Il Parlamento può governare

La crisi della rappresentanza politica reale e le possibili soluzioni. Felice Besostri: Proporzionale o uninominale all’inglese

Accresce il finanziamento pubblico ai partiti nelle campagne elettorali

di Felice Besostri |

Si parla spesso per superare le attuali difficoltà di tornare ad un sistema proporzionale, ma tu hai espresso delle perplessità in proposito. E così?

Ogni sistema elettorale ha i suoi pregi e difetti. Il problema non è il maggioritario o il proporzionale, ma quello di garantire la rappresentanza, perché puoi non avere rappresentanza sia con un sistema che con l’altro. Voglio fare un esempio. Una legge elettorale proporzionale come quella che abbiamo noi, con liste bloccate e una soglia di accesso alta, non garantisce la rappresentanza; così come a mio avviso non garantisce la rappresentanza un sistema uninominale con eventuale ballottaggio. Infatti il ballottaggio in un certo senso distorce il voto dei cittadini in quanto al ballottaggio si va votare contro qualcuno e non per qualcuno che vuoi che ti rappresenti.

Da questo punto di vista ci sono allora due logiche: una è quella proporzionale con – una forza sola o con forze tra loro collegate – che ha l’obiettivo di avere la maggioranza degli elettori per avere la maggioranza degli eletti. L’altro, il sistema uninominale inglese, dov’è la ratio è un’altra: la percentuale non è quella del voto a livello nazionale ma quella che consente di conquistare la maggioranza dei seggi del Parlamento. In proposito sono inutili i soliti refrain su forze che ottengono una percentuale bassa, perché se la percentuale bassa offre una maggioranza relativa in tutti i collegi essa si prende tutti i collegi dove raggiunge la maggioranza relativa.

Sei a favore del voto di preferenza?

Abbiamo avuto il cosiddetto Porcellum e adesso abbiamo il Rosatellum che non è un buon vino, ma un pessimo sistema elettorale: non hanno entrambi dato una buona prova di sé. Il problema non è la lista bloccata ma addirittura le pluri-candidature. Questo vuol dire che il corpo elettorale è chiamato a ratificare le scelte delle oligarchie di partito che hanno composto liste. elettorali cioè non può scegliere i I proprio rappresentante.

Questa separazione tra elettorato e rappresentanza, si incrocia con la più ampia divergenza tra istituzioni sociali e istituzioni politiche e questa divergenza trascina nel baratro i corpi intermedi.

I corpi intermedi sono essenziali in ogni democrazia perché devi riuscire a tradurre in proposte le aspettative del popolo. I partiti politici si sono dimenticati di dare una legge organica di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, perciò noi abbiamo dei partiti onnipotenti che non sono in sintonia con le previsioni costituzionali relativamente al partito politico. Occorre fare attenzione al fatto che il soggetto dell’articolo 49 non sono i partiti ma sono tutti i cittadini che hanno il diritto di formare i propri partiti e che devono confrontarsi con metodo democratico. Il primo cambia-mento è stato introdotto nella prassi dell’interpretazione che il metodo democratico è garantito dalla pluralità dei partiti. Ma manca l’altro aspetto e cioè che i partiti devono allora volta essere eletti con metodo democratico.

La previsione c’è nei sindacati con l’articolo 39 ma non è stata ripetuta per i partiti politici. Invece i sindacati e i partiti politici sono quelle organizzazioni di tipo sociale che l’Articolo 2 ritiene il luogo dove si forma il cittadino clic non solo come individuo ma come appartenente appunto a delle comunità, a organismi sociali come tutti quelli che sono previsti dall’Articolo 2 della Costituzione.

Però i partiti non si riformano da se stessi. come può venire il cambiamento?

Occorre che la legge sia chiara e che preveda esattamente il contrario di quello che è stato fatto. Potremmo avere uno strumento che costringe i partiti a riformarsi se si ritorna ad esempio ad una forma di finanziamento pubblico se non della vita del partito, come succede in Germania, quanto meno del costo delle campagne elettorali: perché se non c’è una condizione di partenza teoricamente perlomeno uguale questo impedisce che si realizzi quella pluralità e quel pluralismo della vita politica dei cittadini che richiesto dalla nostra Costituzione.

Aggiungo che la legge elettorale che abbiamo e che è contrassegnata dal voto congiunto obbligatorio, cioè se tu scegli un candidato al collegio uninominale maggioritario dov’è il criterio di scelta del singolo candidato devi votare anche per una lista tra quelli della coalizione a cui appartiene quel candidato, altrimenti il voto è nullo. Un tempo le coalizioni vennero introdotte con una certa forzatura nel cosiddetto Porcellum. Si presupponeva che ci fosse addirittura un capo politico, ma questo a mio avviso interferiva con il Presidente della Repubblica perché sembrava quasi un’elezione diretta del Primo Ministro che da noi non è prevista.

Inoltre queste coalizioni dovevano avere un programma comune. Oggi invece con l’ultima riforma della legge 165 del 2017, le coalizioni non devono avere nemmeno un programma comune. Allora non si capisce perché devono essere penalizzate alle lezioni le liste non coalizzate che devono raggiungere il 3% per contare, mentre alle liste coalizzate basta l’1% indipendentemente dal fatto che non ci sia alcun programma comune con le altre liste con cui si coalizzano. La differenza di due punti di percentuale non è una cosa indifferente.

Ti domando cosa succederà con il taglio dei parlamentari.

Il taglio dei parlamentari è nato come accorcio all’interno del Conte uno: se la nuova maggioranza giallorosso non avesse aderito a quel taglio dei Parlamentari sarebbe stato un bene. Chi aveva votato contro ha fatto credere che il successo al referendum avrebbe comportato il ritorno al proporzionale.

Con la riduzione del numero dei parlamentari – in media del 36,5% – c’è una riduzione esagerata che mette in discussione specialmente al Sellato la rappresentanza in diverse regioni dove se non hai almeno il 10 15% non hai rappresentanza. Ultima questione hanno fatto credere che ci sarebbe stato una legge elettorale proporzionale in effetti un progetto di legge cosiddetta Rosallum – si chiama così perché Brescia è il presidente della commissione affari costituzionali della camera – il Brescello prevede l’istituto delle coalizioni, il mantenimento di una soglia di accesso del 5%. Ma questa promessa non viene mantenuta. Quasi quasi mi fa pensare che avesse ragione Clemaceu quando diceva che “le promesse in pontica i impegnano soltanto chi le ascolta”. Mi sembra questa la giusta conclusione della nostra chiacchierata.

Un momento torno ancora sul sistema elettorale inglese che in questa situazione mi sembra il migliore, che ne dici?

E dovremmo però risolvere anche un altro problema perché abbiamo modificato l’articolo 51 prevedendo che dobbiamo avere il voto di genere. Questo significa che lo stesso sistema inglese debba avere un collegio doppio-nominale dove uno può esprimere due voti uno per genere, uomo e donna anche appartenenti a liste diverse. Questo sarebbe un modo per esprimere una scelta principale e una scelta secondaria e avremo una rappresentanza del popolo italiano che ha una composizione di genere piuttosto complessa e che sarebbe maggiormente rappresenta rispetto all’attuale Parlamento.

Il sistema elettorale inglese mette al centro della architettura, istituzionale il Parlamento, che in Inghilterra governa. O sbaglio?

È così. Il presidente Mattarella ha ricordato la centralità del Parlamento e non credo che sia una centralità retorica. Il parlamento ha la capacità di deliberare in modo vincolante anche nei confronti dello stesso governo, ma i poteri deliberanti si sono modificati. con questa legge vigente dove c’è il premio di maggioranza nascosto, teoricamente c’è un sistema mi-sto (tre ottavi maggioritario e cinque ottavi proporzionale) però tutti i voti dati nel maggioritario vengono conteggiati anche nel proporzionale. In un vero sistema misto invece i due voti vanno divisi i voti proporzionali vanno alla quota proporzionale, i voti maggioritari restano nel maggioritario.

Invece in questo modo si vota praticamente due volte: infatti servono i voti maggioritari per eleggere il candidato nel singolo collegio e poi gli stessi voti servono anche per alterare il rapporto proporzionale. In pratica la maggioranza del Parlamento in seduta comune sei una forza che non rappresenta la maggioranza assoluta degli elettori ma hai invece la maggioranza assoluta dei seggi con un artifizio, non esiste più la centralità del Parlamento perché il Presidente del consiglio cioè il capo della coalizione che vince, viene collocato a un gradino superiore a quello del Presidente della Repubblica e questo fa venir meno l’unica forza di garanzia nel rispetto della cooperazione dell’equilibrio dei poteri e degli organi costituzionali.

Intervista rilasciata su Avanti!

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.