CORDOGLIO PER GIANNI DE MICHELIS

di Felice Besostri |

La morte per lui è stata una liberazione.

Non sono mai stato De Michelisiano nel PSI né quando era esponente della Sinistra, con Fabrizio Cicchitto, né quando diventò alleato di Craxi. Però quando sono stato eletto Presidente dell’organizzazione dell’Iniziativa Centro europea, già Quadrangolare, per celebrare il decennale della Fondazione (Budapest 1989) lo invitai come relatore, perché ne era stato l’ispiratore e fondatore e non mi interessava che era un proscritto per Tangentopoli.

Mi sono convinto da allora che la colpa era dei Partiti, che non vanno mitizzati nemmeno quelli della seconda Repubblica, che pur avvalorando il detto “Nel regno dei ciechi l’orbo è Re” non vanno rimpianti e comunque non sarebbero una risposta per oggi. La sinistra è sempre più atomizzata anche quando sono venute meno persino le ragioni ideologiche storiche della divisione tra socialisti e comunisti della Seconda Internazionale.

Preciso che sono un Keiseniano per cui una Democrazia parlamentare senza Partiti presenta problemi, ma una Repubblica Partitocratica molti di più. Sarebbe bastato seguire come sempre la Costituzione per cui sono libere associazioni a disposizione di tutti i cittadini con con metodo democratico concorrono a determinare la politica nazionale, no strumento dei potere senza controllo interno e giudiziari dei gruppi dirigenti se non del segretario generale o addirittura del padrone e/o leader carismatico.

Metodo democratico non significa, come interpretato anche dalla giurisprudenza, che basta che ci sia il pluralismo di liste e partiti, ma non che sia strutturato democraticamente, come invece è  richiesto ai sindacati per essere registrati dall’art. 39 Cost. Anche forze politiche e sindacali, che si sono battute e sono stati essenziali per difendere la Costituzione non hanno mai voluto attuare l’art. 49 Cost. e i sindacati registrarsi. Non si può essere a mezzo servizio della Costituzione per rendersi credili, come sarebbe necessario a fronte di provvedimenti, che riducono la centralità, rappresentatività e pluralismo del Parlamento.

I partiti quelli della sinistra dovevano essere l’anticipazione della futura società. Se veramente la prefigurassero sarebbe un incubo, come sa chiunque abbia militato. Se mi si consente un paragone con l’art. 27 co. 3 che “le pene devono tendere alla  rieducazione del condannato”. La pena della galera invece è scuola di criminalità, cosi i partiti segnati dal potere dei capi e capetti  rispetto a iscritti anche se militanti sono scuola del valore supremo della conquista e conservazione del potere a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, aiutati dalla legislazione e questo dice molto sulla degenerazione democratica.

Basta pensare al monopolio dei segretati o presidenti su liste elettorali e candidature e quando c’era il finanziamento pubblico sulla destinazione dei fondi. Ma la prova è nella loro degenerazione, che indica l’assenza di anticorpi. De Michelis ha pensato come molti senza magari razionalizzandoci sopra, che se restava con le convinzioni degli inizi, quello che distribuiva volantini all’alba a Porto Marghera, non avrebbe fatto la massima carriera. Ma la degenerazione è stata tale per cui ad essere capo di una minoranza da vantaggi a chi è minoranza: l’importante è non essere un semplice iscritto o militante, anche se sono loro di fondo ad approvare il sistema  perché se si stancano se ne vanno. 

Mi guardo intorno e non vedo Partiti evidentemente tenendo fede al loro nome sono ANDATI e non torneranno più perchè non sono andati solo altrove, ma anche in altro tempo. Chi pensa che senza un Partito la sinistra non possa rinascere,  nel migliore dei caso esprime un pio desideri o che se fosse come lo pensa lui o meglio ancora che lo dirigesse lui con qualche amico. Un rimedio c’è che chi progetta politicamente un nuovo partito alleghi anche uno statuto o almeno che chi lo propone per un certo numero di anni non possa dirigerlo o far parte quantomeno di organi esecutivi.

La mentalità di chi pensa che il Segretario ha sempre ragione e che comunque la disciplina di partito è sempre da rispettare anche se è un parlamentare che deve  agire nell’interesse della Nazione senza vincolo di mandato, divieto che si vuol togliere. Ai progetti della coalizione giallo-verde-bruna/nera  non si fa efficace opposizione. Se passa la riduzione dei Parlamentari la battaglia per la legge elettorale collegata deve essere netta  escluder liste bloccare e premi palesi o occulti e proporzionale pura essere netta ovvero escludere le coalizioni ed anche nei collegi uninominali NON PIU’ UN TERZO imporre il sistema binominale cioè doppia candidatura un uomo e una donna con possibilità di scelta non obbligatorietà di scelta candidato unico solo con primarie regolamentate da autorità indipendente.

O pensiamo che la riforma non passa ovvero è una stupidaggine opporsi al referendum propositivo in materia costituzionale. Nella legislatura 2013-2018 il Sento con presidenza di Centro Sinistra ha modificato il Regolamento del Senato senza pensare di adottare le regole minime per salvaguardare la Costituzione dalle manomissioni.

Invece sulla fiducia sulle leggi elettorali non ha richiamato l’art.72 c. 4 Cost. che la vieta, invece ha copiatola norma della Camera, che ha consentito con interpretazione superficiale alla Presidente Boldrini di porre 3 voti di Fiducia sulla legge elettorale 52/2015 funzionale alla deforma costituzionale, per fortuna annullata su ricorso da me promosso, che ha creato il precedente per approvare il rosatellum bis con 8 voti di fiducia.

La riduzione da 400 e 200 era stata sposata anche da esponenti del centro sinistra, che aveva l’occasione di rendere più difficile la manomissione della Costituzione bastava precisare nel Regolamento che i tre mesi decorrevano dalla seconda deliberazione ovvero non porre limiti all’emendabilità tra la prima e la seconda deliberazione in contrasto con il precedente Napolitano-Spadolini, sicuramente più autorevole perchè bicamerale di quello  monocamerale della Boldrini, per compiacere il governo. Lo avesse chiesto avrebbero concesso la fiducia anche sulle leggi di revisione costituzione. Hanno, comunque creato il precedente perchè  l’endiadi “leggi in materia costituzionale ed elettorale” non consente disparità di trattamento.

Ma il M5S era per il mantenimento della Costituzione, si potrebbe obiettare, ma sulle Province ha già cambiato idea. La corruzione dei politici è un problema, ma distruggendo la Costituzione non lo si risolve perché non si applica l’art. 53 Costituzione per cui tutti devono concorrere alle spese pubbliche in proporzione sostanze, tranne gli ex deputati contribuire in proporzione alle loro sostanze, ma se si deve compiacere alla demagogia lo riducono nella stessa misura se il vitalizio è l’unico reddito o la più grande percentuale dello stesso o invece si hanno redditi aggiuntivi per centinai a di migliaia di euro e non si osserva l’art. 23 procedendo con legge pur avendo la maggioranza assoluta delle Camere per sfuggire al controllo di costituzionalità.

Caro Gianni non ci devi più pensare più. Tu puoi riposare in pace. Noi no! Hai pagato i tuoi debiti con una malattia terribile per chi era conosciuto per la sua intelligenza, non sempre usata per il progresso dell’umanità. Ma la malattia colpisce anche chi ha osservato il codice penale e i principi etici.

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.