Lettera a Luigi Manconi

Luigi Manconi merita rispetto anche se sbaglia e avrà motivo di ricredersi presto, se la Giunta delle elezioni farà con urgenza quello che avrebbe dovuto fare fin dall’inizio, cioè trattare in via prioritaria la questione dell’ineleggibilità sopravvenuta conseguente alla sua cancellazione dalle liste elettorali. Per essere Senatore ai sensi dell’art. 58 Cost. bisogna essere elettore con 40 anni compiuti.  Il dr. Minzolini è stato cancellato dalle liste elettorali del Comune di Roma il 3 marzo 2016, gli è andata bene tutto sommato: è ancora a Palazzo Madama con prerogative ed indennità che non gli spettano.

La Severino è una legge malfatta e tra i tanti errori è quello di aver richiamato l’art. 66 Cost. per la decadenza.

Le norme della Costituzione si applicano per forza propria e non perché richiamate da una legge ordinaria; per di più si tratta di un decreto legislativo confezionato dal Governo sulla base di una norma di delegazione, che tale riferimento non faceva. Nel Porcellum e nell’Italicum, l’esproprio delle prerogative presidenziali – operato con l’attribuzione di un premio di maggioranza di 340 seggi ad una lista o coalizione che indicava il nome di un capo, che per di più poteva figurare nel simbolo con l’aggiunta della carica – era stato mascherato con un richiamo all’art. 92 Cost. Chi è interdetto dai pubblici uffici non può ricoprire cariche pubbliche per l’art. 28 Codice Penale, non per la Severino, e non può percepire alcun emolumento dalla P.A.

La sospensione condizionale della pena, che molti dei dissenzienti dalla decadenza ritenevano che gli fosse stata ingiustamente negata, non avrebbe sospeso la pena accessoria: quindi diventava ineleggibile anche con una condanna a due anni, cioè con la Severino inapplicabile. Manconi che si occupa di difesa dei diritti umani, anche dei detenuti, mi è stato vicino, uno dei pochi, quando ho iniziato una battaglia giuridica per la concessione della grazia a Bompressi: per questo gli sarò sempre grato e non lo additerei mai al pubblico ludibrio. Le cause, nelle quali è impegnato, non gli hanno lasciato il tempo di approfondire. Lui crede di aver votato contro la relazione per i motivi espressi nella lettera, cioè l’esistenza di altri giudicati contraddittori, la presenza del magistrato ex parlamentare di centro-sinistra nel collegio giudicante, la mancata concessione della condizionale, la pena superiore a quella chiesta dal PM; ma in realtà ha semplicemente votato a favore di un OdG d di non approvazione della relazione della Giunta, presentato ai sensi dell’art. 135-ter del Senato, che a quelle motivazioni non fa il minimo cenno.

Quell’Odg non doveva neppure essere messo in votazione perché non rispondente ai requisiti dell’art. 135-ter Reg. Sen.: soprattutto, non è motivato. Se il Senato pretende di giudicare, dovrebbe sapere che un giudizio deve a pena di annullamento essere motivato.  Quell’ordine del giorno non lo era. In caso di conflitto di attribuzione sollevato dall’ordine giudiziario, un suo accoglimento esporrebbe il Senato a una magra figura, che farebbe il paio con la nipote di Mubarak.

Caro Manconi dovevi riflettere o chiedere che l’OdG fosse modificato, inserendovi le tue motivazioni o comunque delle motivazioni purchessia: almeno si salvava la forma.

Felice Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.