Leggi elettorali, forma di governo e garanzie democratiche

«Concordo con tutte le considerazioni del compagno Astengo. Considerazioni analoghe sul sistema elettorale sono contenute nella mia relazione al Convegno di Mantova organizzato per il gruppo di Volpedo dai Circoli Porto Franco e La Riforma di Milano “Dalla legge truffa alla truffa per legge”. La sinistra è stata nel suo complesso assente nella valutazione  dell’implicazione delle leggi elettorali e del loro riflesso politico-istituzionale. Da una forma di governo parlamentare siamo passati ad una forma di governo a preminenza del Primo Ministro, con un difetto in più di quei modelli, per niente secondario. Nei paesi con il premierato / Gran Bretagna) o il cancellierato (Germania federale) il primo ministro o il cancelliere è espresso da un sistema forte dei partiti: in Italia li abbiamo destrutturati. la Tatcher fu licenziata da un congresso di Partito ed anche Blair è stato sostituito ad un congresso di Partito. In quei paesi i parlamentari sono candidati da assemblee/congressi di partito che si svolgono con largo anticipo sulle elezioni e scelti dai cittadini-In Gran Bretagna tutti, in Germania la metà in collegi uninominali. In Italia sono scelti da un capo partito o nel migliore dei casi da una ristretta oligarchia. Le liste bloccate che eleggono l’altra metà dei parlamentari tedeschi sono decise da congressi di partito, le cui decisioni possono essere annullate dalla magistratura se compiute in violazione dello Statuto. In Italia non c’è controllo giurisdizionale sulle elezioni politiche e non esiste una legge sui partiti politici. Quelle forze che strepitano contro le modifiche della costituzione avrebbero fatto meglio ad attuarla (vedi ART. 49 Cost.). Sono favorevole alla soglia di accesso, anche per contrastare l’eccesso di frammentazione a sinistra, ma se dobbiamo copiare la Germania si copi tutto e non solo quello che fa comodo per imporre un bipolarismo artificiale, va bene una soglia del 5%, ma il finanziamento delle campagne va ad ogni formazione che superi lo 0,5% e la soglia si calcola nazionalmente o, in alternativa,  per le sole circoscrizioni di presentazione e vi è la notevole correzione che con 3 mandati diretti si può essere rappresentati anche sotto soglia.

Il vero attentato alla democrazia è un altro quando abbiamo messo insieme soglia di accesso, premio di maggioranza ed elezione diretta del capo dell’esecutivo, che fa di costui il padrone delle istituzioni. Il premio di maggioranza negli enti locali e regionali non è attribuito alla lista vincitrice ma al candidato a sindaco o presidente grazie al meccanismo del voto disgiunto e da lui dipende persino la durata della legislatura. in poche parole l’assemblea deve godere della fiducia del capo dell’esecutivo: abbiamo annullato in un colpo 200 anni di nascita della democrazia, quando si è affermato il principio che il governo deve avere la fiducia del Parlamento. né si obietti che nei sistemi presidenziali non è così, perché il presidente è eletto direttamente dal popolo e non deve avere la fiducia del parlamento. Non può, tuttavia, sciogliere il parlamento e le maggioranze parlamentari e quella presidenziale non coincidono sempre. Con la dipendenza dall’esecutivo sono scomparse anche le funzioni di indirizzo e di controllo, il tutto  aggravato dalla riduzione delle competenze dei consigli comunali, provinciali e regionali, che potrebbero essere aboliti. La cosa tragica è che questa riforma antidemocratica è stata fortemente voluta dal centro-sinistra, come le abolizione dei controlli amministrativi su pressione dei sindaci di sinistra. evidente pensavano che gli enti locali sarebbero sempre stati da loro controllati. L’elezione diretta ha indebolito i partiti, giustamente perché retti da oligarchie, ma l’antidoto sarebbe stata la loro democratizzazione. Invece per vincere le elezioni spesso si è dovuto fare liste spurie o affiancare ai partiti liste del Sindaco decisive per vincere. Il ruolo dei  parlamenti nazionali non è stato svuotato da una costruzione politica dell’Europa, su questo dissento dal compagno Astengo, ma dalla dimensione dei problemi per cui i singoli stati non sono in grado di governare la globalizzazione. Tuttavia è vero che la democrazia ha raggiunto le sue conquiste più alte nell’ambito nazionale, mentre non ci sono esempi di democrazia sovranazionale. A livello europeo non ci sono partiti europei , né un’opinione pubblica europea. Né l’Europa è diventata una vera federazione con un parlamento bicamerale uno rappresentativo del popolo europeo e l’altro degli Stati. Una seconda camera c’è, il Consiglio Europeo, ma esso rappresenta i governi nazionali e non gli Stati Se l’Europa resta sostanzialmente una Confederazione non sarà democratica, se diventerà una federazione potrebbe esserlo come gli USA o non esserlo come  la Federazione russa,, che non a caso ha una forma di governo semi-presidenziale, quella preferita da Berlusconi. La democrazia in pericolo in Italia non si salva soltanto mandando a casa Berlusconi, con qualsivoglia mezzo costituzionale o arrestando la costruzione politica dell’Europa,  ma avendo idee chiare in materia elettorale ed istituzionale e un’idea di costruzione dell’Unità d’Europa alternativa a quella puramente economica. Su questi punti il PD e la sinistra hanno idee confuse e contraddittorie, quando le hanno.

Felice Besostri

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Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.