L’Italia è una Federazione Giudiziaria

«Memori dell’esperienza dell’azione esperita contro il Porcellum, nella quale la scelta di Milano, peraltro il Tribunale competente per territorio della maggioranza degli elettori ricorrenti, si era rivelata infausta, nel promuovere la stessa azione nei confronti della legge elettorale italiana per il Parlamento Europeo si sono promosse azioni in 6 Tribunali. Quattro dei Tribunali  erano quelli delle città capoluogo delle Circoscrizioni europee Nord Ovest, Nord Est, Centro e Meridione, cioè Milano, Venezia, Roma e Napoli.  Cagliari e Trieste erano, invece le sedi dell’ Avvocatura Distrettuale dello Stato nelle Regioni a Statuto speciale sedi delle “minoranze linguistiche” più consistenti discriminate dalla legge n. 18/1979 e dimenticate dalle modifiche introdotte  con la legge n. 10/2009, perché la preoccupazione principale dei senatori Ceccanti (PD) e Malan (PdL, ora FI) era di impedire che con le elezioni europee “rientrassero in gioco le forze politiche escluse dal Parlamento nazionale nel 2008”: Un bell’esempio di sensibilità democratica! Chi teme che con una legge fortemente maggioritaria non si facciano gli interessi della Nazione, ne ha ben donde, tanto più quando le forze politiche protagoniste son sempre le stesse, anche se il PdL si chiama Forza Italia e il segretario del PD non è  Walter Veltroni, ma Matteo Renzi. Alla base le leggi elettorali di sospetta costituzionalità ci son sempre leggi con una paternità  ben precisa, persino il Porcellum, formalmente adottato dalla maggioranza Berlusconi Bossi, in realtà nella redazione finale parto della coppia Quagliariello (PdL ora NCD) – Finocchiaro (PD ora e allora) grazie al messaggero Vizzini (PdL ora PSI), aveva il suo modello nel Toscanellum. Lo scambio di testi di leggi elettorali  è una pratica frequente per esempio il Lombardellum formigoniano è stato ritagliato sul Campanellum bassoliniano. La legge elettorale regionale lombarda è stata rinviata dal TAR Lombardia in Corte Costituzionale con ordinanza del 9 ottobre 2013, ma misteriosamente o inspiegabilmente non è ancora arrivata al Palazzo della Consulta, sede della Corte.

Dopo l’annullamento parziale del Porcellum sarebbe la seconda punizione di leggi elettorali partorite dalla strana coppia, che non si arresta di fronte a nulla come il testo dell’Italicum, licenziato dalla Camera dei Deputati, dimostra. Finché non ci sarà una riforma del contezioso elettorale con un’impugnazione delle decisioni delle Giunte delle Elezioni il pericolo che Camere elette con leggi incostituzionali  siano comunque legittimate è inevitabile.  Dopo una tornata elettorale con la proclamazione degli eletto una successiva dichiarazione di incostituzionalità non ha effetti sulla composizione e poteri delle Camere, che per di più possono mettere mano alla costituzione e rimuovere le cause di incostituzionalità. Un rimedio parziale era di dare attuazione alla legge delega dell’art. 44 c2 lett. d) della l.n. 69/2009, che consentiva almeno di impugnar le operazioni elettorali preparatorie di Camera e Senato. I risultati conseguiti anche come procedura dalle azioni contro il Porcellum non sono ancora consolidati, come dimostrano le vicende della legge elettorale europea. L’azione di accertamento del diritto a votare in conformità alla Costituzione era stata dichiarata ammissibile dal Tribunale di Milano in composizione monocratica e dalla Corte d’Appello di Milano, che pure avevano ritenute “manifestamente infondate” le eccezioni di costituzionalità, poi accolte  dalla Corte Costituzionale. La competenza territoriale  in primo grado del Tribunale di Roma non era stata eccepita dall’avvocatura delle Stato, né sollevata d’ufficio dai giudici: già gli attori/ricorrenti son penalizzati dal foro erariale, che li sottrae  al giudice naturale per dovere andare a Roma per questioni attinenti all’esercizio del diritto di voto nei luoghi di residenza. Ebbene sulla competenza territoriale il G.U. di Milano ha chiesto alle parti di esprimersi nelle memorie ex art. 183 c.p.c. e perciò rinviando ogni decisioni al 11 luglio c.a.. Sempre in luglio, 3 giorni pria riprenderà il processo a Napoli a seguito di un rinvio di ufficio dal 27 marzo assolutamente non motivato e dopo che si era riservato nella prima udienza del 4 marzo, sciolta unicamente per disporre la superflua citazione in giudizio dell’Ufficio del PM. Roma si è tolta dall’imbarazzo fissando la prima udienza in un ricorso d’urgenza al 26 giugno 14, dopo le elezioni europee, per un ricorso ex art. 702 bis c.p.c. depositato il 16 gennaio. Per fortuna ci sono giudici non solo nella mitica Berlino per rendere giustizia al mugnaio di Potsdam, ma anche a Cagliari, e a Venezia, nonché a Trieste. In queste città il Giudice Unico ha introitato  la decisione sul ricorso: nel merito a Cagliari e Venezia, ma anche sulla competenza monocratica o collegiale e territoriale a Trieste. L’Italia non ha individuato il giudice unico richiesto dalla Convenzione  Europea dei Diritti dell’Uomo a tutela dei diritti fondamentali garantiti da quella Convenzione e perciò ci sono incertezze, che il legislatore dovrebbe sciogliere invece di avventurarsi in confuse riforme istituzionali ed elettorali. Le questioni poste dagli atti di citazione dai ricorsi sono di capitale importanza per un legittimo svolgimento delle prossime elezioni europee.

La legge in vigore, specialmente a causa delle modifiche adottate con la l. n. 10/2009,  darà origine ad un contenzioso giudiziario perché è in discussione la conformità ai Trattati della soglia di accesso nazionale del 4%: unico grande paese ad averla dopo la bocciatura di quella tedesca del 3%. La legge italiana per le europee discrimina  le minoranze linguistiche diverse dalla francese, tedesca e slovena, tra le quali la sarda, la friulana, l’albanese, l’occitana e la francoprovenzale di maggiore consistenza le prime due o almeno equivalenti alla francese e alla slovena le altre. Infin e si contesta il vantaggio, chele liste di partiti già presenti nelle istituzioni, si sono date rispetto  ai nuovi soggetti esentandosi dalla raccolta delle firme di presentazione. Più che gli elettori sarà il Tar Lazio a decidere i vincitori delle prossime elezioni.

Infine tutto queste azioni non sarebbero state possibili senza il sostegno di cittadini, che hanno firmato i ricorsi insieme con i rappresentanti delle minoranze linguistiche discriminate e dei colleghi che mi hanno affiancato nei Tribunali per spirito civico, che voglio pubblicamente ringraziare. Si tratta degli avvocati Giuseppe Sarno a Napoli, Milano e Roma, le colleghe  Anna Falcone e Francesca La Forgia a Roma, Roberta Campesi e Luisa Armandi a Cagliari con l’avv. Patarozzi. Emilio Zecca a Milano, Francesco Versace a Venezia e Luca Campanotto a Trieste, insieme con gli avvocati .Domenico Di Giacomo,  Nicola V. Cicchetti e Enrico Ricciuto  a Napoli completano la squadra dei legali amanti dell’Europa, della Costituzione e della Democrazia cui sarà  riconosciuto il meritosi aver ridato la sovranità ai cittadini elettori.

on. avv. Felice C. Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.