Intervento dell’on. Felice Besostri alla conferenza internazionale per i 25 anni di Fondazione di Solidarnosc (29–31 agosto 2005, Varsavia-Danzica).
“Signor Presidente, con Solidarnosc ed il successivo crollo dei regimi comunisti comincia di nuovo una storia comune dell’Europa, perché una divisione netta dell’Europa in ovest ed est non appartiene alla storia (e nemmeno alla geografia): cinquant’anni di divisione politica e di sistema economico non potevano far scomparire una civiltà europea con una sua cultura comune più che millenaria. Tre fatti devono essere considerati congiuntamente:
1) la Primavera di Praga
2) la Fondazione di Solidarnosc ed il suo primo successo con gli accordi di agosto
3) il tentativo di riforma di Gorbacev.
Nel primo caso un partito comunista della periferia fu il leader del cambiamento e i suoi dirigenti furono imprigionati. Nel secondo, un regime comunista ha avuto la possibilità di riformare il sistema con l’aiuto di un movimento espresso dalla e rappresentativo della società civile, in particolare dei lavoratori. La risposta fu il colpo di stato di Jaruzelski. Il terzo, fu il tentativo al centro dell’impero e di un partito comunista onnipotente: il partito comunista dell’Unione Sovietica.
Noi sappiamo come questo tentativo è finito. Tutti e tre questi fatti hanno dimostrato che il sistema comunista non era riformabile né dall’alto, né dal basso, né dalla periferia, né dal centro. La sola possibilità era quella di organizzarne la transizione, pacifica se possibile, dalla dittatura alla democrazia e questo è stato il grande merito di Solidarnosc. La Polonia è stata, altresì, importante per la sinistra del mio Paese, l’Italia, che grazie ai fatti polacchi ha abbandonato ogni illusione sui regimi comunisti e la loro riformabilità. Le differenze, in alcuni casi addirittura le contrapposizioni, registrate nella sinistra italiana sui fatti ungheresi del 1956 e quelli cecoslovacchi del 1968, non si sono riprodotte sui fatti polacchi. Questo è dipeso da una evoluzione propria della sinistra italiana ma anche dalla presenza sulla soglia di Pietro di un Papa come Giovanni Paolo II.”