Oltre l’emergenza democratica

ll Rosatellum bis e stato votato a colpi di fiducia mentre la nostra Canta stabilisce che una legge elettorale sia approvata con procedura normale. E non è l’unico elemento di incostituzionalità.  Contro chi l’ha approvata non ci resta che l’arma del segreto dell’urna.

di Felice Besostri

Tre leggi elettorali incostituzionali rappresentano un Guinness dei primati per l’Italia: bisogna pur eccellere in qualcosa, ma dovremmo essere più cauti nella scelta. Per Transparency international siamo già ai primi posti per la corruzione, dovrebbe bastare. Quando il detto popolare afferma che non c’è il due senza il tre, non va preso come una coazione a ripetere, ma semmai come un invito ad agire con maggiore ponderazione e sapienza. Le nuove norme sono incomprensibili anche per esperti, come ho potuto personalmente constatare in un seminario presso una Facoltà di Scienze politiche, ma… non basta. Sono anche contraddittorie e contengono vere e proprie perle, confermando l’altro detto popolare, inglese, questa volta, che il diavolo si annida dei dettagli. Nel Molise si eleggono due deputati in collegi uninominali maggioritari e uno con metodo proporzionale!

Non si tratta di bagatelle, ma sono l’indizio della superficialità dettata dalla fretta di arrivare ad approvare la legge e di indire le elezioni prima che la Corte costituzionale possa esaminare la legge in anticipo sul voto. I nemici della libertà di voto e di scelta personale e diretta dei parlamentari da parte dei cittadini vogliono conseguire un risultato utile: essere eletti e rimanere in carica per 5 anni malgrado un’eventuale dichiarazione d’incostituzionalità: un film già visto con questa XVII legislatura per cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza e di fiducia, grazie ai “precedenti Boldrini” di interpretazione dell’articolo 116 del Regolamento Camera. La Presidente, per caso

e fortuna sua, della Camera, che è la terza carica dello Stato, ha statuito che si può porre la fiducia su ogni legge o deliberazione che non sia vietata dal quarto comma dell’art. 116 del Regolamento Camera. Vista la delicatezza dell’argomento è bene trascriverlo: «Art.4. La questione di fiducia non può essere posta su proposte di inchieste parlamentari, modificazioni del Regolamento e relative interpretazioni o richiami, autorizzazioni a procedere e verifica delle elezioni, nomine, fatti personali, sanzioni disciplinari e in generale su quanto attenga alle condizioni di funzionamento interno della Camera e su tutti quegli argomenti per i quali il Regolamento prescrive votazioni per alzata di mano o per scrutinio segreto».

Ebbene le modifiche costituzionali non sono nominate e per coerenza interpretativa la Boldrini o un suo successore, fondandosi sul “precedente Boldrini”, potrà ammettere un voto di fiducia su norme di un disegno di legge “in materia costituzionale”, benché l’art. 72 comma 4 della Costituzione reciti: «La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi». La presidente della Camera, Nilde lotti, quando i presidenti delle Camere erano scelti tra parlamentari con più legislature alle spalle e con esperienza di conduzione d’aula, aveva invece stabilito nel 1980 con un lodo che se veniva chiesta la fiducia il procedimento diventava speciale, quindi non più normale, anche per la ragione che l’art. 116 era nella parte terza del Regolamento e non nella seconda intitolata «Procedimento Legislativo”.

Il Rosatellum 2.0 è una legge con norme incostituzionali, come vedremo, ma in ogni caso è stato reso incostituzionale dalla sua procedura di approvazione. Un rischio a costo zero, a meno che non diventi indignazione di massa contro tutti i partiti, che hanno approvato la legge, con effetto sulle intenzioni di voto, ma qui si tocca con mano la miopia politica della maggioranza. Infatti, l’accordo elettorale comprende anche Forza Italia e la Lega Nord, ma il governo, le Presidenze di Camera e Senato e i parlamentari, che hanno votato le 8 fiducie, 3 alla Camera e 5 al Senato sono tutte espressioni del centro-ex sinistra: pagheranno di più, pagheranno tutto il tradimento della Costituzione e il disprezzo per il risultato del referendum del 4 dicembre. Gli elettori delusi potrebbero prendere la strada della non partecipazione al voto, aumentando le chances dei partiti rosatelliani.

In questa situazione di emergenza democratica, quando le Presidenze delle Camere non hanno svolto un ruolo di garanzia e il Presidente del Consiglio si è rimangiato le promesse sull’estraneità del Governo rispetto la legge elettorale, da triste e tardivo epigono di Clemenceau – «In politica le promesse impegnano soltanto chi le ascolta» – ci si rende conto che la tutela della. Corte costituzionale ha tempi incompatibili per porre tempestivo rimedio. A differenza della Germania e della Spagna, i cittadini non hanno accesso diretto alla Consulta, neppure nel caso di violazione di un diritto fondamentale essenziale, come il diritto di voto per il rinnovo del Parlamento.

L’opposizione deve essere determinata, non c’è una strada tecnico-giuridica contrapposta o, comunque, separata da quella politica. La, stessa legge elettorale è sempre politica: chi è a favore delle coalizioni con qualche forma di premio, se collocato a sinistra significa che vuole un accordo con il Pd, chi è a favore di un sistema sostanzialmente proporzionale vuole ripartire dalla ricostruzione di una sinistra autonoma e alternativa, che ponga al centro il lavoro, la solidarietà e il superamento delle diseguaglianze. Questa legge non lo consente perché nemmeno rispetta la Costituzione. Il voto non è libero perché non posso scegliere in modo differenziato per il candidato nel maggioritario e per la lista proporzionale bloccata. Il voto non è nemmeno personale, eguale e diretto perché non posso scegliere all’interno delle liste proporzionali e, grazie alle liste corte e alle pluricandidature, i parlamentari non saranno scelti dagli elettori della loro circoscrizione, ma da un algoritmo: non è democratico, non è giusto e non è serio. Una sola possibilità rimane: quella di fare un buon uso della segretezza del voto e quindi della sua imprevedibilità con scorno di chi si precostituisce vittoria a tavolino con leggi incostituzionali.

Fonte: Left

 

 

 

 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.