La riforma costituzionale non può essere incostituzionale (*)

«Voglio riflettere ad alta voce sulla questione maggiore che incombe sulla società italiana: la democrazia in pericolo. Devo dire subito che è una grande stronzata chi fa della bassa demagogia dicendo che la questione più importante è la crisi economica e che alla gente non importa nulla della revisione costituzionale e delle leggi elettorali, ma come arrivare alla fine del mese.

Fosse anche vero, sarebbe solo la dimostrazione del fallimento della sinistra nell’educazione delle masse, quando il socialismo era nato con questa missione. Se un popolo non può scegliersi i suoi governanti, meglio detto i suoi rappresentanti, con voto libero, uguale, personale, diretto e, ovviamente, segreto, non potrà mai avere dei governati eletti dai suoi rappresentanti che pongano al primo posto gli interessi della maggioranza del popolo, cioè, di chi non ha potere, né ricchezze, ma quelli dei gruppi di potere, delle lobby, del bel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, quando non si tratta del proprio interesse personale.

Non era un vezzo tanto per distinguersi dagli stalinisti (preferisco questo termine a quello di comunisti ), per rispetto di chi si definisce in forza di filoni ideali storici del movimento dei lavoratori, vittime anche loro in gran numero del comunismo sovietico affermare che socialismo, libertà e democrazia son legati da un nesso indissolubile: crederci costituisce un vincolo che condiziona le mostre decisioni.

Le tensione tra tenere conto delle opinioni della gente, ma anche essere capaci di indirizzarle. Il mix di revisione costituzionale e legge maggioritaria comportano un cambiamento irreversibile della forma di governo, che non sarà più quella parlamentare disegnata dalla nostra Costituzione. Non è stato un processo improvvisato, ma perseguito attraverso il Mattarellum (solo per questo non dovremmo eleggere alla Presidenza il suo inventore) e il Porcellum, per coronarsi con l’Italikum. I parlamentari sono stati nominati e non più eletti con il collegio uninominale senza ballottaggio e senza la correzione del 25% di proporzionale attraverso il trucco delle liste civetta, che accentuavano il carattere maggioritario riducendo lo spazio alle forze, che non potevano eleggere al maggioritario. Una scelta che è stata perseguita con determinazione facilitando la vittoria di Berlusconi nel 2001, per tentare di salvare 13 parlamentari uscenti, senza riuscirci. Si è volutamente ignorato che al Senato con un accordo di desistenza con Rifondazione e/o IdV Berlusconi non avrebbe avuto la di fiducia dei due rami del Parlamento. Raggiunto questo scopo per l’insipienza del fronte anti-berlusconi il Mattarellum andava abolito e sostituito con una legge che sanciva la nomina dei parlamentari da parte dei segretati dei partiti.

Una scelta che, con maggiore o minore ipocrisia andava bene a tutti. Senza quella legge non sarebbe sorta la Sinistra Arcobaleno. Nelle elezioni del 2006 l’ignoranza del fatto che il nostro era un bicameralismo perfetto ha confinato al Senato le minoranze dell’Unione e quindi accelerato la fine anticipata del Prodi 2. Ma il referendum costituzionale del 2006 affossò la revisione costituzionale del centro-destra, soltanto ora sappiamo che fu solo un rinvio ai giorni nostri con altri protagonisti, in parte.

Nel 2008 la vittoria ecrasante di Berlusconi ha modificato lo stile del nostro sistema politico, con il leaderismo e lo one man show permanentemente sulla scena amplificata dal controllo dei media. Però il centro-sinistra doveva dare il suo contributo alla accentuazione maggioritaria e bipolare del sistema politico con i referendum Guzzetta, che sconfitti nelle urne del 2009, avevano anch’essi contribuito ad accelerate la crisi del Governo Prodi. L’opposizione ai quesiti formulata da un ampio fronte di sinistra, compresi i socialisti dello SDI e della Costituente Socialista e il gruppo senatoriale della SDpSE e l’aggiunta dell’UDEUR provocò il primo monito della Corte Costituzionale con le sentenze n. 15 e 16 del 2008 il presupposto dell’annullamento del Porcellum 6 anni dopo. Lo svuotamento del Parlamento ha annullato il suo ruolo in corrispondenza dell’abbassamento della qualità dei suoi componenti ha avuto due effetti:

a) l’aumento del peso della PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA,

b) una centralità dei Partiti, ma non come collettivi pensanti, ma appendici di un leader. Un equilibrio che si è rotto con la conquista del PD da parte di Renzi. e la sua abilità di riprendere la revisione costituzionale e una legge elettorale funzionale alla revisione costituzionale con l’accordo del Nazareno con un Berlusconi indebolito dagli scandali sessuali, dalle condanne e dalla decadenza dal Senato.

Per questa riabilitazione, che lo riponeva al cento della scena e avendo occhio ai suoi interessi economici e aziendali, Berlusconi è stato leale. Il conflitto di interessi gli è stato letale avendo sacrificato il suo partito, rotto con la Lega Nord, mentre Salvini veniva scelto come il competitore ideale di Renzi. La stanchezza di Napolitano e il suo abbandono hanno consentito a Renzi di portare a compimento il disegno di avere un potere senza più contrappesi. Il suo disegno di avere un suo candidato alla Presidenza è stato accelerato paradossalmente dalla vittoria di Syriza in Grecia e dagli effetti che cominciava a produrre in Italia. Qui la opposizione di sinistra era divisa e non riunificabile perché portatrice di interessi diversi e divergenti, sparigliare tutto è stato semplice basta il nome di un democristiano di sinistra per suscitare riflessi pavloviani. Un’opposizione di sinistra che non si è mai confrontata con il M5S o quantomeno di capirne le ragioni del successo, ma che consente a Tsipras di fare alleanza a destra senza ricevere rimproveri, in nome della denuncia del Patto del Nazareno torna sotto la cappa del PD. Ci sono in vista le elezioni regionali, con leggi elettorali maggioritarie. Di fare la Syriza italiana si parlerà sempre meno.O si decideva di fare un opposizione politica- giudiziaria o ci si cercherà posto nelle liste del nuovo centro-sinistra.

Se Renzi vince la battaglia della Presidenza verranno meno contrappesi, quindi elementi essenziali di un sistema democratico. Il Parlamento non ritroverà una centralità sarà sotto il controllo del Governo. Quando un ramo del Parlamento si suicida e l’altro si sottomette al Governo: l’unico presidio sarebbe stato un Presidente non scelto da Renzi. Un personaggio che come l’Einstein di Cime Abissali se fosse stato nominato Direttore dell’Istituto di Fisica avrebbe pensato di essere stato scelto per le sue indubbie qualità.

NOTA: Queste riflessioni sono state scritte prima della quarta fatidica votazione, ma non cambia una virgola. Per attenuare il mio giudizio negativo sarebbe bastata l’elezione alla quinta votazione anche con una maggioranza più ampia dei 2/3. Basta poco per sostituire speculazioni e congetture con certezze: se la revisione della Costituzione prosegue con la terza lettura e se l’Italikum viene approvato prima delle elezioni di maggio Bersani ha torto nel cantare vittoria. Resta il fatto che di costruire un’alternativa a sinistra del PD è COMPROMESSA, Perché IL SUO COLLANTE ERA L’ESISTENZA DI UN PATTO DEL NAZZARENO da battere. Se il patto non c’è più si farà un accordo col PD per le regionali dove il premio è alla coalizione, come in Calabria o in Emilia Romagna, per non parlare di Province e Città metropolitane. Gli eletti a sinistra del PD, ma col PD avranno 5 anni di tempo per passare in gran parte nel PD.

Si accettano scommesse, col ricavato finanzierò i ricorsi per far dichiarare l’incostituzionalità. Ho ricevuto un SMS da un compagno socialista francese conoscitore come pochi della politica e della sinistra italiana:” Suicidio riuscito… Saluti e fraternità!”

Felice Besostri

(*) Questo articolo illustra i contenuti dell’audizione dell’onorevole Besostri in Commissione affari costituzionali del Senato il 27 luglio 2015.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.