Besostri: da Brescia parte il nuovo assalto all’Italicum

BRESCIA. Felice Besostri è indiscutibilmente uno degli avvocati protagonisti della stagione dei ricorsi alla Corte Costituzionale contro le leggi elettorali. È stato uno degli affossatori del Porcellum ed ora festeggia per la sentenza sull’Italicum per cui ha presentato 22 ricorsi, di cui 8 già arrivati di fronte ai giudici costituzionali. L’avvocato Besostri ha presentato nei mesi scorsi un ricorso anche al tribunale di Brescia che prosegue il suo iter nonostante la sentenza della Corte Costituzionale.

E soddisfatto della decisione della Consulta?

Moltissimo, perché i giudici costituzionali non mettono una pietra tombale anche sulle eccezioni di costituzionalità dichiarate allo stato inammissibili. E proprio al tribunale di Brescia abbiamo presentato un ricorso sull’illegittimità costituzionale dell’Italicum per essere stata approvata con il ricorso al voto di fiducia alla Camera e con forzature procedurali al Senato come il super canguro. Il ricorso oltre ad essere stato presentato a Brescia è in tutti sensi bresciano.

In che senso?

Parte dalla forzatura utilizzata al Senato, definita super canguro, per tagliare tutti gli emendamenti a partire da quello a prima firma Paolo Corsini che prevedeva la possibilità di fare apparentamenti tra il primo e secondo turno. Se fosse stato approvato forse la vicenda dell’Italicum davanti alla Consulta avrebbe avuto un’altra storia. In ogni caso il 23 dopo l’udienza a Brescia faremo in incontro in città proprio con Paolo Corsini e nel ricordo di un politico socialista bresciano troppo presto dimenticato ovvero Guido Alberini. Ma tornando alla sentenza della Corte, rifornisce in termini generali altre importante indicazioni.

Ovvero?

Si è passati dall’idea per cui che le leggi elettorali sono costituzionalmente a quella che devono essere necessariamente costituzionali. E così se il processo di approvazione dell’Italicum, in una futura sentenza, dovesse essere considerato incostituzionale con la conseguente nullità della legge, tornerebbe il Consultellum anche per la Camera.

Nel frattempo però la Corte costituzionale ha detto chiaramente che serve omogeneità tra la legge per l’elezione della Camera e quella del Senato. Cosa ne dice?

La Corte esige una legge uguale per le due Camere, perché oggi le due leggi sono immediatamente applicabili, ma non contemporaneamente. Mi spiego se si sciogliesse il Senato si userebbe il Consultellum, o se venisse sciolta solo la Camere si potrebbe usare l’Italicum modificato. Ma non è possibile usare le due insieme.

Perché?

Per tre ragioni. La prima è che la soglie d’accesso sono differenti per Senato e Camera; il secondo motivo è che per Montecitorio si parla di liste mentre per Palazzo Madama di coalizioni. Infine perché resta aperta la questione della preferenza unica: in alcune situazioni, nello specifico al Senato non c’è la possibilità di introdurre la preferenze di genere.

Ma tornando ai ricorsi che sono ancora sul tavolo nei confronti dell’Italicum, non pensa che potrebbero essere superati dall’iniziativa dei partiti oggi in Parlamento e i cui rappresentanti giovedì hanno iniziato in Commissione Affari costituzionali alla Camera a prendere in esame le proposte di legge elettorali depositate?

Servirebbe una legge elettorale integrale e al momento non intravedo la volontà politica da parte dei partiti di realizzarla. Pensi che tra le 18 proposte di legge ce n’è anche una sulla falsariga del maggioritario all’inglese, con turno unico nei singoli collegi che sarebbe da un punto di vista costituzionale molto più legittimo di tutti quei sistemi proporzionali rafforzati dal premio di maggioranza. Resto convinto che da qui alla fine della legislatura non ci sarà tempo per riscrivere ex novo una legge elettorale.

Tornando alla sentenza sull’Italicum, sono stati salvati i capilista e il premio di maggioranza se una lista dovesse comunque raggiungere il 40%. Quindi parte della legge è salva?

Bisognerebbe chiarire che la Consulta risponde solo ai qu-siti che le vengono posti. Su questi due punti non sono stati ancora formulati e penso che se dovessero arrivare davanti alla Corte costituzionale sarebbe smontati anche questi due aspetti.

di Carlo Muzzi

Fonte: Giornale di Brescia

Nella foto gli Avv.ti  Besostri e Cinquepalmi

 

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.

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