Giudizio della Cassazione sulla Legge Elettorale

«La conclusione dell’azione giudiziaria iniziata nel dicembre 2007 con la mia opposizione all’ammissione dei quesiti referendari del prof. Guzzetta, che voleva attribuire l’abnorme e incostituzionale premio di maggioranza alla lista di maggioranza relativa, si è avuta con la sentenza n. 8878/14 del 16 aprile 2014. La discussione finale si era tenuta il 4 aprile 2014, a meno di 3 mesi di distanza dalla storica sentenza n. 1/2014 della Corte Costituzionale. La discussione del ricorso è stata fatta dal trio di sempre: Aldo Bozzi, Claudio Tani e Felice Besostri, che hanno dovuto sventare l’ultimo colpo di coda dell’Avvocatura dello Stato: far dichiarare la cessazione della materia del contendere e quindi la sopravvenuta carenza di interesse a proseguire la causa dal momento che la Corte Costituzionale aveva dichiarato l’incostituzionalità del premio di maggioranza e delle liste bloccate. Se fosse stata accolta la tesi dell’Avvocatura Generale dello Stato la causa avrebbe riguardato il passato, mentre la Corte di Cassazione aveva colto l’essenza della causa di accertamento del diritto di esercitare il diritto di voto in modo conforme alla Costituzione, cioè ” personale, libero, uguale e segreto”(art. 48 Cost.) anche in futuro (pag. 4).

Questa sentenza è altrettanto importante di quella della Consulta perché accerta che il diritto dei ricorrenti e quindi di tutti i cittadini italiani a votare secondo è stato violato dalla data di entrata in vigore della legge nel dicembre 2007 fino al deposito della sentenza il 13 gennaio 2014: più di 8 anni.  Tutti, ma specialmente i parlamentri e i membri del Governo dovrebbero leggere e meditare questa sentenza, specialmente i punti 3 e 4 da pag.12 a pag. 15, perché è un monito nei confronti dell’Italicum. Non solo il giudizio della Corte di Cassazione accogliendo il ricorso ha accolto le conclusioni della Procura Generale, ma ha anche, senza che i ricorrenti, a differenza dell’Avvocatura dello Stato, lo avessero chiesto, condannato lo Stato a pagare le spese dei 3 gradi di giudizio. Ultima notazione, in qualunque altro STATO EUROPEO, PER NON PARLARE DEGLI USA, questa sentenza avrebbe meritato le prime pagine dei giornali e i commenti dei loro esperti, costituzionalisti o politologi che siano: assoluto silenzio e nessun monito neppure dal Colle più alto. Dobbiamo sperare in Papa Francesco?

Felice Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.