LA SINISTRA ITALIANA ESISTE? SE SI’ BATTA UN COLPO O PIU’ D’UNO

di Felice Besostri |

Cari compagni e care compagne,

abbiamo sprecato l’occasione offerta dal 1921, 130° anno a partire dal 1891, per preparare un buon 2022, 130° anniversario del Congresso di Genova di fondazione del Partito dei Lavoratori italiani: il primo partito unico a scala nazionale  dei lavoratori, che tale rimase, con il nome PSLI e PSI, fino al 1921 anno di fondazione del PCdI di Amedeo Bordiga, anche se la fondazione del PCI, che abbiamo conosciuto nel secondo dopoguerra va piuttosto riferita al Congresso di Lione del 1926,  secondo alcuni alla svolta di Salerno dell’aprile 1944.

Un partito unico, ma non sempre unitario, che già si era formato non tra i primi dopo la fondazione a Londra dell’Alleanza Internazionale dei Lavoratori nel 1864 con il programma e lo Statuto redatti da Karl Marx, ma neppure tra gli ultimi, se ricordiamo il Labour Party in Gran Bretagna del 1900 o la SFIO in Francia nel 1905.

Questo 2022 assomiglia più ad 131° anniversario del 1891, ma con una differenza allora non c’era ancora un partito unico, e possibilmente unitario, della sinistra, ma c’erano progetti e speranze, che si realizzarono nel 1892, mentre ora un partito unico, o almeno egemone o in grado di rappresentare una frazione non trascurabile dei ceti popolari, non c’è più.

Il compagno Franco Astengo di formazione comunista si è indirizzato ad una serie di compagni che riteneva sensibili al problema e tra loro ai protagonisti di due tentativi di cui si ha notizia, da un lato quello di Sinistra Italiana e Europa Verde, con una lista in coalizione con altre, tra cui il PD, dall’altro l’Unione tra DEMA (acronimo di De Magistris), Rifondazione Comunista e Potere al Popolo.

A mio avviso la legge elettorale vigente presenta profili di incostituzionalità per violazione degli artt. 3, 48, 51, 56 e 58 Cost., cioè dei principi del voto eguale, libero, personale e diretto, perché prevede un voto congiunto obbligatorio, a pena di nullità, tra candidati uninominali per 3/8 dei seggi maggioritari e liste collegate per i 5/8 dei seggi attribuibili con la proporzionale. Tra i tanti motivi di incostituzionalità vi è la disparità di trattamento tra liste autonome e quelle coalizzate, favorite quest’ultime nel conteggio dei voti, benché le coalizioni non debbano più, dopo la legge n. 165/2017, il Rosatellum, avere un unico capo politico e neppure un programma comune. Se i risultati delle elezioni prossime, le prime con il drastico taglio dei Parlamentari, dovessero confermare le intenzioni di voto propalati ora, sarebbe assicurata una maggioranza assoluta della coalizione di CDX, nelle due Camere e pertanto anche nel Parlamento in seduta comune previsto dall’art. 90 Cost. a parte il fatto che una tale maggioranza potrebbe prevedere l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.

Devo constatare che nessuno dei componenti dei due schieramenti ha impugnato la legge elettorale vigente, con ricorsi pendenti presso le Corti d’Appello di Messina, Roma e Bologna e i Tribunali di Catanzaro, Reggio Calabria, Torino e Trieste. Solo iniziative di privati cittadini elettori, in alcuni casi membri del Coordinamento per la democrazia costituzionale. Il fatto che l’UPES di Mélenchon abbia inviato come sua rappresentante a una delle iniziative Martin Aubry Delors, già storica esponente socialista, mi ha colpito, nel senso che nessuna formazione socialista italiana sia stata invitata o partecipi ad una delle iniziative per dar vita ad una rappresentanza larga e plurale della sinistra. E’ possibile che non ci sia interesse a una tale partecipazione da parte degli organizzatori e/o dalle organizzazioni socialiste invitate.

Questo fatto mi interessa in vista di una iniziativa programmata on line per il  14 agosto tra le 10 e le 12.30 in collaborazione con l’Istituto di Studi Politici Giorgio Galli, lo studioso socialista, che tutti dovremmo conoscere, ma purtroppo la morte ci ha privato della sua presenza.

Chi fosse interessato a partecipare ad un’iniziativa per affermare la necessità di una presenza socialista ogni volta che si discuta di sinistra e suo futuro in Italia, me lo segnali con mail a felice.besostri@gmail.com o WhatsApp a 393 922 9493.

Fraterni saluti socialisti

A) ELEZIONI 2023: A SINISTRA OBIETTIVI E COMPROMESSI PER TENERE APERTI I CANALI DI COMUNICAZIONE

A sinistra è necessario riflettere sulla necessità di tenere aperti tutti i canali di comunicazione.

In vista delle elezioni legislative generali previste per il 2023 ,al riguardo delle quali esiste una forte spinta a procrastinare la data di svolgimento oltre i termini costituzionali e che comunque avranno al centro il tema della modifica della forma di governo, con la proposta di continuità per l’attuale governo indipendentemente dall’esito delle urne.

Non è realistico in questo momento pensare a una modifica nella presenza delle soggettività esistenti che rendono il panorama frastagliato al limite della confusione: situazione resa ancora più complessa dal progressivo disfacimento del M5S.

Però neppure deve essere considerata cristallizzata la situazione che vede da una parte la formazione di una lista originata dall’accordo Sinistra Italiana – Europa Verde e dall’altra una lista formata da Unione Popolare con DEMA, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo.

L’obiettivo che va indicato con chiarezza deve essere quello di contribuire alla determinazione di una presenza parlamentare della sinistra in una dimensione autonoma dall’attuale quadro di governo.

Incognita complessiva: sistema elettorale tra conferma dell’attuale o sistema proporzionale con sbarramento al 4% o al 5%.

E’ evidente come il tema della formula elettorale che sarà adottata nella prossima occasione delle elezioni legislative generali appare determinante: l’eventuale permanenza di collegi uninominali di coalizione imporrà sicuramente un certo tipo di scelte diverse da quelli di uno scenario che preveda un sistema integralmente proporzionale con sbarramento.

Nello svolgere un quadro di previsione realistico, evitando di inseguire modelli “esterni” di tipo personalistico che si sono misurati in contesti affatto diversi dal nostro vanno analizzati i dati derivanti dalle ultime consultazioni legislative generali svolte nel nostro Paese.

Andando per ordine.

Va preso atto che tra le elezioni del 2006 e quelle del 2008 è franata la capacità di attrazione della sinistra e che nelle successive tornate non si sono più avuti segnali di recupero.

Premesso che l’eventuale sbarramento al 4% sul totale dei voti validi avuti nel 2018 significherebbe la necessità di superare 1.300.000 voti, occorre prendere nota che la lista Arcobaleno nelle elezioni 2008 raccolse 1.124.298 voti; nel 2013 la lista di Sel (inserita nell’alleanza con il PD) 1.089.231 e quella di Rivoluzione Civile 765.189, nel 2018 la lista di LeU 1.114.799 voti e quella di PaP 372.179 (la somma si colloca quindi poco al di sopra di una ipotetica soglia del 4%, non considerando i 106.816 voti raccolti dal PC rosso-bruno).

L’esito delle diverse tornate amministrative non hanno fornito segnali di inversione di tendenza mentre le Europee 2019 diedero il seguente esito: Europa Verde 621.492, La Sinistra (Sinistra Italiana e PRC) 469.943 mentre era cresciuto il PC rosso-bruno con 235.542 voti.

Non pare neppure che intensità e peso specifico delle lotte sociali in atto (dove ci sono spesso espressione dello sfrangiamento in atto e molto spesso rinchiuse in “single issue”) concedano troppo spazio a idee – per così dire – di improvvisazione populistica come nel 2013 o nel 2018 mentre rimane alta la volatilità ma racchiusa in un gioco a somma zero: nessuno riesce a intaccare l’astensionismo e la volatilità stessa gira a destra.

Ci troviamo in una fase di evidente “rivoluzione passiva” che costringe a una guerra di posizione senza alcuna prospettiva di apertura di una ipotesi di guerra di movimento e perciò si rende ancora più importante la presenza istituzionale e la necessità di muoverci nelle condizioni migliori per arrivare all’obiettivo da perseguire anche attraverso la formulazione di punti di compromesso.

Rendendosi ben conto, inoltre, che la presenza elettorale non può altro che rappresentare un pezzo di strategia difensiva.

In conclusione, mi permetto di ritenere indispensabile l’apertura di un confronto magari principiando da un tentativo di misurare i dati di valutazione comune attorno ad alcuni punti decisivi nell’attualità (drammatica) della fase che riassumerei in questo modo:

1) La situazione del conflitto russo – ucraino sta portando a una situazione (vedi convegno NATO di Madrid) di ritorno alla logica dei blocchi che, da parte occidentale, si pensa di affrontare con una coincidenza UE/NATO (declinando così il già delicatissimo tema dell’esercito europeo) verso la quale andrà sicuramente affermato un punto di contrasto;

2) Il tema ambientale non potrà essere assunto come “single issue” ma dovrà essere compreso in una operazione di alto profilo intellettuale non solo dall’opzione pacifista (come appare naturale) ma anche da una capacità di tenere assieme il quadro imposto da : allargamento delle disuguaglianze e delle condizioni di sfruttamento attorno a quella che si definiva “contraddizione principale”;

3) Il tema del “perimetro del governo Draghi” dovrà essere analizzato tenendo conto della crisi della democrazia, degli attacchi alla Costituzione, del tentativo in atto da tempo di mutamento della forma di governo;

B) CONFUSIONE SOTTO IL CIELO E OFFERTA POLITICA di Franco Astengo

Il “Corriere della Sera” (10 luglio) ospita un’articolata analisi delle diverse scelte di voto che albergano nel gran corpo dell’elettorato italiano tra i settori sociali, generazionali, territoriali e delle diverse “sensibilità” politiche e culturali.

Premesso che dalle tabelle pubblicate dal Corriere si evince come la maggioranza relativa appartenga di gran lunga (ormai da molto tempo) alle categorie “non voto e indecisi” assommanti al 42,5% del totale ( i dati sono forniti dall’IPSOS) una lettura anche superficiale ci offre un quadro di intreccio tra età, condizione sociale, appartenenza geografica impossibile da porre in relazione a “blocchi” (pur porosi) di identificazione politica posta in funzione all’espressione di interessi definiti sul piano economico – sociale.

Ad esempio il PD ha un bello sbraitare nel considerarsi erede di una determinata visione della società nel senso di uguaglianza e solidarietà: ma si tratta di un partito votato da anziani che stanno abbastanza bene economicamente. Il riflesso, in sostanza, dei partiti di massa degli anni’80 -’90 della loro base sociale e culturale davvero ben rinserrata nelle ZTL delle grandi città (per il PD esiste inoltre la questione non secondaria della forma – partito organizzata non per correnti ma per cordate).

Altro esempio: considerato che la maggioranza delle leve giovanili appare orientata per l’astensione si rende esigua l’attenzione giovanile, pur maggioritaria all’interno delle espressioni di voto, verso la lista Sinistra Italiana – Verdi che intende porre il tema ambientale al primo posto.

Così come appare concretizzato il luogo comune circa lo spostamento verso la Lega di ceti operai già proletarizzati: il 35% del voto per il Carroccio, infatti, sembrerebbe arrivare da ceti in condizione economica medio – bassa o direttamente bassa. Appare inoltre evidente lo spostamento verso FdI di settori sociali “proletarizzati”, ma impegnati in attività sostanzialmente condotte in forma individuale o al massimo familiare e quindi di impostazione fortemente corporativa.

Si tratta soltanto di indicazioni sommarie utili però per affermare alcuni punti di partenza:

1) La situazione italiana è sicuramente molto particolare rispetto al quadro europeo. Pesa fortemente anche il divario Nord/Sud sul quale dovrebbero far leva le residue speranza del M5S di conseguire un risultato meno che disastroso facendo leva sul Mezzogiorno, laddove appare ancora sensibile il richiamo al grande “scambio politico” di natura clientelare che stava all’origine del risultato ottenuto nel 2018 ( risultato di natura diversa da quello realizzato nel 2013, quello sì attribuibile per la gran parte alla logica dell’antipolitica. Risultato poi scremato nel 2014 e sospinto dal PD (R) verso l’astensione. Astensione che nessuno è stato evidentemente capace di aggredire );

2) A Sinistra potrebbero non funzionare entrambe le ipotesi oggi in campo: quella populista di tipo francese e quella orientata prevalentemente a esporre la “issue” ambientalista, anche perché le variabili in campo sono molteplici (andamento del COVID e della guerra “in primis”). Inoltre presenta rischi anche l’ipotesi di trasferire a livello nazionale una visione “civico – ambientalista” che appare del tutto insufficiente a proporre una adeguata dimensione di affrontamento delle contraddizioni sociali più evidenti. Dimensione che richiederebbe una visione “globale” e un orientamento “sovranazionale” (tema Europeo e del pacifismo. Pacifismo che richiede un’analisi approfondita circa l’orientamento in questa direzione di origine cattolica).;

3) Premessi ancora una volta i punti sui quali avviare una riflessione molto approfondita: a) La situazione del conflitto russo – ucraino sta portando a una situazione (vedi convegno NATO di Madrid) di ritorno alla logica dei blocchi che, da parte occidentale, si pensa di affrontare con una coincidenza UE/NATO (declinando così il già delicatissimo tema dell’esercito europeo) verso la quale andrà sicuramente affermato un punto di contrasto: b) Il tema ambientale non potrà essere assunto come “single issue” ma dovrà essere compreso in una operazione di alto profilo intellettuale non solo dall’opzione pacifista (come appare naturale) ma anche da una capacità di tenere assieme il quadro imposto da : allargamento delle disuguaglianze e delle condizioni di sfruttamento attorno a quella che si definiva “contraddizione principale” c) Il tema del “perimetro del governo Draghi” dovrà essere analizzato tenendo conto della crisi della democrazia, degli attacchi alla Costituzione, del tentativo in atto da tempo di mutamento della forma di governo;

4) Così si constata facilmente l’insufficienza dei due progetti e la difficoltà di spiegazione a livello di massa della presentazione di istanze separate tra l’alleanza Sinistra Italiana – Europa Verde e l’Unione Popolare , entrambe tra l’altro facilmente attaccabili dell’espressione in campagna elettorale della facile logica del “voto utile”. Tanto più che entrambe le ipotesi appaiono in difficoltà a reggere l’urto mediatico presentando una insufficiente qualità di “autonomia del politico” all’interno dell’egemonia del modello imperniato sulla cosiddetta ”democrazia recitativa”;

5) Fuori dalle facili e mai mantenute promesse di una nuova (pur indispensabile) soggettività politica della sinistra il punto risiede nella necessità di modifica dell’offerta politico – elettorale rispondendo con una proposta unitaria alla confusione della domanda (confusione che corrisponde alla complessità sociale e all’assenza di una proposta di adeguata relazione politica posta anche sul piano organizzativo);

6) Non si tratta certo di reclamare l’antica unità dei refrattari ma di trovare la voglia di avanzare la semplice proposizione di una lista il cui obiettivo dovrebbe essere quello di garantire un minimo di (necessaria) presenza istituzionale per una sinistra raccolta attorno a una base progettuale ricavata dall’analisi delle complessità operanti e quindi identificabile unitariamente con una certa chiarezza su alcune opzioni di fondo che meriterebbero di essere comunque rappresentate nelle istituzioni. Opzione quest’ultima che uscirebbe rafforzata dalla possibile adozione di una formula elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 4% come si sta ventilando in questo momento. Fermo restando, naturalmente, che sulla formula elettorale i bookmaker di Londra oggi non accetterebbero puntate.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.