Incontro seminario 21 gennaio Roma Fondazione Nenni

«Care compagne in realtà non ne vedo, ma ho problemi di vista negli ultimi tempi sotto vari aspetti: per esempio vedo sorgere all’orizzonte il sole dell’avvenire e cari compagni, ringrazio il compagno Tamburrano, che ha aperto i lavori con un saluto,che è già un contributo al dibattito, per averci ospitato nei locali della Fondazione Pietro Nenni, tra le varie Fondazioni che hanno aderito alla’iniziativa (Brodolini, Buozzi e Di Vagno), quella intitolata ad un compagno, che a mio avviso, nato come nenniano all’interno del PSI, anzi un Nenni sozialist nei miei rapporti internazionali, per distinguerli dai Saragatsozialisten, allora unici membri italiani dell’Internazionale Socialista, è l’emblema del socialismo italiano, quello che ne rappresenta i difetti e le qualità: allo scarso rigore ideologico si è sempre accompagnata un’immensa umanità e il senso di una missione di dare speranza, ma anche obiettivi politici concreti(pensiamo al primo Centro-sinistra e alle sue riforme) al “popolo lavoratore”.Nenni si collocava e collocava il Partito a sinistra, cioè non aveva dubbi su da che parte stare.
L’incontro seminariale di oggi è la prima risposta all’appello lanciato dal gruppo di Volpedo  alla fine del suo IV° Convegno annuale il 25 di settembre del 2011.  L’incipit è chiaro: ” L’Appello di Volpedo, che lanciammo nel 2008 quando demmo vita a questo nostro coordinamento di circoli socialisti e libertari, auspicava, come sapete, un grande rilancio del PSE da compiersi attraverso la sua trasformazione in un vero partito transnazionale: un partito, cioè, al quale fosse possibile iscriversi individualmente e liberamente. Ci pareva infatti (e ci pare tuttora) che la creazione di veri partiti europei fosse la necessaria premessa per dare vita ad una vera Europa politica.

E ci sembrava (e tuttora ci sembra)che i Socialisti dovessero mettersi all’avanguardia di questo processo di trasformazione dell’Unione Europea in una reale democrazia governante”  e prosegue con “Solo una vera Europa politica infatti – e ormai quasi tutti sembrano averlo compreso – può aspirare a governare un capitalismo finanziario sempre più spregiudicato e fuori controllo. E solo con un forte movimento socialista, dalla spiccata vocazione redistributiva e dalla forte sensibilità ambientale, si può pensare di imprimere a questo processo la necessaria ed urgente accelerazione”.
La scelta europeista, per noi nel senso del Manifesto di Ventotene di Spinelli, Rossi e Colorni e nella declinazione più socialista del Silone dell’esilio zurighese, rappresenta una delle scriminanti sulla base delle quali costruire una nuova sinistra in Italia, perché la volontà di unire e federare, si deve basare su scelte di fondo chiare e precise. Sono convinto che la sinistra del futuro, la nostra sinistra debba, come “Ma gauche” di Edgar Morin, essere capace di ricomprendere e ricomporre i suoi filoni storici ideali socialisti, comunisti e libertari con l’apporto dell’ambientalismo e del femminismo (quest’ultimo non richiamato da Morin), ma se qualcuno volesse riproporre una conquista e gestione del potere al di fuori dello Stato di Diritto e della Democrazia rappresentativa (arricchita ma non sostituita da istituti di partecipazione e democrazia diretta) ovvero volesse scindere il nesso tra libertà e giustizia sociale, non ci interessa averlo come compagno di strada.  Senza una meta e senza una bussola non si va da nessuna parte.  Questa scelta non significa assolutamente che non ci si debba porre obiettivi radicali di riforma  del presente e dominante sistema economico, politico e sociale, che ha fallito e la cui conservazione impedisce di uscire dalla crisi, come costituisce una minaccia per la conservazione e l’estensione della democrazia e non solo per le condizioni di vita di una gran parte, anzi la soverchiante maggioranza, dell’umanità. L’ultimo numero(Winter 2011/12 vol. 123 n.4) della Fabian Rewiew, non  di un centro sociale anarco-insurrezionalista, si intitola “ OCCUPY MIDDLE ENGLAND”( con caratteri di colore rosso fuoco nel testo) e nel sottotitolo spiega che “Our new polling shows how some radical views on the economy suddenly became mainstream”, cioè come i loro sondaggi mostrino come alcune visioni radicali sull’economia diventino all’improvviso opinione dominante. Per il 70% l’ineguaglianza è un problema, per il 64% i diritti sul posto di lavoro sono un bene per la crescita economica (Se Marchionne leggesse la Fabian Review non andrà mai a costruire auto in Gran Bretagna) e addirittura per l’80% le priorità per un impresa dovrebbero essere una strategia di investimenti a lungo termine e con una più ampia responsabilità nei confronti dei dipendenti, dei clienti e delle comunità d appartenenza in confronto di un 12% per il quale la priorità debba essere la massimizzazione dei profitti per gli azionisti.

Questi mutamenti nella percezione della società sono importanti, perché il pensiero unico finora dominante in economia è stato un fattore di creazione di consenso di massa intorno a politiche economiche e finanziarie, che ci hanno condotto nella più profonda crisi e che ci condurranno alla rovina se non si inverte la rotta.  L’azione culturale di riflessione che i circoli socialisti e libertari del gruppo di Volpedo hanno condotto in questi ultimi anni ha un’utilità e valenza politica, ma con l’appello che abbiamo rivolto in primo luogo, ma non esclusivamente, al Network per il Socialismo Europeo, alla Lega dei Socialisti  e al Movimento di Azione Laburista e alle Fondazioni Socialiste abbiamo posto il problema della “necessità di pensare, con non minore urgenza, ad una soluzione politica per questa Italia prostrata dal berlusconismo. Ci pare sempre più improcrastinabile, infatti, l’esigenza della formazione di una Sinistra plurale ed aperta: una Sinistra socialista, democratica, laica, libertaria, ecologista, e con una forte tensione europeistica ed internazionalista. Pensiamo che il riscatto di questo nostro disgraziato Paese passi anche, in larga misura, da questa strada”. In questa ricerca non saremo soli perché lo stato della sinistra è sotto gli occhi di tutti: allo stato non ha un proposta unitaria, credibile e convincente per uscire dalla crisi e proporsi per la guida del Paese con propri esponenti, donne e uomini, e programmi e una maggioranza, che le fosse attribuita da perversi e incostituzionali premi di maggioranza, non sarebbe garanzia di capacità governante, come l’esperienza del Prodi 2006/2008 ha dimostrato e che deve essere costante monito contro ogni tentazione di ammucchiata dettata dalla necessità di avere un voto in più dell’altrettanto disomogeneo fronte avverso o dell’eterna tentazione centrista. In questi anni è stato un continuo rincorrersi di sigle e contenitori (che invece di rinnovare hanno distrutto la forma partito e senza poartiti no può esserci una compiuta democrazia in società complesse , territorialmente estese e popolose) , che hanno nascosto dietro la novità e discorsi general-generici, l’assenza di una elaborazione originale, che tra l’altro non può che confrontarsi a livello europeo con le famiglie politiche esistenti e per quanto riguarda la sinistra con il socialismo europeo, concetto più vasto della sigla PSE. Non basta essere membri di un club, averne la tessera in tasca, senza condividerne i valori. Il PDS e i DS sono stati membri dell’Internazionale Socialista e del PSE e con posizioni di responsabilità, ma spesso in modo furtivo e quasi clandestino nell’azione quotidiana in Italia: una specie di socialisti transalpini, che si cambiavano abito appena valicate al rientro le Alpi. Dicevo che non siamo soli: per i referendum vinti con un margine superiore ad ogni aspettativa è stato importane il movimento per i beni comuni, sia pure con contraddizioni e limiti, i movimenti studenteschi e dei precari, i popoli viola o le donne di “se non ora quando” sono indicatori di un disagio sociale che richiede uno sbocco politico, ma nella chiarezza come ha dimostrato il fallimento degli “indignati di casa nostra”, che non hanno voluto/saputo emarginare le frange violente. Tra le esperienze originali di aggregazione il nostro appello, indica il movimento arancione ed il successo di Pisapia, che proprio a Volpedo ha lanciato la sua sfida per le primarie e dove ha voluto tornare un anno dopo da Sindaco di Milano.Un dibattito è in corso nel PD e nella stessa SEL si stanno cercando ancoraggi più solidi della sola leadership di Vendola  e della creazione di un movimento/partito/alleanza elettorale(?) a sinistra del PD, che non ricordi troppo la negativa esperienza della Sinistra Arcobaleno.

Poca attenzione in un mondo dove il fallimento del bipolarismo maggioritario imposto con ukase è politicamente fallito, ma sopravvive nell’informazione di massa, si presta al dibattito nell’area socialista, ben più vasta del solo PSI, dal quale, peraltro, ci saremmo aspettati che rappresentasse in Italia il nuovo trend del socialismo europeo emerso a partire dal Congresso di Praga 2009 e nei maggiori partiti dalla SPD al PS francese, passando per la revisione all’interno dei partiti più “modernizzanti” dal Labour di Ed Miliband e al PSOE di Zapatero, di cui si aspetta un congresso intenso e teso. Il liberal-socialismo e il socialismo liberale sono stati componenti importanti del pensiero e dell’azione socialista,  e tuutora conservano validità, ma il socialismo non si può esaurire in questi filoni, tanto più quando a distanza di anni hanno poco a che fare con il pensiero di  Rosselli e di Calogero-Capitini per essere la solita riedizione si una tentazione terza forzista liberal-laica con qualche compassione per i meno favoriti.  Sia al Congresso di Fiuggi, con posizioni critiche non confinate nella sinistra interna, che fuori dal Partito con il movimento che potenzialmente si può creare intorno all’Avanti!( permangono punti da chiarire, ma soltanto con un impegno nella soluzione dei problemi ci si può porre obiettivi ambiziosi già a partire dalla conferenza di marzo) sono emerse esigenze di riscatto socialista, che sia chiaro non ha, né potrebbe avere pena il suo insuccesso, connotazioni etniche, storico-biografiche o affettive e men che meno nostalgiche di un presunto periodo d’oro del passato, ma nasce dalla convinzione che la sinistra italiana senza una chiara, , forte e riconosciuta componente socialista democratica ( ne è stata persino capace la LINKE, senza che avesse alle spalle una presenza comune nel sindacato, nei governi locali , nel movimento cooperativo e nell’associazionismo popolare) non potrà uscire dall’impasse  e raccordarsi, con le sue specificità  proposte di riforma dei partiti europei, con il complesso del movimento progressista e di sinistra europeo, maggioritariamente rappresentato dai partiti socialisti, socialdemocratici e laburisti del PSE.
Queste nostre proposte si devono confrontare, con circoli associazioni Fondazioni, centri studi e partiti di sinistra(PSI,PD SEL e settori della FdS interessati ad una dimensione europea) e con partecipazione sindacale in un più ampio convegno dal titolo provvisorio “La sinistra dopo Monti” perché sarebbe esiziale che la sinistra si dividesse in una sinistra per Monti, se non di Monti, e una sinistra contro Monti, di cui bisogna preparare la successione e non la riedizione dopo un turno elettorale imprescindibilmente con un’altra legge( compito non facile perché questa è la legge perfetta per nomenklature, caste ed oligarchie politiche, senza distinzione di colore politico e proposta programmatica). Monti è sopportabile unicamente perché non si tratta di scegliere tra il Bene e il Male, ma tra il Male e il Peggio, rappresentato da elezioni anticipate, con la vigente legge elettorale, il vero obiettivo di tanti che si sono nascosti dietro i referendum elettorali, la cui bocciatura era prevista e che stanno conducendo un’indegna gazzarra contro il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale( a proposito sono convinto che la motivazione della sentenza di inammissibilità conterrà positive enunciazioni per la modifica della legge elettorale).
Chiudo con un auspicio che il 2012 rappresenti una svolta nei rapporti a sinistra nel 120° anniversario della Fondazione a Genova, appunto nel 1892, del Partito dei Lavoratori, che i Gruppo di Volpedo proporrà di ricordare all’insegna di due Parole d’ordine “RICOMINCIAMO DA CAPO!” e “RIPROVIAMOCI ANCORA!”

Felice Besostri portavoce del Gruppo di Volpedo

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.

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