FATTI NUOVI: Il mondo si muove, ma non intorno all’ombelico della sinistra italiana

«In Germania per la prima volta, nel Land tedesco orientale della Turingia, si è fatta una coalizione rosso-rosso-verde con un Presidente del Land della Linke. Maggioranze SPD-Linke o, in passato, SPD-PDS non sono una novità, reggevano fino ad alle elezioni scorse un Land come Berlino e tuttora il Brandeburgo. Purtroppo queste maggioranze sono state sconfessate in altri Land dai risultati elettorali dopo una legislatura o al massimo due. Questa maggioranza in Turingia sarebbe stata possibile già nel 2009, pur di realizzarla la Linke era disposta ad affidare la Presidenza del Land ad una esponente della sinistra SPD. Nel 2009 i Verdi non erano necessari in quanto la coalizione rossa-rossa aveva la maggioranza assoluta di 45 seggi su 88 del Landtag con i 27 della Linke e i 18 della SPD. La nuova coalizione nasce da una pesante sconfitta della SPD che scende a 12 seggi e con la Linke che aumenta a 28, da qui la necessità di allargare ai Verdi, che hanno mantenuto i 6 seggi del 2009. Questi fatti rendono più significativa politicamente la scelta della SPD, che ha imputato la sconfitta alla Grande Coalizione con la CDU. La coalizione ha infatti premiato la CDU che guadagna a coalizione ha infatti premiato la CDU che guadagna 4 seggi su i 30 del 2009. La Grande Coalizione avrebbe mantenuto la maggioranza con 46 seggi sui 91 del Landatag, quindi  pari a quella della coalizione rosso-rosso-verde (28+12+6). In termini assoluti la sinistra non è progredita perché la CDU guadagna 4 seggi e AfD (Azione per la Germania), il partito euroscettico, entra per la prima volta nel Landtag con 1 seggi, vampirizzando la FDP, che perde i 7 seggi del 2009 e resta sotto la soglia del 5%, con un misero 2,5% (-5,2% rispetto al 2009). La destra non era in grado di fare coalizione non tanto per ragioni numeriche, 45 seggi su 91, ma politiche in quanto  sull’Europa la CDU-CSU sono alternative e in Germania non si fanno alleanze solo numeriche e i problemi non si risolvono attribuendo la maggioranza assoluta dei seggi alla lista di maggioranza relativa. In Turingia con il Porcellum  la CDU avrebbe avuto 49 seggi e con l’Italikum sarebbe andata al ballottaggio con la Linke.  Anche a sinistra ci sono problemi dentro alla SPD e alla Linke, quest’ultimi si preferisce ignorarli nella sinistra italiana, Nel caso della  Turingia la Linke aveva candidato alla presidenza del Land, come nel 2009, Bodo Ramelow, un tedesco dell’Assia, che si è traferito all’Est dopo la caduta del Muro e quindi totalmente estraneo al Passato della SED e della DDR. Non solo è stato tra i promotori nel gennaio 1997, ben 17 anni fa, della Dichiarazione di Erfurt (una città simbolo  della storia della socialdemocrazia tedesca che diede il nome al Programma di Erfurt del 1891, uno dei più radicali della SPD) di  appena una quarantina di artisti, intellettuali, sindacalisti e politici per più giustizia sociale e per un cambiamento politico attraverso una stretta collaborazione della SPD, dei Verdi e dell’allora PDS. Un precursore in tempi in cui nella PDS c’erano settori per i quali ogni collaborazione con la SPD era tradimento e adesione al capitalismo. Credo che ci sia da imparare quando nella sinistra i socialisti in quanto tali sono da escludere da ogni progetto di una nuova formazione a sinistra del PD.

Stavolta le buone notizie arrivano in coppia. In neoeletto segretario della UIL, Barbagallo ha dato un segnale forte di discontinuità aderendo allo sciopero generale indetto dalla CGIL. Si deve sperare che si sviluppi un’iniziativa sindacale unitaria contro la deriva del Job Act. Le reazioni rabbiose non si sono fatte attendere e il ministro del Lavoro Poletti ne è stato il capofila. Ad una nuova sinistra con aspirazione a rappresentare la maggioranza degli italiani e non di fare testimonianza sono necessari molteplici apporti pluralisti, senza primi della classe. I socialisti che vogliono collocarsi a sinistra, anzi che già sono una parte indispensabile di una sinistra plurale saranno della partita. La maggioranza del PSI ha rinunciato a svolgere un ruolo politico, di questo va preso atto con rammarico, ma senza fermarsi in nostalgie o rimpianti, in questo senso la proposta di una Federazione Socialista avanzata dalla Rete Socialista-Socialismo Europeo è un tassello senza pretese di esclusivismo, autosufficienza e autoreferenzialità, che si può sviluppare anche nell’ambito dell’Iniziativa 21 giugno in perfetta autonomia delle sue componenti.

Roma 20 novembre 2014    

Felice BesostriPresidente della Rete Socialista-Socialismo Europeo

 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.