Pescecani e caimani
Da tempo so come votare il prossimo 9 aprile ed anche quali obiettivi politici perseguire con il voto: sconfiggere Berlusconi e rafforzare la sinistra dell’Unione.
Non ho bisogno, quindi, di vedere prima il Caimano di Moretti. Nella mia stessa situazione ci sono milioni di italiani, indecisi a parte.
Ma gli indecisi veri sono altrettanto indecisi se andare al cinema o no.
Il Caimano non cambierà il risultato delle elezioni, però per la genialità di Moretti è già diventato l’alibi perfetto per ogni sconfitta. Se l’Unione dovesse perdere, la colpa sarebbe del Caimano.
È un rischio per Moretti, ma un rischio ben calcolato e soprattutto ben pagato.
Nessun budget pubblicitario avrebbe potuto consentire un lancio come quello che ha avuto.
La ragione principale per la sua uscita prima delle elezioni sta tutta lì.
Ve li immaginate le prime pagine dei giornali all’indomani della vittoria o della sconfitta dell’Unione dedicate al film di Moretti?
Con Berlusconi vincitore o sconfitto il film di Moretti perdeva interesse.
Per Scalarini, il geniale disegnatore satirico pacifista e socialista, i capitalisti erano rappresentati da pescecani. Oltre cent’anni dopo i pescecani sono anche loro tra i nemici del caimano. Chi si è perso per strada? Il caimano, i pescecani o la sinistra?
La riflessione da fare è un’altra.
Berlusconi rappresenta gli italiani o li ha ingannati?
Mi preoccupa che illustri sondaggisti prevedano una vittoria della Casa delle Libertà man mano che aumenta la partecipazione elettorale. Berlusconi come Lukashenko?
La sinistra deve, quindi, augurarsi che la democrazia sia meno rappresentativa per vincere?
Questa considerazione rende necessariamente tristi e deprime ancora di più una campagna elettorale, almeno al Nord, quasi invisibile.
Elettori espropriati della scelta dei propri rappresentanti dovrebbero essere l’elettorato politicamente più maturo del dopoguerra.
Queste elezioni sono come quelle del 1948, c’è da vedere se a differenza di quel 18 aprile non giochino le paure, ma le speranze.
Milano, 27 marzo 2006
Felice Besostri