Attualità della liberazione dal nazifascismo

 

 

In questo anno 2005 il fondamento democratico ed antifascista della nostra Repubblica è stato messo in discussione.

L’attentato più grave è la riforma costituzionale adottata dal Parlamento, ma non ancora entrata in vigore. Pende, infatti, il termine previsto dall’art. 138 Costituzione per l’indizione del referendum confermativo. Bastano un quinto dei membri della Camera o del Senato, 5 consigli regionali e cinquantamila elettori e non c’è dubbio che ci sarà.

Purtroppo l’attenzione è del tutto rivolta al problema “devolution”, quando la modifica più grave è quella della forma di governo. L’Italia cesserà di essere una repubblica parlamentare per diventare una repubblica a predominanza del primo ministro.

Si creano così le condizioni, per la prima volta dopo la liberazione per il potere di una sola persona, senza più controlli.

Il primo ministro non potrà più essere sfiduciato da una nuova maggioranza, che si formi in parlamento, pena l’automatico scioglimento dello stesso.

Paradossalmente se il 25 luglio 1943 fosse stata in vigore la nuova costituzione repubblicana, invece che lo Statuto monarchico, non avremmo potuto rimuovere legalmente Mussolini!

L’aspetto paradossale è che questi attentati politici alla prima Costituzione democratica italiana avvengono quando formalmente non ci sono più formazioni nostalgiche del Regime nel Parlamento, a parte il caso individuale della nipote del Duce.

Il taglio dei finanziamenti alle Associazioni Partigiane, alle celebrazioni del 60° anniversario della Liberazione e agli Istituti storici della Resistenza sono segni concreti di un clima.

Se a ciò si aggiunge l’equiparazione dei repubblichini, complici dei nazisti, alle formazioni combattenti, diventa evidente l’attualità di un rinnovato antifascismo, che spetta in primo luogo alle Associazioni Partigiane proporre e sviluppare.

Il nostro antifascismo non sarà mai un rancoroso ritorno al passato, ma come già nella Resistenza un messaggio per il futuro di una società più giusta e democratica. Una visione diversa dell’Italia è essenziale.

Dobbiamo impedire che prevalgano il localismo ed il comunitarismo come pratica ed ideologia.

Cittadini a pieno titolo sono soltanto quelli appartenenti alla comunità stanziale originaria, gli altri sono ospiti ben accetti o tollerati o discriminati a seconda delle simpatie od antipatie, determinate dal colore della pelle o dalla religione praticata.

Questa è una variante del fascismo e delle teorie razziste del “Blut und Boden” (Sangue e territorio). La pericolosità del fascismo sono i suoi travestimenti, la capacità di presentarsi con nuove vesti all’apparenza più tranquillizzanti.

Non vedremo più squadracce in camicia nera, ma non lasciamoci ingannare dal perbenismo superficiale.

Quando gli anticorpi si attenuano, il saluto romano di Di Canio è una ragazzata e, in fin dei conti, è equivalente ad un saluto a pugno chiuso. Ebbene, non è così e dovremo sempre ricordarlo agli immemori.

Milano, 14 dicembre 2005

on. Felice Besostri

ANPI Milano