PER LA STORIA, LETTERA INVITO AL CONVEGNO DI GENOVA 2012 PER IL 120° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL PARTITO DEI LAVORATORI ITALIANI

di Felice Besostri |

Lettera invito 120° Genova 1892

Ci stanno rubando il futuro come speranza e il passato come memoria condivisa?

A Genova 120 anni fa, tra il 14 e il 15 agosto, fu fondato il Partito dei Lavoratori italiani, in seguito PSI.

La formazione del partito della classe operaia in Italia avvenne in ritardo rispetto ad altri paesi europei, come Austria (1874), Germania (1875) e Spagna (1879), ma prima della nascita di quelli britannico e francese: la sua fondazione è merito di politici come Filippo Turati e Anna Kuliscioff e intellettuali come Antonio Labriola, ma anche dello sviluppo di circoli socialisti, società operaie, cooperative e associa- zioni di mutuo soccorso presenti in tutto il paese. I rappresentanti di 300 di essi convennero nella Sala Sivori e diedero vita a un nuovo soggetto politico, pagando il prezzo della separazione dagli anarchici.

Il primo obiettivo, quindi, è una ricomposizione dei suoi filoni ideali (nel senso indicato da Edgar Morin nel suo saggio “Ma Gauche”), che si riallacci a quel momento fondativo.

Lo stato attuale della sinistra italiana, nei suoi vari filoni storici e ideali, è preoccupante e una prospettiva di conquista di una maggioranza parlamentare con suoi esponenti e programmi appare lontana e, forse, neppure desiderata da tutti nell’ambito del centro-sinistra.

Da questa particolarità tutta italiana vorrebbero partire le nostre riflessioni su questo anniversario. Non siamo storici, né rappresentanti di istituzioni, quindi non spetta a noi rievocare quel fatto o commemorarlo con lo sguardo rivolto all’indietro ma, nel pieno di una crisi economica, sociale e politica grave e con esiti e durata non prevedibili, pensare a un futuro nel quale non si allunghino soltanto le ombre del presente, ma le luci di una speranza in un mondo diverso. In un certo senso vorremmo ricominciare da capo e provare a mettere in comune esperienze e ispirazioni ideali, per quanto diverse per elaborare insieme progetti e programmi. Non vogliamo dare vita ad un ennesimo partito, ma lanciare un messaggio a tutti i soggetti politici della sinistra esistenti affinché si rinnovino nei gruppi dirigenti e nei metodi di funzionamento, affinché tornino a essere radicati nella società e non casta isolata dal popolo.

Storicamente la sinistra si è divisa su progetti alternativi e sui giudizi sulle sue realizzazioni, dalle conquiste della socialdemocrazia alle società improntate al comunismo sovietico e derivati. La storia ha regolato i conti, il comunismo realizzato è fallito e le conquiste dello stato sociale sono sottoposte a un’offensiva senza precedenti, con il rischio di compromettere la coesione sociale e il processo di integra- zione europea con l’accrescimento delle diseguaglianze, la concentrazione del potere e della ricchezza in gruppi sempre più ristretti e con l’esclusione di ogni mobilità sociale: la rendita e il profitto da operazioni finanziarie sono privilegiati, anche fiscalmente, rispetto ai redditi da lavoro in tutte le sue forme (dipendente, precario, autonomo, libero professionale ed anche imprenditoriale), per non parlare di chi il lavoro lo cerca o l’ha perso.

Nella ricomposizione della sinistra dobbiamo avere valori condivisi, cioè non basta essere contro lo sfruttamento e la riduzione di tutto, compresi affetti e sentimenti, e tutti a merci che si possono vendere o comprare.

Libertà e socialismo sono inscindibili. Ne discende che la democrazia è il solo metodo accettabile per la conquista e la gestione del potere. Tuttavia, non c’è socialismo senza una critica del sistema economico e sociale esistente, cioè senza un’idea che un mondo migliore sia possibile, con uomini e donne più liberi e uguali, onorati e rispettati nella loro di- gnità e con diritto alla loro parte di felicità. La democrazia non si riduce a elezioni con regolare periodicità: la demo- crazia è incompleta senza partecipazione popolare di citta- dini informati e con le stesse possibilità di influire sulle decisioni finali, senza privilegi o discriminazioni per nessuno per ragioni di razza, di lingua, di credo religioso, di relazioni personali e di condizione economica e sociale. Nello stato nazionale la democrazia e la protezione sociale hanno raggiunto le conquiste più avanzate, la necessaria integrazione sovranazionale non può essere pretesto per arretramenti, per queste ragioni la sinistra deve essere europeista e federalista: proprio per salvaguardare queste conquiste storiche, cui il movimento dei lavoratori ha dato un decisivo contributo e che sono parte dell’identità europea, come le forme di economia mista e un ruolo dello Stato nell’economia e dei poteri pubblici democraticamente legittimati nel suo controllo. I principi di un’economia non prevalentemente assoggettata all’interesse privato sono delineati con precisione nel Titolo III rapporti economici della Parte prima della nostra Costituzione, che sarà oggetto della prossima offensiva di controriforma costituzionale dopo il golpe sugli articoli 81, 97, 117 e 119. La nostra Costituzione è la migliore garanzia per impedire: il sopravvento dell’economia sulla politica, sopravvento che rende tutti indifesi e prosciuga gli spazi della democrazia, che va semmai estesa attraverso la partecipazione di cittadini, lavoratori, utenti e consumatori in tutti i settori economici, comprese le assemblee societarie e le associazioni di categoria. L’UE, come è ora, è nelle mani dei governi nazionali e di istituzioni tecno-burocratiche come la Commissione o la BCE, la cui composizione è decisa sostanzialmente dai governi. Il ruolo del Parlamento Europeo è inferiore a quello, che spetterebbe all’organo legittimato direttamente dai cittadini europei in ogni democrazia. La dimensione europea richiede una sinistra che faccia parte di partiti politici europei sovranazionali con una effettiva affinità politica, ideale, valoriale, progettuale e programmatica. In questo contesto è il campo del socialismo europeo, come la maggior forza progressista esistente, quello cui partecipare a pieno titolo e comunque cui guardare prioritariamente. Dobbiamo essere una sinistra che contribuisca a mettere in relazione tra loro tutte le forze di sinistra e ambientaliste, che condividano un progetto di Europa soggetto di pace e cooperazione in un mondo multipolare con un grado di sviluppo equilibrato e sostenibile.

Con queste idee e proposte ci troveremo a Genova il 30 giugno nella stessa Sala Sivori dove 120 anni fa fu fondato il Partito dei Lavoratori non per riscrivere il passato, ma per dare un’occasione di incontro a compagne e compagni, che ispirati dai loro ideali presenti e dalle loro esperienze passate vogliono lavorare insieme per un progetto di futuro.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.