In mezzo al gua(d/n)o
La Margherita a grande maggioranza ha detto no al listone per le prossime elezioni politiche per la parte proporzionale della Camera dei Deputati.
Il panico si è diffuso tra i sostenitori della Federazione dell’Ulivo perché il no! alla lista unica significa in realtà un no! verso il partito riformista, cioè all’ipotesi vera dei sostenitori delle liste uniche dell’Ulivo.
Questo è il problema maggiore perché Rutelli riconferma la validità della Federazione ed, invero, Rutelli è un uomo d’onore.
Se la decisione tecnico-politica della Margherita è solo quella e non nasconde altro, il dramma è soltanto di coloro che vedevano nella FED il cavallo di Troia del Partito Riformista.
Se si pensa che il no! alla lista unica dell’Ulivo nasconda altro, allora è opportuno che scoppi lo scandalo.
Il centro-sinistra e l’opposizione tutta potrebbero fare il gioco di una destra in crisi soltanto se incominciassero a scatenare un maccartismo ulivista, se si pensasse di ribaltare a breve la decisione della Margherita e di mettere Rutelli con le spalle al muro perché fa quello che ha sempre voluto fare e che gli altri fingevano di non capire o di passarci sopra, perché memori di altri slogan pensavano che HA DA VENI’ PRODI!
Se si prende l’intervista di Rutelli a Repubblica del 22 maggio e si pensa che è un uomo d’onore dovremmo rallegrarci per il chiarimento.
La Margherita è nel centro-sinistra e vuole contribuire alla vittoria del centro-sinistra.
Se Rutelli non è un uomo d’onore non aveva, né ha, senso farci insieme liste unite ed una Federazione riformista.
D’altro canto la parte proporzionale riguarda il 25% di una sola camera e già era chiaro che Rifondazione si sarebbe ripresentata con il suo simbolo.
Altro motivo: il listone non ha avuto un successo eclatante, un buon risultato, ma non nettamente migliore della presentazione delle liste divise.
In Piemonte con le liste divise la Bresso è la presidente della Regione, in Lombardia con la lista unita continua a governare Formigoni.
Inoltre, la lista unita non comprendeva fino ad oggi né verdi, né comunisti italiani, né l’Italia dei Valori, né l’Udeur, che ne facciamo di queste formazioni, proprio nella parte proporzionale nella quale il centro-sinistra ha scontato i peggiori risultati, anche nel 1996?
Paradossalmente il fallimento della lista unitaria riformista potrebbe portare al paradosso di avere, anche nella parte proporzionale il simbolo unico dell’Unione. Non lo credo ma è possibile.
Nella vicenda la parte più preoccupante sono le reazioni a sinistra.
Per i DS siamo al lutto nazionale, cioè non hanno una politica di ricambio.
Per Rifondazione è semplicemente la fine dei partiti unici, in altri termini non offre alcuna alternativa alle forze di sinistra orfane della lista unica o contrarie alla Federazione.
Lo SDI se ne esce con la proposta di lista di Unità Socialista, dimenticando che la prima unità che si dovrebbe fare è quella tra le forze che militano nel PSE e nell’Internazionale Socialista.
Perché questo è il problema: Rutelli rifiuta (ha sempre rifiutato) ogni ipotesi socialdemocratica, si compiace della perdita di voti laburisti a favore dei liberaldemocratici e dopo le elezioni tedesche nella Romania Settentrionale Vestfalia si compiacerà del risultato della FDP.
In questo non ha opinioni diverse da Prodi, che le ha espresse con coerenza a partire dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 sulla rivista il Regno.
Rutelli dalla Federazione vuol far crescere il Partito Democratico, cioè non vuole cose diverse da molti sostenitori tattici del Partito Riformista all’interno dei DS.
Dove è lo scandalo per una formazione come la Margherita?
Lo scandalo semmai è nella condivisione del progetto da parte di chi, tuttavia, milita in un partito membro del P.S.E. e dell’Internazionale Socialista.
La Margherita di Rutelli mette semplicemente alla luce i limiti di un bipolarismo imposto dalla legge elettorale ed estremamente personalizzato nelle figure emblematiche del Cavaliere e di Prodi, tanto che pensano a liste con il loro nome.
Senza questa legge elettorale pasticciata la dialettica politica sarebbe più vera e corrispondente alle differenze sociali presenti nel nostro paese.
Il 12 giugno si celebra un referendum abrogativo importante: il primo promosso da un ampio arco di forze politiche progressiste e laiche. Nei casi precedenti erano gli oppositori clericali che volevano cancellare la legge.
La Margherita si è sottratta all’impegno referendario ed anche l’Italia dei Valori non ha una posizione unitaria: sulla eterologa vacillano persino Amato e D’Alema.
La prudenza è necessaria per evitare di far risaltare la divisione del centro-sinistra come una questione importante.
Bene o male la presentazione di una o più liste dell’Ulivo è una questione puramente tattica a meno che non ci fossero retropensieri non enunciati ufficialmente. Per esempio, in nessun Congresso DS si è votato sul partito riformista.
L’unica guida al dibattito dovrebbe essere la valutazione su quale assetto elettorale sia più vantaggioso, cioè farne un problema pratico e non una questione emotiva, né tantomeno simbolica.
In realtà una FED competente in politica estera, istituzionale e nelle grandi scelte di politica economica è un partito travestito da federazione se accompagnato da una lista unica elettorale: questo obiettivamente non c’è più.
Di questo, chi si è opposto, non può rammaricarsene, tuttavia si deve riconoscere che era l’unica novità e l’unico progetto in campo.
A Sinistra, come all’Ovest, niente di nuovo: evidentemente lo status quo è soddisfacente. A Cuba Castro continua al potere, nelle foreste del Chiapas c’è sempre un’alternativa in armi. Manca in Italia un soggetto politico a sinistra, unitario ed europeo, alternativo, laico, riformatore ed interprete del disagio sociale e protagonista nel dibattito, che investe la sinistra e, in particolare, il socialismo democratico in Europa e nelle altre aree investite dalla globalizzazione.
Sentiamo mai far riferimento ad un modello italiano negli altri paesi, come qui ci si richiama a Blair o a Zapatero? Difficilmente, fino a quando le parole d’ordine saranno Occidente, guerra giusta, democrazia da esportare e W il Papa.
Milano, 23 maggio 2005
Felice Besostri