La democrazia di Partito nella socialdemocrazia tedesca

 

Il voto del Bundesvorstand ha indicato per il prossimo congresso di Karlruhe (14-16 novembre) Andrea Nahles quale segretaria della SPD.

Sconfitto con 14 voti contro i 23 della Nahles (che si è astenuta) ed un voto nullo, il candidato del Presidente Müntefering Kajo Wasserhoevel.

Muentefering ne ha tratto le conseguenze dimettendosi dalla carica al vertice della SPD, ma continuando a guidare la delegazione che tratta il programma della Grosse Koalition.

La sinistra SPD, a tutto concedere, controlla un terzo scarso del Bundesvorstand dunque, nel voto segreto si è espressa l’insoddisfazione di altre componenti del Partito.

Lo straordinario recupero elettorale è stato il frutto, oltre che della combattività di Schroeder e degli errori della Merkel, di un impegno corale di tutto il Partito, che per la prima volta doveva fare i conti con un concorrente a sinistra anche nei Laender occidentali.

La sinistra del Partito era a favore di una formula che associasse i liberali, ma non contraria per principio ad una Grosse Koalition. Un’alleanza con la Linke non era considerata praticabile e, comunque, era escluda dalla stessa Linke.

Cosa spiega allora il voto? Si tratta di una reazione ad una concezione proprietaria del Partito di Schroeder e, purtroppo, anche di Muentefering, che ha rinunciato a rappresentare il centro federatore del Partito.

Prima ancora di definire una programma, hanno deciso la squadra, per consentire alla Merkel di avere il via libera dalla CSU e da Schauble.

Le scelte non sono state felici, hanno umiliato le competenze del gruppo parlamentare per premiare la fedeltà a Schroeder. A differenza di Fischer l’ex Cancelliere non ha voluto rinunciare a governare, sia pure per interposta persona.

Così si trova a fare il candidato a Ministro degli esteri un potentissimo, ma anche oscuro, capo di gabinetto di Schroeder. Altri due ministeri sarebbero andati agli ex Ministerpresidenten dei Laender di Bassa Sassonia e Renania Settentrionale Vestfalia, cioé i responsabili di due delle maggiori sconfitte elettorali nei bastoni socialdemocratici.

Il troppo stroppia, come si dice in Italia.

Era eccessivo pretendere di far digerire un accordo con la CDU-CSU al buio, cioè in assenza di programma e senza nessuna garanzia di fiducia personale e politica nei futuri ministri socialdemocratici.

Nella SPD, che è un partito a struttura democratica, come richiede, a differenza della nostra, la Costituzione tedesca, gli errori si pagano ed il voto segreto, una volta di più, si rivela uno strumento essenziale di guarentigia quando si tratta di scegliere tra diversi candidati: i ricatti e le pressioni non funzionano.

Milano, 2 novembre 2005

Felice Besostri