra riformista e radicale italiana. Ma il nostro obiettivo è una Sinistra del XXI secolo, innovativa nei contenuti, pluralista e dialogante nei metodi. Una Sinistra “ecosocialista”, autonoma, libertaria, laica, universalista nel riconoscimento dei diritti, pacifista e internazionalista nella proiezione sovranazionale. Una Sinistra inequivocabilmente antiliberista e solidarista, capace di coniugare valorizzazione dei talenti e il soddisfacimento dei bisogni entro un modello sociale stabilmente inclusivo e rispettoso della dignità della persona umana.

La recente vittoria elettorale della Destra in Italia è l’estrema riprova del fatto che ci troviamo a un punto di svolta cruciale: la Destra avanza in un quadro segnato da decenni dalla crisi della democrazia repubblicana, di cui Sinistra e Centrosinistra attuali sono tanta parte.

Certo, la Sinistra nella sua configurazione storica non c’è più. Ma una nuova non è mai nata. Non è un dato fatale. È mancata negli ultimi decenni la volontà politica di farla nascere. Sinistra moderata e massimalista sono parimenti responsabili di questo.

Il nostro progetto è radicalmente alternativo a quello del PD e della sinistra radicale.

Prioritario per noi è tornare a dare rappresentanza agli interessi dei più deboli, contrastare vecchie e nuove povertà, corrispondere alle domande di giustizia e di democrazia che la società continua ad esprimere, nonostante il crollo di fiducia nelle istituzioni e il crescente astensionismo.

Ragioni forti queste per risoggettivizzare la sinistra: rappresentare la società, organizzare il lavoro, difendere la democrazia, contrastare la destra, i populismi, l’antipolitica.

Il tempo della rinascita è ora. La rinascita di un soggetto politico autonomo, sociale, alternativo, organizzato democraticamente e radicato nei territori.

Rifiutiamo l’alternativa fra schierarsi con il PD o con i 5Stelle. La consideriamo sterile e subalterna. Così non ci interessano prospettive elettoralistiche o di opportunismo tattico. Solo a partire da autonome considerazioni strategiche valuteremo per il futuro ogni discorso su coalizioni o convergenze elettorali.

Ci interessa soltanto una Sinistra che abbia il senso della sua identità e chiari i suoi avversari, che oggi, come sempre, sono: la Destra, i moderati, i trasformisti. Ma anche i detentori di poteri senza autentica legittimazione democratica

Certo per il progetto che abbiamo in mente occorre una svolta profonda. Nei metodi e nei fini.

Aperto e partecipato dovrà essere il percorso che porterà ad un nuovo partito realmente del lavoro, dei diritti, progressista, ecologista, femminista, europeista.

Pensiamo ad un partito organizzato democraticamente, secondo i caratteri e i fini democratici sanciti dall’articolo 49 della Costituzione. Un partito nel quale gruppi dirigenti, candidati ed eletti vengano scelti dalla base, con essa si raccordano e ad essa rispondono. Netta dovrà essere la soluzione di continuità con una consolidata prassi di gestioni opache, verticistiche, personaliste, familiste.

          2) I Valori

Motivi centrali del nostro progetto sono: la giustizia sociale, quella climatica, di genere e intergenerazionale. Non slogan, ma opzioni strategiche capaci di contestare dalle fondamenta il modello di organizzazione sociale dominante: il capitalismo globale, il primato dell’economia sulla politica, lo sfruttamento delle persone e dell’ambiente, il prepotere dei pochi contro i diritti dei più.

Produzione e riproduzione però, come dicevano i nostri classici. E cioè critica dell’organizzazione economico-sociale, ma al tempo stesso critica di una struttura di fondo della nostra vita civile ancora troppo centrata sul patriarcato, sul maschilismo di ritorno, sull’affermazione violenta della legge del più forte, su forme diffuse di regressione sociale e culturale.

La scala di valori di una nuova Sinistra avrà come punti cardine: giustizia, uguaglianza, diritti, istruzione, dignità, esercizio pieno e compiuto della sovranità popolare, ma ancora prima di tutto lavoro.

Non c’è Sinistra senza rappresentanza e organizzazione dei lavoratori, ma anche di disoccupati, precari, invisibili.

Un partito fondato sul lavoro. Come la Repubblica.

Centralità del lavoro significa: garanzia dei diritti dei lavoratori, lotta alla disoccupazione, al lavoro nero, difesa del potere d’acquisto e, anzi, aumenti delle retribuzioni da riportare su standard europei, reale perequazione fra lavoratrici e lavoratori, non solo nella remunerazione, ma nella possibilità di carriera e nella conservazione del posto di lavoro, ricorso al “telelavoro”, grazie anche alla diffusione della banda larga e dell’accessibilità alle reti. Ma anche salario minimo garantito, ampliamento e miglioramento del reddito di cittadinanza, ripristino di meccanismi di adeguamento automatico del potere d’acquisto al costo della vita, abolizione di “Jobs Act” e “legge Fornero”, reintroduzione dell’articolo 18. E ancora: tutele per il lavoro autonomo e per le partite IVA, che spesso nascondono nuove forme di sfruttamento e di lavoro povero, diritto a una remunerazione equa, diritto a una pensione dignitosa, soprattutto per le nuove generazioni che rischiano di non averne alcuna.

Ma soprattutto: basta con gli omicidi sul lavoro! La sicurezza nei posti di lavoro deve diventare una priorità assoluta per la politica e le istituzioni.

Tempo di lavoro, ma anche “diritto al tempo”, cioè riduzione dell’orario lavorativo a parità di retribuzione e aumento del tempo a disposizione per la propria vita, per la formazione permanente, per il riposo, la cura di sé stessi e degli affetti. Vale soprattutto per le donne, che vedono spesso espropriata la propria vita personale e professionale, pregiudicate le proprie scelte e il diritto al tempo da un lavoro di cura e di crescita dei figli non riconosciuto, eppure imposto in modo da contrapporre il rispetto di sé e l’affetto per i propri cari e da determinare una lacerazione dilaniante e profondamente violenta, ingiusta, inaccettabile.

E invece per noi resta vitale e qualificante l’utopia possibile del “diritto alla felicità”, felicità da declinarsi, donne e uomini, secondo il proprio, individuale, insindacabile, progetto di vita.

Certo per tutto questo serve una rivoluzione. Che deve investire anche l’identità e l’orientamento sessuale, dove il pieno riconoscimento di nuovi diritti sia condizione di avanzamento civile e sociale della società nel suo insieme, secondo lo spirito dell’articolo 3 della Costituzione.

Dopo il lavoro, altro fondamentale terreno di impegno e di lotta scuola, università e ricerca pubbliche. Istituzioni di qualità, non regionalizzate, ancor meno ‘aziendalizzate’, ma al servizio della conoscenza e del bene comune. Mai dovrà più accadere che le istituzioni pubbliche di formazione debbano contendersi i pochi fondi disponibili con i privati. Scuola, università, sanità e tutti i servizi preposti al godimento di diritti fondamentali dovranno avere accesso a fondi pubblici garantiti da un “vincolo di bilancio”, implicito nella Costituzione e preminente rispetto all’equilibrio di bilancio. Misura questa espressamente inserita, con la colpevole complicità del centro-sinistra, al fine di depotenziare il principio fondamentale previsto all’art. 3, 2° comma della Costituzione, quello per cui è dovere dei poteri pubblici rimuovere ogni ostacolo, economico o sociale, al libero sviluppo della persona umana, alla partecipazione democratica, al godimento di pari diritti ovvero all’adempimento dei doveri secondo le proprie capacità.

Lavoro, formazione, sanità. Chiediamo il ripristino di un sistema sanitario nazionale, con servizi e prestazioni di alto livello e uguali per tutti, dal Sud al Nord del Paese.

La pandemia è stata la drammatica riprova del fallimento delle politiche liberiste di privatizzazione e frammentazione: dedicare risorse adeguate a sostegno di ricerca e prevenzione, garantendo a tutti assistenza e servizi territoriali di qualità e accesso alle cure biotech e di ultima generazione è l’unica risposta seria e responsabile di chi ha imparato la lezione e non permetterà mai più speculazioni sulla salute e sulla vita delle persone. Anche per questo, no ai brevetti sulla vita e sulla conoscenza, che riservano i nuovi farmaci e protocolli ai pochi che possono permettersi di pagare le royalties alle multinazionali che li detengono.

Dalla formazione alla sanità la frontiera della conoscenza è il nuovo campo di battaglia: contro chi mira a farne patrimonio e monopolio di poche multinazionali, a sostegno invece di chi chiede il libero accesso alla cultura e all’informazione, libere e plurali, di chi contrasta il controllo e la manipolazione dei dati da parte delle piattaforme private, ma anche il controllo a distanza dei gusti, delle idee, della vita delle persone.

Sfide enormi, che richiedono un nuovo strategico intervento del pubblico nell’economia, una nuova politica di pubblicizzazione di beni pubblici essenziali, a partire dall’energia. Senza infatti la ricostituzione di un patrimonio pubblico tale da garantire i diritti sociali e i beni e servizi pubblici, senza un fisco giusto e realmente progressivo, che premi chi paga le tasse e persegua a fondo chi evade, ma anche chi inquina, deturpa, distrugge l’ambiente e il patrimonio comune, non c’è via d’uscita giusta e progressiva dalla crisi.

Lavoro, formazione, sanità e ambiente. Per noi la lotta al riscaldamento globale, alla distruzione ambientale, al consumo di suolo costituisce una priorità assoluta, ma usare l’emergenza energetica per tornare al nucleare o al carbone sarebbe miope e irresponsabile. Soprattutto in un Paese, l’Italia, che potrebbe essere leader ed avanguardia nella transizione energetica e nell’investimento sulle rinnovabili che, da sole, potrebbero in prospettiva garantirci l’autosufficienza e l’esportazione di energia pulita. Mai come adesso l’autonomia dalle energie fossili e dai produttori esteri è condizione di pace, per un modello di sviluppo che abbia come pre-condizione la preservazione dell’ambiente e il ripristino delle aree inquinate e degli ecosistemi compromessi dallo sfruttamento cieco delle risorse.

Cambiare il mondo oggi più che mai significa salvarlo. Per questo per noi ecologia è socialismo e socialismo è ecologia.

Ma per noi decisivo è il contesto civile e giuridico in cui la politica di difesa ed estensione dei diritti si situa. Perché libertà e giustizia non potranno mai essere effettivamente ed integralmente garantite senza una lotta implacabile alla corruzione, all’evasione e all’elusione fiscale, ai centri di potere occulto e soprattutto alle mafie, che inquinano tanta parte della vita economica e civile. In Italia particolarmente, ma poi in tutto il mondo la mafia, finanziaria e non, è diffusa e richiede politiche globali di contrasto. Perciò chiunque voglia impegnarsi per una società più giusta e più uguale dovrà assumere come prioritaria l’eradicazione dei fenomeni mafiosi e para-mafiosi che minano alle basi lo Stato e la tenuta democratica del Paese.

Il garantismo – che è una conquista irrinunciabile dello Stato di diritto – non può essere confuso e inquinato dalla presunta pretesa di impunità di pochi a scapito della fiducia dei più nella giustizia e nelle istituzioni. Una giustizia uguale per tutti, giusta, resa in tempi rapidi, terza e imparziale è condizione di rispetto delle leggi e di ridimensionamento di tutti i poteri nell’alveo dei limiti e delle funzioni attribuiti dalla Costituzione. Uno Stato che applica e fa rispettare le leggi, ripristinando diritti e libertà violate è uno Stato che funziona e che dà fiducia ai cittadini nella possibilità di cambiare le cose con lo strumento delle leggi del popolo e le forme della democrazia. Dove non c’è questa certezza, c’è l’abuso del potere, l’arbitrio dei più forti contro i più deboli. L’aver ricondotto l’esercizio del potere al rispetto delle leggi e nell’alveo delle funzioni democratiche di uno Stato di diritto è una conquista della Sinistra da ricordare e ripristinare.

Ma poi certo fondamentale per una forza di sinistra il quadro internazionale. Ne va infatti della vita sul pianeta Terra, ma anche della giustizia, sociale e fra i popoli. Di più: della vita e dei diritti delle future generazioni, alle quali abbiamo il dovere di consegnare un mondo più giusto, più uguale e più pulito, non irrimediabilmente compromesso! Una società ispirata al più ampio “umanesimo sociale, ambientale, globale” fra i popoli di cui possa essere capace la nostra generazione. Anche per questo è indispensabile rivedere statuto o obiettivi dell’ONU per farne realmente uno strumento di pace, cooperazione e sviluppo fra i popoli, un soggetto con visione e piena legittimazione democratica, in prospettiva, una vera assemblea dei popoli del mondo, non il colosso burocratico inefficiente e pietrificato che è diventato negli anni.

Europa. Il punto è l’Unione Europea che vogliamo.  Unione democratica e giusta, con un progetto politico comune, una politica estera comune, una fiscalità comune e strategie di sviluppo integrate, per garantire una uguale cittadinanza europea fondata su pari opportunità, uguali diritti civili, politici e sociali, tutela e sviluppo omogeneo a tutti i territori e a tutte le generazioni. Un’Europa espressione dei cittadini e non dei governi, con una legge elettorale che garantisca la partecipazione, il pluralismo politico e le minoranze. Una Europa soggetto attivo di pace e sviluppo, autonoma e terza, rispetto alle altre potenze mondiali, che favorisca l’accoglienza, bandisca paradisi fiscali e traffici di armi, che ripudi la guerra e sia promotrice di pace, in Europa e nel mondo.

Ma c’è una parola che rappresenta la radice storica e ideale di tutte queste battaglie e di queste conquiste e il cui significato integra e completa quanto detto o accennato finora: Socialismo. Parola bandita da Sinistra moderata e Sinistra radicale, che noi invece consideriamo oggi più che mai attuale, qualificante, dirimente.

Concetto da affiancare ad un altro, che lo integra: Ecologismo.

Dalla convergenza di queste due prospettive riteniamo dipenda la possibilità di una rinnovata critica del capitalismo del XXI secolo. Di una critica cioè della “società di mercato”, del liberismo, dello sfruttamento di persone e risorse, ridotte a merce, utenti, mezzi e mai fini.

L’obiettivo è una società fondata sulla democrazia, sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sulla redistribuzione della ricchezza, sulla giustizia ambientale, intergenerazionale, di genere, per il presente e per il futuro. Una società ed un mondo fondati sulla pace. Concetto alto quello della pace, oggi come ieri autentico “bene comune” dell’umanità.

Immaginiamo un mondo come autentica “Società delle Nazioni”. In prospettiva un Parlamento mondiale, che assuma la rappresentanza dei cittadini del mondo, che sia da essi eletto e che ne garantisca non solo la pacifica convivenza, ma il diritto alla vita, il diritto ad avere diritti e ad esercitarli pienamente.

Il mondo non potrà più essere né quello della “guerra fredda”, neanche però, dopo i decenni della globalizzazione, quello di una nuova “guerra fredda”, con addirittura sullo sfondo la possibilità di un’inedita minaccia nucleare. Non era questo che si immaginava dopo il crollo del Muro di Berlino, cioè dopo la fine del secolo del totalitarismo.

È invece tempo di un nuovo ordine internazionale, policentrico e pacifico, con un’Europa attiva costruttrice di relazioni economiche e politiche pacifiche, giuste, inclusive.

  • La Sinistra e la Costituzione: per una democrazia finalmente compiuta

Quanto all’Italia vogliamo un Paese unito, plurale, solidale e integrato. NO al Presidenzialismo e al regionalismo differenziato (frutto alla deformata e parziale attuazione dell’articolo 116 della Costituzione), emblematicamente citati fra i primi obiettivi del nuovo governo di destra dai neo-Presidenti di Senato e Camera (a dispetto della funzione terza che dovrebbero incarnare!) e come confermato dalla Presidente del Consiglio nei suoi discorsi per la fiducia alle Camere.

Riteniamo sia il presidenzialismo sia l’autonomia differenziata, invocata dalle regioni più ricche a scapito di quelle più povere, un attacco inaccettabile all’unità del Paese e alla funzione perequativa dello Stato, sancita ancora dall’articolo 3 della Costituzione! Non c’è Democrazia senza uguali diritti per tutti i cittadini!

Anche per questo, qualunque sarà il percorso, qualunque sarà l’approdo, il nostro primo obiettivo dovrà essere il rispetto della Costituzione. Non solo difendere lo spirito e la lettera, contro qualsiasi tentativo (già annunciato) di stravolgimento, ma pretenderne l’attuazione, a partire dal prioritario rispetto dei principi fondamentali, dei diritti e delle libertà che sono precondizione del pieno esercizio della sovranità popolare, della dignità, della libertà come persone e individui, della piena e consapevole partecipazione alla vita politica.

Per noi un nuovo partito della Sinistra non potrà che essere oltre che partito della giustizia sociale, dei diritti e della pace, anche il partito della Costituzione, del suo rispetto e della sua applicazione.

Anche per questo il nuovo soggetto politico cui pensiamo non potrà risultare da operazioni di vertice, ovvero dalla mera scomposizione e ricomposizione di soggetti esistenti, ma dovrà promanare da un dibattito serio ed approfondito, in tutto il Paese, su una premessa chiara: mai più partiti di élite, o di soli eletti!

Di certo per noi nessuna nuova Sinistra potrà mai nascere da una nuova fusione a freddo di vecchie classi dirigenti, le stesse che tante volte hanno fallito e sempre hanno anteposto la loro personale sopravvivenza al rispetto degli ideali del popolo di sinistra e al bene del Paese. Il nostro dovrà essere un partito di persone libere, che decidono dal basso principi, obiettivi ed indirizzo politico, che investono dal basso i loro rappresentanti e candidati, che decidono insieme del proprio futuro.

No al sovranismo nazionale, sì al rispetto della sovranità popolare e del metodo democratico. Anche per questo è particolarmente importante per ripristinare la sovranità negata ristabilire il nesso, la coerenza fra Costituzione e legge elettorali, soprattutto per l’elezione del Parlamento, da troppo tempo schiacciata sul modello dei “nominati” calati dall’alto.

Dunque ripristinare la sovranità popolare significa una nuova legge elettorale, d’impianto proporzionale, che ripristini la libertà, la personalità e l’uguaglianza del voto, garantisca l’elezione diretta dei rappresentanti in Parlamento, impedisca ogni attribuzione ad altri del voto espresso, assicuri all’elettore la scelta diretta dei propri rappresentanti. La stessa ricandidatura degli eletti dovrà tornare nella disponibilità reale degli elettori, non più dipendere dalla fedeltà al capo-corrente o al Segretario di partito. Merito e fedeltà dovranno tornare ad essere dimostrati esclusivamente ai propri elettori.

La storia di questi ultimi anni ha dimostrato che il decadimento della qualità e dell’autonomia della classe politica è funzione diretta di leggi elettorali incostituzionali ed antidemocratiche, dove gli unici criteri sono il favore del capo e la fedeltà correntizia e di clan.

Per evitare per il futuro un nuovo Parlamento di “nominati” intendiamo proporre tre iniziative di particolare rilievo politico:

  1. un referendum abrogativo di quelle parti della legge elettorale già dichiarate incostituzionali (e reiteratamente riproposte nelle riforme susseguite alla prima sentenza della Corte n°1/2014) che impediscono il voto uguale e diretto, reiterando, per di più il meccanismo di selezione dall’alto dei nominati, senza alcun coinvolgimento pieno e democratico degli iscritti a partiti e movimenti;
  2. una legge elettorale di iniziativa popolare sul modello proporzionale che garantisca la selezione democratica delle candidature e l’esercizio del voto personale diretto, uguale, libero e segreto, in modo da garantire l’impossibilità del riscontro di eventuali preferenze e anche a distanza, per chi non possa recarsi per motivi di salute, studio, lavoro o forza maggiore al seggio;
  3. il sostegno attivo ai ricorsi pendenti contro la legge elettorale vigente nelle forme che si renderanno necessarie (es.: reclamo già presentato ai seggi per le scorse elezioni, ecc.);
  4. una legge elettorale di iniziativa popolare attuativa dell’articolo 49 della Costituzione, che garantisca, insieme ai diritti di partecipazione politica dei cittadini, l’affermazione del metodo democratico nei partiti politici e la loro riconduzione alla funzione democratica e di rappresentanza riconosciuta dalla Costituzione.

Il processo politico di rifondazione della Sinistra lo vediamo legato ad iniziative dal basso, di carattere sociale e politico-istituzionale, di questo tipo.

  • Appello

Noi promotori e firmatari di questo appello riteniamo indispensabile che la Sinistra italiana, quale parte integrante di quella europea e internazionale, torni ad esistere politicamente, organizzativamente, quindi elettoralmente, come diretta espressione di tutti quei cittadini interessati alla giustizia sociale, ambientale, di genere e intergenerazionale.

Non serve l’ennesimo partitino. Pensiamo invece al processo costituente di uno spazio politico nuovo, ampio, pienamente rappresentativo, totalmente rinnovato e finalmente coerente, nelle scelte, nelle azioni, nei metodi, con gli ideali di democrazia e uguaglianza che abbiamo cercato di tratteggiare. Al termine del percorso dovrà auspicabilmente esserci un nuovo partito della sinistra italiana, unitario, socialista, ecologista, femminista, internazionalista.

Progetto ambizioso, ma necessario e improcrastinabile. Nulla di meno di questo è possibile e coerente con la sfida di tempi per corrispondere ai quali occorre una democrazia davvero rappresentativa, compiuta, partecipata.

Per questo prendiamo l’iniziativa di una discussione vera, plurale, aperta, ma con l’intento dichiarato di una finale assunzione di impegni e responsabilità. Invitiamo ad un incontro pubblico tutte e tutti coloro che condividono questi valori, questa agenda, questo orizzonte politico.

Il tempo è ora. Lo è da troppo tempo.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.