Pregiudizi duri a morire

 

Il Corriere della Sera (17 giugno 2005, p. 12) informa che il Papa Benedetto XVI ha fermato il processo di beatificazione di Padre Leon Dehon. Padre Dehon ebbe tanti meriti come apostolo sociale, ma si lasciò andare ad espressioni antisemite particolarmente forti: «Gli ebrei sono assetati di denaro. Stanno conquistando le nostre finanze e cercano di asservirci. Hanno ruoli rilevanti, controllano la stampa e dunque contribuiscono a formare l’opinione pubblica. Riempiono le nostre scuole pubbliche e stanno entrando nei gangli della magistratura e della pubblica amministrazione. È una conquista già iniziata ed in stato avanzato.»

Le proteste per una tale beatificazione sono naturali e si può dare atto al Papa di essere stato sensibile all’argomento, ignorando la difesa di Padre Dehon. Per i dehoniani non si tratta di vero e proprio antisemitismo, ma di “antigiudaismo morale”, diceva, infatti, che gli ebrei «hanno Cristo come nemico», né bisogna dimenticare che fino alla svolta conciliare gli ebrei erano “perfidi giudei” per una nota preghiera cattolica.

Ebbene per l’autore dell’articolo, un non meglio identificabile L. Acc., la decisione del Papa è così commentata: «Al nuovo Papa non conviene inimicarsi, fin dall’inizio, il mondo ebraico internazionale»!

Povero Padre Leon Dehon, vittima a più di centoventi anni dei fatti dell’ebraismo internazionale, che tuttora “forma l’opinione pubblica”, per cui, neppure al Papa, conviene scontrarsi con questa potente lobby!

A L. Acc. per riflesso immediato non è venuto in mente che sinceramente Benedetto XVI fosse preoccupato di beatificare un antisemita, anche in assenza di reazioni?

Milano, 20 giugno 2005

Felice Besostri