Ucraina, mon amour


La rivoluzione arancione dell’Ucraina ha esaurito i suoi effetti: in realtà la fine dell’esperienza si era già consumata prima delle urne con il licenziamento da parte del Presidente Yushchenko della Prima Ministro Tymoshenko.

Queste elezioni rappresentano la rivincita di Yanukovych, il candidato sconfitto da Yushchenko nelle elezioni presidenziali del 2004 al secondo turno, dopo che la sua proclamazione, in seguito ad elezioni fraudolente, aveva scatenato la rivoluzione arancione.

Mentre è netta la sconfitta di Yushchenko, il cui blocco composto da 6 partiti, poiché è giunto terzo con il 14.52% e 84 seggi, la rivincita di Yanukovych non va enfatizzata. Infatti con 180 seggi è invero il primo partito, ma la sua percentuale del 31.16% è di otto punti percentuali inferiore a quella ottenuta al primo turno delle presidenziali del 2004.

La vera vincitrice, almeno morale, è la Tymoshenko, che è il secondo partito con il 22.53% dei voti e 131 seggi.

L’alleanza arancione si attesta sotto il livello raggiunto al primo turno delle presidenziali di quasi 3 punti percentuali.

Due soli altri partiti, stando ai risultati parziali, per quelli definitivi occorrono ancora due settimane, saranno rappresentati nel Parlamento Ucraino, la Verkhova Rada (Consiglio Supremo), il Partito Socialista di Ucraina di Oleksandr Moroz (5,88% e 34 seggi) e quello comunista di Petro Symonenko (3,63% e 21 seggi).

I socialisti incrementano di poco (+0,6%) i voti ottenuti dal loro candidato alle presidenziali, mentre i comunisti arretrano dello 1,34%.

È in bilico la rappresentanza del Blocco popolare di opposizione di Nataliya Vitrenko, già candidata alle presidenziali sotto l’insegna del Partito Socialista Progressista di Ucraina.

Nessun confronto è possibile con le elezioni parlamentari del 2002, nelle quali gli indipendenti erano ben 95 sui 450 membri della Verkhova Rada ed il Partito Comunista era il secondo partito con il 20% e 66 seggi.

Il Blocco di Yushchenko (Nostra Ucraina) nel 2002 era il primo partito con il 23,6% e 112 seggi.

In quelle elezioni Yushchenko e Tymoshenko si erano presentati separati ed insieme totalizzarono il 30,8% dei voti.

A sinistra il Partito Socialista di Ucraina aveva una percentuale del 6,9%, superiore all’attuale, ma ben 10 seggi in meno, la stessa forza del Partito Socialdemocratico Unito di Ucraina (6,3% e 24 seggi).

Quest’ultimo partito non è più presente nel 2006, mentre lo sono i socialdemocratici alleati come nel 2002 con la Tymoshenko.

La maggioranza nella Verkhova Roda di 226 seggi è raggiungibile soltanto con una coalizione di partiti. Sulla carta una alleanza tra vecchi nemici (Yushchenko e Yanukovych) supera il quorum, mentre la ricostituzione dell’alleanza arancione ha bisogno dell’apporto determinante del Partito Socialista di Ucraina per raggiungere una più ridotta maggioranza assoluta (249 vs. 264).

In un caso come nell’altro, le prospettive non sono rosee anche per la pessima situazione economica, causa prima dell’impopolarità di Yushchenko e del suo primo ministro Yuriy Yekhanurov.

L’astensione è stata elevata, più del 40%, la stessa che in Israele.

I primi commenti che tenevano conto soltanto delle percentuali avevano escluso l’alleanza dei due nemici attribuendo perciò una maggior forza alla Tymoshenko, vero ago della bilancia.

Non si teneva conto cioè della legge elettorale e della soglia di accesso in base ai risultati provvisori i seggi sono distribuiti tra 5 partiti, che rappresentano il 77,72% dei voti validi espressi.

È presto per trarre conclusioni, finché non sarà risolto il problema della rappresentanza del Blocco di Natalia Vitrenko, che se ammessa sottrarrebbe seggi a Partito delle Regioni di Yanukovych e alla Blocco della Tymoshenko.

L’Ucraina come la Moldavia e la Bielorussia è esemplificativa delle difficoltà delle Repubbliche ex sovietiche di giungere ad una compiuta democrazia, perché a differenza dei paesi baltici e dei paesi dell’Europa Centrale, non hanno avuto precedenti esperienze democratiche prima della seconda guerra mondiale.

La formazione di una nuova classe politica non si improvvisa e non bastano le elezioni a crearla.

Milano, 29 marzo 2006

Felice Besostri