MA CHI PARLA DI ELEZIONI SA QUEL CHE DICE?

di Felice Besostri|

Caro Manifesto, perché per invocare elezioni subito, si dice che bisogna dare voce al popolo? In una democrazia i cittadini hanno naturalmente il diritto di parlare. Nessuno deve dare a voce al popolo, ce l’ha per conto suo, senza bisogno di gridare in piana. Più che voce al popolo bisognerebbe dare capacità di ascolto ai governanti, che si parlano tra loro, a ruoli invertiti di maggioranza e opposizione, intercambiabili. Se non cambiano i partiti si cambia di partito/gruppo parlamentare, nella scorsa legislatura, 566, ma per soli 347 parlamentari su 945 elettivi, un buon 36,7%. Voce a popolo?

Da noi gli appartiene addirittura la sovranità, che, però, gli e stata rubata come corpo elettorale. Il corpo elettorale in alcune Costituzioni è, accanto a legislativo, esecutivo e giudiziario, il quarto potere dello Stato: anzi il primo da cui tutti gli altri derivano. Persino le sentenze sono rese in suo nome.

In una democrazia rappresentativa il voto è la manifestazione più importante del popolo, che elegge i rappresentanti della Nazione (art. 67 Cost.) un altro nome del popolo, come comunità. Ebbene il diritto di voto secondo Costituzione gli è stato rubato nel 2005 mai più restituito. Gliel’hanno rubato con leggi elettorali incostitiazionli dopo il Porcellum, l’ ltalikum e il Rosateltum. Le prime due sono state annullate dalla Corte costituzionale, un record europeo. La terza, la più ipocrita, il Rosateilum, la sarà appena un giudice la monderà in Corte costituzionale, si spera già in ottobre.

Chi non è complice del furto sa che come votare è più importante di quando, o almeno altrettanto. Purtroppo, questa verità non la solleva nessuno perché le leggi elettorali incostituzionali le hanno votate in molti, utilizzate tutti e facilitate anche chi poteva bloccarle nei suoi ruoli istituzionali. Nessuno contrasta la demagogia dicendo “Cari signori non dovete darci la voce ma ascoltarci tutti i giorni, anche se non Gridiamo” o “Cari signori basta chiamarci a ratificare i vostri rappresentanti, la cui incapacità è evidente se si dovrà votare a poco più di un anno e mezzo dalle ultime elezioni”.

Adesso basta!

Per prima cosa, se credete che al popolo spetti decidere, invece di dargli la voce ridategli il diritto di scegliere i suoi portavoce, come in ogni democrazia che si rispetti.

Pubblicato su Il Manifesto

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.