Rassegna Stampa

AVVOCATI “ANTITALICUM”

Ricorso alla Consulta: “via libera della Boldrini incostituzionale”

Gli AVVOCATI: del coordinamento “Antitalikum” e “antiporcellum” tornano alla carica per ottenere a colpi di carte bollata una legge elettorale ‘che non vada a cozzare ancora una volta contro i dettami della Costituzione. Ieri è stata depositato alla Consulta un ricorso contro l’Italicum per conflitto di attribuzione. L’articolo 72 prescrive per l’approvazione dei disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale la procedura normale. Una norma che a giudizio dei ricorrenti, è stata violata con l’apposizione della fiducia “illegalmente” accordata” nel 2015 dalla presidente Boldrini. Il ricorso vuole essere un monito anche peri l’imminente discussione in aula del Rosatellum 2.0 al Senato che inizia oggi, ha spiegato il coordinatore Felice Besostri. A depositari il ricorso due deputate,- Adriana Galgano e Claudia Mannino è due deputati Domenico Menorello e Riccardo Nuti. “Si tratta di un conflitto di attribuzione di nuova generazione -ha rimarcato Besostri – bisogna sperimentare tutte le strade, quando si tratta di difendere la Costituzione dalle leggi elettorali incostituzionali, già due, Come accertata con la sentenza contro il cosiddetto Porcellum e contro l’italicum.

Il Fatto Quotidiano

Rosatellum senza opposizioni il governo vuole 5 fiducie

La legge elettorale Rosato arriva questa mattina in aula al senato. Il governo chiederà la fiducia, come alla camera anzi più della camera dove le fiducie furono tre. Questa volta saranno almeno cinque, su tutti gli articoli della legge, che sono sei, tranne forse il quinto che ha introdotto alla camera la clausola di invarianza finanziaria. Le uniche votazioni vere prima delle fiducie saranno quelle di oggi sulle pregiudiziali, sulle quali i tre partiti che si appongono alla riforma elettorale M5S, Sinistra italiana e Mdp – tenteranno anche di ottenere lo scrutinio segreto. LA LEGGEARRIVAIN AULA essendo stato concluso in commissione l’esame degli emendamenti e quindi con il relatore (Tortisi). Questo è accaduto solo perché dopo tre ore di «farsa», secondo la definizione della presidente del gruppo misto-Si Loredana De Petris -ieri sera le opposizioni ne hanno abbandonato i lavori. Erano stati esaminati e tutti bocciati una trentina di emendamenti, e alla sinistra e ai grillini era apparso chiaro che Pd, Forza Italia, Lega e centristi sarebbero comunque riusciti a chiudere in commissione nella seduta notturna. Con, l’uscita dei senatori di opposizione tutti gli emendamenti sono decaduti e il gioco si è chiuso. Grillini e sinistra si sono un po’ inseguiti, senza coordinare le strategie.

L’annuncio già nel pomeriggio di ieri da patte dei 5 Stelle di volere il voto segreto ha consentito al governo di mettere in pista il voto di fiducia. «A questo punto uno strumento di legittima difesa», ha detto il sottosegretario Pizzetti. Che però successivamente in commissione ha cambiato versione: «La fiducia è richiesta della maggioranza», ha detto. «Capito che non ci sono margini per modifiche, era inutile farci prendere in giro», ha spiegato l’abbandono De Petris. ANTICIPANDO LA RICHIESTA dì voto segreto – che poteva essere presentata anche oggi, al senato il regolamento consente di depositare persino emendamenti prima della seduta i grillini hanno dato il segnale della battaglia al governo. Che ha esagerato, parlando di una cinquantina di voti segreti e dunque – in teoria – a rischio franchi tiratori (ma l’insieme delle forze che sostiene la riforma controlla i due terzi dell’aula). In realtà i voti segreti sarebbero stati molti dì meno, visto che in molti, casi la parte di tutela delle minoranze linguistiche (la sola sottoponibile al voto segreto) non è prevalente spetto al resto del contenuto dell’emendamento. E in ogni caso non tutti gli emendamenti sarebbero sopravvissuti alla bocciatura dei primi. M5s ha convocato per domani una manifestazione, mentre oggi pomeriggio davanti al senato ci saranno Mdp e Sinistra italiana, in risposta all’appello lanciato dal Coordinamento per la democrazia costituzionale. L’avvocato dei ricorsi sulle leggi elettorali, Felice Besostri, nel frattempo ha trovato il modo di presentare un ricorso dirette alla Consulta per conto di quattro deputati: l’oggetto è proprio l’approvazione della legge elettorale con la fiducia.

I PRIMI VOTI sulle pregiudiziali ci saranno oggi pomeriggio subito dopo le dichiarazioni di voto, durante le quali dovrebbe intere venire l’ex presidente della Repubblica Napolitano, contrario alla norma del Rosatellum che conferma l’indicazione del capo della forza politica e contrario anche alla decisione di procedere con la fiducia. Quattro senatori Pd hanno presentato emendamenti per l’aula nel senso richiesto da Napolitano e su altri punti (voto disgiunto), emendamenti che la fiducia rende inutili. Di questi quattro solo due (Tocci e Micheloni) sono orientati a non votare la fiducia.

I voti dei gruppo di Verdini compenseranno le defezioni. In ogni caso, da domani saranno necessarie sedute fiume per portare a termine cinque o sei «chiame» dei senatori e rispettare la conclusione prevista giovedì (possibile coda venerdì mattina). Nessuna suspence invece mal numero legale, perché ai senatori di Forza Italia e Lega che sostengono il Rosatellum, ma non vogliono sostenere il governo, sarà consentito adeguarsi alla prassi che nelle ultime tre votazioni di fiducia hanno seguito i senatori Falanga e Stefano: sfilare sotto la presidenza e segnalare la volontà di non partecipare al voto, Presenti e non votanti, problema risolto.

Il Manifesto

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Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.