Seconda lezione tedesca (e con qualche consiglio ai tedeschi)

 

I sistemi politici non si fondano soltanto sulle norme, ma anche sulla cultura politica ed i conseguenti comportamenti. In Italia risultati come quelli tedeschi sarebbero stati una pacchia per liberali e verdi, che avrebbero alzato il prezzo verso i due maggiori partiti od addirittura avrebbero rivendicato il cancellierato. L’unico freno sarebbe stato costituito dal fatto che nessuno di loro, singolarmente considerato, sarebbe stato decisivo ai fini della maggioranza. Tuttavia un bel patto di staffetta avrebbe risolto tutti i problemi. In Germania non sarà così, il Cancelliere sarà socialdemocratico o democristiano, quale sia l’alleanza che ne uscirà: Grosse Koalition, Semaforo o Jamaica.

Il Cancelliere viene eletto dal Bundestag senza dibattito su proposta del Presidente federale (art. 63.1 GG). Il Presidente Koehler è stato eletto dall’Assemblea Federale grazie ad una maggioranza dominata dai democristiani, ma non credo che agirà su suggestioni di partito: la sua autorevolezza ne sarebbe minacciata. L’incarico, per consolidata prassi costituzionale, va al leader della formazione politica di maggioranza relativa. Se si considerano i partiti, la SPD è il partito con il maggior numero di seggi, ma se il punto di riferimento sono i gruppi parlamentari, l’Unione CDU-CSU sopravanza di tre seggi la socialdemocrazia. Ritengo che Koehler in prima battuta proporrà la Merkel, anche per la considerazione che tra la coalizione rosso verde e quella giallo nera, che si erano presentate agli elettori, la seconda ha un vantaggio di 13 seggi. A mio avviso, vi è un’altra ragione per una precedenza della Merkel nelle proposte del Presidente federale: i Laender guidati dalla CDU-CSU sono nettamente maggioritari nel Bundesrat, la seconda camera federale, rappresentativa dei governi regionali, e quindi l’approvazione delle leggi sarebbe stata facilitata in tutte quelle materie, che prevedano il suo concorso nel procedimento legislativo.

La costituzione tedesca, la Grundgesetz, prescrive che è eletto Cancelliere “chi riunisce su di sé i voti della maggioranza dei membri del Bundestag(art.63.2 GG). Il prossimo Bundestag sarà di 613 membri (598+15 seggi aggiuntivi), occorrono dunque 307 voti e l’Unione e la FDP ne hanno appena 286. Il  Bundestag non è vincolato dalla proposta del Presidente federale ed, infatti, entro 14 giorni dalla votazione, sul nome proposto dal Presidente, andata a vuoto, può “eleggere un Cancelliere federale a maggioranza dei suoi membri” (art. 63.3 GG). Tuttavia se tale votazione non viene effettuata “ha luogo immediatamente una nuova elezione, nella quale è eletto colui che ottiene il maggior numero di voti” (art. 63.4, primo periodo GG ), con la conseguenza che, se la maggioranza  non coincide con quella assoluta, il Presidente federale, entro sette giorni, ”deve nominarlo o sciogliere il Bundestag” (art. 63.4, ultimo periodo GG), in altre parole indire nuove elezioni. Una volta che il Presidente federale decida di nominare il Cancelliere eletto con la sola maggioranza relativa, costui avrà difficoltà di far passare in aula le sue leggi, ma non potrà essere rovesciato facilmente, perché la Costituzione tedesca impone il cosiddetto voto di sfiducia costruttivo, per il quale ”il Bundestag può esprimere al Cancelliere federale la sfiducia soltanto quando elegge a maggioranza dei suoi membri un successore e chiede al Presidente federale di revocare il Cancelliere federale” (art. 67 GG). Una tale eventualità in questa 16esima legislatura è esclusa, in quanto presupporrebbe un’intesa politica con la Linke, allo stato non ipotizzabile.

I rapporti tra SPD e Linke sono ufficialmente e di fatto pessimi, come in precedenza con la PDS, tuttavia ciò non impedì, nel passato, che in alcuni Laender i governi della SPD fossero sostenuti dalla PDS. Come gia accennato questa campagna elettorale anticipata non è un viatico per il miglioramento dei rapporti. Oltre che la difficoltà di un’intesa con gli eredi della SED, vi è stata la miniscissione della SPD ad impedire rapporti normali tra le due formazioni di sinistra. Tuttavia vi è una fascia di elettorato di sinistra che si sposta tra i due partiti ed il cui comportamento è più razionale di quello della dirigenza. Nel 2002 l’elettorato PDS dei Laender orientali fu decisivo per la vittoria della SPD, anzi l’esodo fu talmente massiccio che la PDS non superò la clausola di sbarramento ed elesse soltanto due parlamentari (ne sarebbe bastato un terzo per concorrere al riparto proporzionale dei seggi). Il comportamento intelligente, da voto utile, dell’elettorato PDS non è stato ricambiato dal governo rosso-verde: questa volta hanno prevalso le considerazioni sociali ed i disoccupati hanno votato per la  Linke sia ad Est (massicciamente) che ad Ovest. Paradossalmente il successo della sinistra alternativa è il frutto della generale convinzione che la Merkel avrebbe vinto, se non con la maggioranza assoluta, con un ampio margine di vantaggio. Se si fosse saputo, anzi previsto, che la differenza sarebbe stata un modesto 0,9%, ci sarebbe stata una forte propensione, come nel 2002, al voto utile ed ancora una volta la SPD sarebbe stata la Fraktion (gruppo parlamentare) più grande e, quindi, con diritto alla precedenza nella proposta del Presidente federale. Con una previsione di sconfitta la spinta a votare col cuore, più che con la testa, era naturale: il dissenso con le riforme schroederiane del Welfare è troppo netto per non influire sul voto. La sinistra, nel suo complesso, ha soltanto moderatamente recuperato l’astensionismo degli elettori socialdemocratici, che sono stati decisivi per le precedenti sconfitte. Nel maggio di quest’anno nella Renania Settentrionale Vestfalia (NRW) la SPD perse un milione e mezzo di voti rispetto al 2002 e la CDU conquistò il bastione socialdemocratico con un incremento di voti, sempre rispetto al 2002, di appena 20.000 unità. Con una Linke sotto al 5% l’Unione CDU-CSU con i liberali avrebbe avuto la maggioranza assoluta. Con la Linke appena sopra il 5%, ma soltanto nel caso che i voti perduti fossero andati alla SPD, sarebbe stato assicurato l’incarico a Schroeder di formare il governo. La necessità in un prossimo futuro di affrontare realisticamente i rapporti fra i partiti di sinistra si impone: per la serie non facciamoci del male! La miniscissione di Lafontaine ha indebolito la SPD, ma la socialdemocrazia tedesca coltiverebbe una pia illusione se pensasse che senza Lafontaine ed i suoi seguaci nel partito e nel sindacato gli incrementi della Linke sarebbero stati automaticamente voti acquisiti per la SPD. Dal suo canto la Linke dovrà farsi guidare dalla politica e non dal risentimento e dimenticare vecchi slogan del tipo: “Wer hat uns verraten? Die Sozialdemokraten!” (trad. Chi ci ha tradito? I socialdemocratici!). Se si incomincia a ragionare in una prospettiva europea, o addirittura planetaria, la prospettiva nazionale si restringe obiettivamente: per tutti la questione principale dovrebbe essere come sconfiggere il neoliberismo selvaggio, la restrizione della democrazia, la disoccupazione di massa, il crescente divario di sviluppo tra le diverse aeree del mondo, come ottenere un distribuzione più equilibrata delle risorse, dei redditi, dei servizi e come garantire l’accesso di tutti all’istruzione, alla sanità, all’acqua ed infine, come controllare i flussi finanziari speculativi in una logico di sviluppo e l’uso ragionevole delle risorse, con particolare attenzioni a quelle non rinnovabili. Il processo è soltanto all’inizio ed in questa fase ci si deve, realisticamente, accontentare che si allarghi la presa di coscienza della sua necessità per un rinnovamento della sinistra, ed in primo luogo di quella parte, che ha la maggiore responsabilità di rappresentare gli interessi delle classi popolari, cioè della socialdemocrazia. Terza Via e Neue Mitte non sono più parole d’ordine attrattive o prospettive politiche di lungo corso, tuttavia per il loro abbandono il prezzo da pagare è molto minore di quello della cosiddetta sinistra alternativa, che non ha ancora metabolizzato il crollo del comunismo reale e non si è ancora impegnata in una deciso, conseguente e perciò radicale riformismo. La costruzione dell’Unione in Italia, con l’affossamento della federazione dei riformisti, potrà essere, in caso di vittoria nel 2006 una prima risposta alla sfida della cooperazione delle varie anime della sinistra per il governo di un paese europeo. Queste potenzialità hanno bisogno di due condizioni: una più netta caratterizzazione a sinistra dei DS e la prosecuzione del processo di revisione di Rifondazione. La logica del dibattito, del confronto ed anche dello scontro politico-ideologico dovrà, insomma, sostituirsi all’attuale divisione dei compiti tra una sinistra moderata o ragionevole ed una estremista, movimentista ed alternativa (uso questa aggettivazione, ”alternativa”, con estrema riluttanza e solo per piegarmi ad un uso corrente. Per me se una sinistra non è alternativa, che sinistra è?). Tornando alla Germania ed alle sinistre tedesche si deve rimarcare che l’esistenza di una forte Linke non è stato di ostacolo alla ripresa della SPD. Esemplare è il caso della NRW, il Land che con la sconfitta socialdemocratica del maggio 2002 ha convinto il Cancelliere ad anticipare le elezioni. Nelle elezioni regionali la CDU si era imposta come il primo partito con il 44,8% dei voti, che unito al 6,2% dei liberali, ha prodotto una stabile maggioranza assoluta. La sconfitta della SPD è stata epocale scendendo al 37,1% in un Land dove aveva goduto, in passato, anche della maggioranza assoluta da sola. La sinistra alternativa nel maggio 2005 aveva raccolto un misero 2-2,5%. Nella stessa regione, appena 4 mesi dopo la SPD torna ad essere il primo partito con il 40% dei voti e la CDU precipita al 34,4% e la Linke con il 5,2% supera la clausola di sbarramento. Analizzando 5 collegi elettorali della NRW, i due di Duesseldorf ed i tre di Essen, si nota come una parte dell’elettorato della Linke in una percentuale tra il 15% ed il 20% nel voto maggioritario si sposta sulla SPD, che conquista anche i voti dell’alleato di governo. Nel collegio Duesseldorf II tra il proporzionale ed il maggioritario la SPD conquista più di sette punti percentuali. Lo stesso incremento lo registra anche nel collegio Duesseldorf I, ma resta uno di pochissimi collegi CDU, grazie ai liberali che trasferiscono ben il 9% dei voti alla CDU (dal 14,2% del proporzionale scendono al 5,2% del maggioritario). In quello specifico caso la SPD non avrebbe vinto neppure se la Linke avesse ottenuto 0 voti nel maggioritario. Nei tre collegi di Essen la SPD ritrova gli antichi splendori superando in due di essi il 50% e al 48,1% nel restante. La dinamica dei rapporti elettorali a sinistra si osserva ancor meglio della sottostanti tabelle relative ad 8 dei dodici collegi maggioritari della Grande Berlino:

 

 

 

1) Berlin-Charlottenburg – Wilmersdorf

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

33.6 %

31.2 %

27.3 %

30.3 %

SPD

44.0 %

41.7 %

32.0 %

32.8 %

GRÜNE

11.1 %

14.2 %

19.4 %

22.5 %

FDP

5.5 %

9.3 %

12.3 %

9.1 %

Die Linke. / PDS

4.5 %

2.0 %

5.8 %

2.3 %

Sonstige

1.3 %

1.6 %

3.2 %

3.0 %

 

 

 

2) Berlin-Neukölln

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

33.6 %

36.6 %

28.5 %

33.8 %

SPD

39.3 %

41.9 %

34.6 %

36.3 %

GRÜNE

9.5 %

9.3 %

13.1 %

13.6 %

FDP

3.6 %

6.1 %

8.5 %

7.1 %

Die Linke. / PDS

6.7 %

3.5 %

8.7 %

3.1 %

Sonstige

4.3 %

2.6 %

6.6 %

6.1 %

 

 

 

3) Berlin-Lichtenberg

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

13.7 %

16.9 %

12.6 %

16.1 %

SPD

32.2 %

32.5 %

34.4 %

38.7 %

GRÜNE

4.3 %

4.1 %

6.4 %

5.3 %

FDP

2.7 %

3.7 %

4.7 %

4.2 %

Die Linke. / PDS

42.9 %

39.6 %

35.6 %

29.3 %

Sonstige

4.2 %

3.2 %

6.3 %

6.4 %

 

4) Berlin-Treptow - Köpenick

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

16.6 %

18.1 %

15.2 %

17.5 %

SPD

33.3 %

39.3 %

36.6 %

41.2 %

GRÜNE

4.0 %

5.1 %

6.3 %

7.6 %

FDP

2.4 %

4.2 %

5.6 %

4.8 %

Die Linke. / PDS

40.4 %

30.1 %

28.4 %

23.4 %

Sonstige

3.3 %

3.2 %

5.9 %

5.5 %

 

 

 

5) Berlin-Marzahn - Hellersdorf

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

16.2 %

18.0 %

14.1 %

17.7 %

SPD

29.0 %

33.7 %

34.1 %

38.8 %

GRÜNE

3.7 %

2.6 %

5.2 %

4.7 %

FDP

3.0 %

3.5 %

5.0 %

4.6 %

Die Linke. / PDS

42.6 %

37.7 %

34.4 %

27.3 %

Sonstige

5.5 %

4.5 %

7.2 %

6.9 %

 

 

 

6) Berlin-Friedrichshain – Kreuzberg – Prenzlauer Berg Ost

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

11.3 %

13.0 %

11.0 %

12.8 %

SPD

20.8 %

29.1 %

37.3 %

39.2 %

GRÜNE

43.2 %

31.6 %

21.8 %

23.1 %

FDP

2.7 %

3.0 %

4.6 %

3.8 %

Die Linke. / PDS

18.0 %

21.4 %

20.8 %

17.2 %

Sonstige

4.0 %

1.9 %

4.5 %

3.9 %

 

 

 

 

7) Berlin-Steglitz - Zehlendorf

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

40.0 %

38.4 %

32.0 %

35.3 %

SPD

38.7 %

40.8 %

30.4 %

31.6 %

GRÜNE

10.0 %

10.0 %

15.9 %

18.2 %

FDP

5.3 %

7.4 %

12.9 %

9.7 %

Die Linke. / PDS

3.9 %

1.5 %

5.3 %

1.9 %

Sonstige

2.1 %

1.9 %

3.5 %

3.3 %

 

 

 

8) Berlin-Tempelhof - Schöneberg

 

Partei

Erststimmen

Zweitstimmen

Angaben in %

2005

2002

2005

2002

CDU

32.8 %

34.6 %

27.3 %

32.0 %

SPD

34.2 %

35.7 %

34.5 %

35.0 %

GRÜNE

21.0 %

20.0 %

16.8 %

18.7 %

FDP

4.1 %

5.7 %

10.0 %

7.8 %

Die Linke. / PDS

4.7 %

1.7 %

6.8 %

2.4 %

Sonstige

3.2 %

2.3 %

4.6 %

4.1 %

 

 

Le prime 7 indicano situazioni di voto utile di cui, secondo i casi, hanno beneficiato i vari partiti. Nella 8 abbiamo, invece, un esempio di voto fedele (parteitreue Stimme) e voto di dispetto. A Berlino più che il trasferimento di voti da Linke a PDS è il fenomeno contrario che si osserva. In ogni caso i voti trasferiti dalla Linke alla SDP non sono mai stati determinanti per l’elezione del socialdemocratico (tab.1 e 2), anzi il trasferimento al candidato dei Verdi invece che al socialdemocratico ha fatto correre il rischio che il collegio diventasse il secondo della CDU  a Berlino (tab. 8). Nei collegi delle tabelle 3 e 5 sono state rielette 2 donne della PDS, le uniche parlamentari della passata legislatura federale. In tutti i due casi la Linke era il partito di maggioranza relativa nella parte proporzionale. Il segnale forte dell’elettorato è stato dato nel Collegio Berlin-Treptow-Koepenick, quello che ha eletto Gregor Gysi, il leader della PDS ed uno dei dioscuri della Linke.                                                                                                                                                                                                                   

Nel voto proporzionale (Zweitstimme) la SPD è di gran lunga il primo partito del collegio con il 36,6%, seguita dalla Linke con il 28,8%, che pure ha sottratto voti a tutti, dalla SPD (-4,6%) alla CDU (-2,3%, di cui soltanto lo 0,8 a favore degli alleati liberali), ai Verdi (-1,3%). Ebbene, nel voto maggioritario (Erststimme) Gysi è eletto con il 40,4% grazie al voto socialdemocratico (3,3%) e Verde (2,3%) ma anche da altri settori, come i liberali (-2,3% di cui solo l’1,4% trasferito alla CDU) od addirittura dei democristiani, attraverso il passaggio FDPCDULinke!

Nulla di sorprendente nei Laender Orientali, il passaggio di voti diretto dalla CDU a Linke è stato frequente tra gli elettori in stato di disoccupazione.

Nella scelta degli elettori di Berlin Treptow può avere giocato anche il fatto, che era comunque necessario far giungere la Linke al terzo mandato diretto, che è l’altra possibilità, oltre il superamento del 5% dei voti su scala nazionale per concorrere alla ripartizione proporzionale dei seggi: condizione essenziale per sbarrare la strada alla maggioranza assoluta CDU-CSU-FDP.

La personalità del candidato gioca anche un ruolo nella differenziazione del voto tra maggioritario e proporzionale. Il voto proporzionale è dato al partito e serve ad eleggere i candidati secondo l’ordine bloccato di lista della circoscrizione regionale. Queste liste bloccate, però, è bene sottolinearlo, hanno poco a che vedere con l’estromissione della democrazia nella scelta dei candidati, sul modello della legge elettorale regionale toscana e della legge-truffa, che stava scodellando il Polo. In Germania le candidature sono decise in Congressi di partito o da assemblee di delegati con largo anticipo e nel rispetto delle procedure statutarie.

Ogni iscritto ha azione innanzi alla giustizia ordinaria se lo statuto fosse violato: nulla a che vedere con l’arbitrio dei partiti e soprattutto delle coalizioni in Italia.

Come esempio della personalità del candidato vi è il collegio Berlin-Kreuzberg (tabella 6).

Nel voto proporzionale la SPD è il primo partito con il 37,3%, una percentuale inferiore appena del 1,9% rispetto al 2002 (nel collegio Berlin Treptow la perdita è stata del 4,6%) seguito, eccezionalmente dai Verdi con il 21,8% ed infine dalla Linke al 20,8%. Nel voto maggioritario il Verde balza al primo posto con il 43,2% grazie soprattutto a voti SPD (-16,5%), ma anche della Linke (-2,8%).

Nel collegio Berlin Steglitz (tab. 7) il voto utile ha funzionato a favore della CDU, che ha avuto il riporto integrale dei voti liberali ed è passata dal 32% proporzionale al 40% maggioritario, mentre per il candidato socialdemocratico il riporto non è stato sufficiente.

Il pregio del sistema tedesco è quello di consentire un voto a favore del candidato del Collegio uninominale preferito e nel contempo di non rinunciare al voto ideologico di partito, che è quello decisivo per il riparto dei seggi.

Il sistema tedesco non è un sistema misto in senso proprio, ma un proporzionale razionalizzato, anche se di partenza il 50% dei 598 seggi ordinari del Bundestag sono nominati con un sistema maggioritario ad un turno, perché il risultato finale è rigidamente proporzionale attraverso i cosiddetti seggi aggiuntivi, un meccanismo analogo in parte a quello del Tatarellum.

La grande differenza è che nella legge elettorale regionale ordinaria italiana (Il Tatarellum appunto) la riproporzionalizzazione è fatta per dare un premio di maggioranza, cioè per sconfessare la proporzione tra voti e seggi, mentre in Germania serve a ristabilirla.

Osservando il sistema tedesco con occhi italiani, ci si sorprende come il voto utile non sia utilizzato al massimo delle sue potenzialità, cioè accentuando la differenziazione di voto, sia in senso positivo per far eleggere un candidato più affine, sia in senso negativo per punire un candidato (che è quello che si osserva nel Collegio di Berlin Tempelhof, dove la Linke ha preferito trasferire voti ai Verdi che alla SPD, pur minacciata da un sorpasso CDU, che poteva tranquillamente avvenire con un ulteriore apporto di voti liberali superiore al 1,4%.

L’equilibrio tra voto per il candidato e voto per una maggioranza si raggiunge, a mio avviso, con il sistema del maggioritario a doppio turno alla francese o con il proporzionale alla tedesca.

Tuttavia non bisogna farsi prendere da passione per sistemi elettorali altrui, come in un certo periodo è stato di moda anche nel nostro paese con i referendum che avrebbero introdotto un maggioritario ad un turno all’inglese.

Per i sistemi elettorali valgono le stesse regole che per il trapianto di organi: bisogna verificare la compatibilità con l’organismo nel suo complesso.

Con la cultura politica italiana, patria del trasformismo, dell’inciucio e della desistenza, il sistema tedesco potrebbe diventare il festival dell’imbroglio.

In zone a controllo social-clientelare del voto il voto utile si trasformerebbe in voto di scambio.

In altre parole il candidato, o chi per lui, che controllasse un bel pacchetto di voti nel suo collegio, tuttavia insufficiente per essere sicuramente eletto, potrebbe dirottare voti su un partito nella parte proporzionale in cambio di un sostegno nel maggioritario.

Per tale via si avrebbe, da noi, una ulteriore frammentazione del sistema politico.

Il sistema tedesco, in assenza di partiti forti e a struttura democratica, potrebbe dare risultati controproducenti di malcostume politico.

Sia chiaro che la flessibilità italiana non sempre è negativa: con i risultati tedeschi una soluzione si sarebbe rapidamente trovata. Persino nel periodo della guerra fredda e del fattore K i comunisti (non gli ex o i post) non sono mai stati posti in un ghetto, sempre negli enti locali, ma anche in Parlamento (unità nazionale, compromesso storico).

Le diversità tra SPD e Linke/PDS sono indubbiamente molte e la campagna elettorale è stata aspra e polemica, ma in un sistema democratico i voti non sono dei partiti, ma degli elettori, che come cittadini sono uguali dinanzi alla legge. Osservando una carta geografica della Germania, si nota una bella fattura tra Nord protestante e Sud cattolico, non dovrebbe aggiungersi una ulteriore frattura politica tra Ovest ed Est, quella economica e sociale, che già esiste, è più che sufficiente.

Milano, 26 settembre 2005

Felice Besostri