La Natura Ha Paura Del Vuoto: La Sinistra No, Ci Sguazza

Una risposta a “Nella politica italiana c’è un vuoto da colmare” di Achille Occhetto

 

 

Difficilmente nella diagnosi ci sono dissensi invalicabili: è nella terapia che i medici accorsi al capezzale della sinistra si dividono.

A differenza di Occhetto, non penso che il programma sia tutto, se mancano altre condizioni.

Sul programma, poiché Rifondazione è essenziale per la vittoria dell’Unione, si può tirare la corda ed ottenere un programma avanzatissimo: sulla carta!

Sarà la gestione del potere ad essere decisiva e la gestione è condizionata sia dai rapporti di forza interni, che dall’ambiente, in cui si sviluppa l’azione. Per quanto ci riguarda i contesti determinanti sono quelli europei, in primo luogo l’Unione Europea, e le relazioni euro-atlantiche, in una più ampia dimensione globalizzata della finanza, dell’economia e della politica.

Dunque non è solo un problema di programmi, ma anche di strumenti, vorrei dire soprattutto di strumenti, ma questa espressione deve essere attenuata.

Dall’intreccio tra programmi e strumenti, dalla loro stretta relazione nasce l’azione politica.

Per quanto l’azione internazionale del governo Blair sia stata vituperata a sinistra, per quanto abbia fatto propri elementi del thacherismo, il Labour Party resta un partito di sinistra, che come tale si qualifica, per esempio difendendo la sanità pubblica.

La prima scelta istituzionale e politica da fare, vista la dimensione sovranazionale dei problemi, è quella dello schieramento con le formazioni più affini: dunque con l’Internazionale Socialista ed il Partito di sinistra, che come tale si qualifica, per esempio difendendo la sanità pubblica.

La prima scelta istituzionale e politica da fare, vista la dimensione sovranazionale dei problemi, è quella dello schieramento con le formazioni più affini: dunque con l’Internazionale Socialista ed il Partito del Socialismo europeo.

Ciò detto non significa ignorare le deficienze politiche ed organizzative del P.S.E. e della I.S., che sono gravissime, ma senza quei partiti non esiste neppure in fieri od in potenza la possibilità stessa di agire su scala europea ed internazionale, non solo nell’opinione pubblica ma avvalendosi della presenza istituzionale negli Stati, nei Governi e nelle istituzioni europee ed internazionali.

Non basta far parte di un’organizzazione politica internazionale, se questa non è capace di suscitare movimenti nella pubblica opinione, momenti di lotta, coordinamento di politiche nello scenario internazionale.

C’è una domanda di nuove relazioni internazionali, di un nuovo ordine mondiale più equo e solidale, che richiede nuove forme di azione ed alleanza.

Il Forum Sociale Mondiale è stato un importante laboratorio e punto di incontro e contaminazione di diverse espressioni della sinistra e non solo.

In Europa la svolta che Bertinotti ha impresso alla Sinistra Unita Europea pone le condizioni di nuove forme di collaborazione, che l’antica contrapposizione tra socialdemocrazia e comunismo impediva.

Per tornare all’Italia, la prima anomalia è costituita proprio dall’assenza di una formazione politica che nella struttura organizzativa, nei programmi, nei valori e nelle finalità sia assimilabile a quella prevalente a sinistra nel resto d’Europa.

Il grave non consiste nel fatto che non ci sia, ma soprattutto che non si sia seriamente voluto costruirla.

La si ponga come si vuole ma l’obiettivo di un Partito Riformista, attraversata la tappa della Federazione, si pone in antitesi con quella della costruzione di un grande partito socialista democratico.

Per Occhetto “la scelta si sposta tra socialisti democratici di sinistra e socialdemocratici di destra”.

Antichi riflessi sono duri a morire, come la distinzione tra socialista democratico (buono!) e socialdemocratico (cattivo!) e dicono molto sulle ragioni del fallimento del PDS sotto la guida di Occhetto. Tuttavia prendendo la distinzione per buona in Europa i socialisti democratici ed i socialdemocratici militano nello stesso partito socialista.

La sinistra se vuole vincere deve essere capace di unire e non di dividere.

Per Occhetto bisogna lasciarsi alle spalle i luoghi comuni “soprattutto quelli che suddividono la sinistra stessa tra riformisti moderni e comunisti arretrati”.

Ebbene se così deve essere per quale ragione si devono abbandonare i riformisti alla loro presunta deriva: non si rifonda la sinistra amputando l’ala riformista.

Una divisione insanabile tra le sinistre tra una riformista ed una radicale, fa soltanto il gioco della moderazione e della conservazione (di sinistra).

Non ci si può, soltanto, come fa Occhetto, limitare a dire che “non servono contrapposizioni sterili tra esponenti della sinistra cosiddetta radicale”.

Non soltanto tra di loro, ma tra tutti gli esponenti della sinistra.

Ogni discorso di rifondazione della sinistra non può emarginare per principio ed a priori i DS, che ne sono tuttora la formazione maggiore.

Una nuova sinistra, degna di questo nome, non si costruisce interloquendo individualmente con Rifondazione come partito e con Bertinotti come leader: i nodi politici rimangono e non sono scomparsi con l’adesione già formalizzata di Ingrao e quelle prossime di Folena e – chissà? – Occhetto.

Rifondazione ha puntato tutte le sue carte sull’immobilismo a sinistra accettando il principio eius regio, cuius religio.

In questi anni esperienze di laboratorio innovativo a sinistra sono state sistematicamente sabotate appena che sembrava potessero dare un qualche frutto politico, dal Forum programmatico per un’alternativa di Governo ai vari tentativi di coordinamento: ultimo in ordine di tempo la Camera di Consultazione Permanente di Asor Rosa.

Tutto quello che si muove di nuovo dai Movimenti ad Altra Lombardia, il massimo che ha prodotto è qualche candidatura indipendente nella lista di Rifondazione: meglio così di nulla.

Tuttavia i nodi non stanno nelle prospettive individuali di singoli esponenti, ma nell’apertura di una discussione collettiva ed in un confronto tra chi è disposto a farlo senza esclusioni a priori.

La discussione dovrebbe essere accompagnata dalla raccolta dei documenti programmatici e dalle dichiarazioni dei principi dei partiti della sinistra europea dentro e fuori il P.S.E.: dal loro studio può nascere quella piattaforma politica comune della sinistra italiana, che tutti auspichiamo.

La parola d’ordine di unire ciò che è diviso è la grande forza della proposta della Federazione riformista, malgrado le tante insufficienze.

A sinistra se non si innesca un simile meccanismo non nascerà nulla di nuovo.

Come nel resto d’Europa la sinistra deve essere alternativa per essere riformatrice, radicale, non nelle nostalgie, ma nella proposta riformista.

Come sinistra ci si deve proporre in una logica bipolare, effettiva e non nominalistica come è quella attuale, con poli cementati da Berlusconi, sia come leader della destra, sia come avversario da sconfiggere.

Berlusconi cerca di salvarsi radicalizzando lo scontro tra leaders non tra programmi ed anche per questo si sta convertendo al maggioritario secco. È questo lo schema politico elettorale sul quale si può sviluppare il nuovo, cioè che dia espressione alla società e non solo ai partiti costituiti?

Sono convinto di no, cioè che sarebbe più funzionale un sistema uninominale a doppio turno di tipo francese od un proporzionale corretto come quello tedesco o spagnolo, che impongono una aggregazione.

Milano, 2 maggio 2005

Felice Besostri

della Direzione Provinciale DS di Milano

Coordinatore lombardo Sinistra DS per il socialismo