No, caro Prodi, la socialdemocrazia non è un modello sociale antiquato
Tra tutti i commenti alla vittoria del NO al referendum svedese sull’entrata nell’area Euro mi ha sfavorevolmente colpito quello del Presidente della Commissione Europea, Romano Prodi, così come riportato dal Corriere della Sera: “Ha vinto la paura, la Svezia ha voluto preservare il suo antico modello sociale”. Altre agenzie stampa lo hanno riferito con l’espressione di “antiquato” modello sociale, che gli svedesi avrebbero avuto paura di perdere”. Si tratta di una gaffe politica, che ovviamente non è paragonabile con quella del Cavalier Berlusconi. Gli svedesi hanno votato nel 2002 sul loro sistema sociale dando una grande vittoria ai socialdemocratici, che da allora governano insieme agli eredi del partito comunista svedese e gli ecologisti. Il referendum era sull’entrata nell’area Euro non su un sistema sociale di welfare. Come tutti i sistemi sociali, anche quello svedese ha bisogno di aggiustamenti, ma definirlo antico od antiquato è sbagliato nel merito ed anche tatticamente: se si diffondesse l’idea che integrazione europea e protezione sociale sono tra loro incompatibili, danneggiata sarebbe l’idea di Europa presso i lavoratori e le lavoratrici. Credo che nelle dichiarazioni, a caldo, di Prodi giochi un antico riflesso, antisocialista, già espresso in un’intervista alla rivista il Regno di Bologna ai tempi dell’investitura come leader dell’Ulivo. Prodi ha sempre ritenuto che con il crollo del comunismo, anche il socialismo, per quanto democratico fosse, dovesse scomparire: una vecchia idea di La Pira che assegnava al cristianesimo politico l’eredità del comunismo. Se si dovesse fare una lista unica per le elezioni europee 2004 e successivamente il partito unico riformista, con queste premesse, mai gli eletti entreranno a far parte del gruppo parlamentare socialista ed il Partito nel PSE. Per fortuna questa opinione non è condivisa da larghi settori della sinistra italiana. Nella futura Europa il confronto è tra il Partito Popolare Europeo, che ha perso ogni connotato democratico cristiano o cristiano sociale, ed il PSE. Si sta di qua o di là, certamente con originalità e con spirito di apertura, ma non si devono correre avventure in nome di un provincialismo italiano, questo sì antimoderno, e di una presunzione da primi della classe. Sull’esito del referendum svedese semmai ha influito il fatto, che con gli sforamenti accertati di Francia e Germania rispetto ai parametri di Maastricht e quelli annunciati dell’Italia, l’Euro ha acquisito una cattiva reputazione presso i piccoli paesi, come la Svezia. Se sei un grande paese i vincoli non valgono. Una giusta reazione di orgoglio e dignità, che è possibile superare in un prossimo futuro se non si pretende, come Prodi, che gli svedesi cambino opinione sul loro ottimo sistema sociale. Felice Besostri 15 settembre 2003
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