I palestinesi imparino dai timoresi orientali

In data 28 novembre 1975 truppe indonesiane occupavano Timor Orientale, già colonia portoghese alla vigilia dell’indipendenza.
Fecero quello che su più piccola scala fecero i “democratici” indiani con l’exclave di Goa.
L’invasione contraria al diritto internazionale fu condannata con numerose risoluzioni dell’Onu, che rimasero lettera morta.
L’occupazione indonesiana fu spietata e brutale per esecuzioni di massa e tortura generalizzata nei 30 anni di occupazione la popolazione di Timor è diminuita di un terzo, i morti sono stati stimati tra 100.000 e 250.000 e 300.000 dovettero rifugiarsi come profughi all’estero. Eppure, forse grazie alla educazione cattolica della popolazione, la guerriglia del FRETILIN fu sempre militare e non terrorista e le azioni di massa di disubbidienze civili hanno caratterizzato l’opposizione.
La determinazione dei timoresi orientali di ritrovare l’indipendenza non è mai venuta meno, malgrado che negli ultimi anni gli indonesiani avessero formato bande paramilitari ed innescato una guerra civile. L’indipendenza proclamata nel 1975 fu internazionalmente riconosciuta il 20 marzo 2002.
Leaders della liberazione sono stati il vescovo Carlos F. Ximenes Belo e Josè Ramos-Horta, tutti e due insigniti dal Nobel della Pace nel 1996 come Arafat, Rabin e Peres nel 1994, ma i timoresi orientali, a differenza dei palestinesi, si sono liberati, hanno il loro stato e ciò malgrado il fatto che per più di un decennio dall’occupazione di loro non parlasse nessuno.
I timoresi si battevano per avere la loro libertà non per la distruzione dell’Indonesia, grazie alla loro lotta era chiaro per tutti chi erano i repressori ed i torturatori.
Non è il caso di cominciare a pensare che la strategia della lotta armata e del terrorismo abbia nociuto alla causa palestinese?
Se in situazione molto più gravi i palestinesi durante l’occupazione israeliana hanno conosciuto un vero boom demografico, i popoli si liberano e le risoluzioni dell’ONU sono finalmente eseguite, non sarà perché la loro strategia è più intelligente?
Hamas ha la maggioranza assoluta dei seggi, ma non rappresenta la maggioranza della popolazione palestinese. La sua legittimazione politica è indiscutibile, ma la democrazia non si riduce al processo elettorale, che ne è solo una condizione necessaria, ma è anche un sistema di valori, che comprendono i diritti dell’uomo e delle sue formazioni, nonché il rispetto delle libertà fondamentali compresi quelli delle minoranze.
Se la democrazia è governo del popolo, per il popolo e con il popolo Hamas non può accontentarsi di avere la maggioranza dei seggi per continuare una strategia di violenza, che non solo fa orrore per la sua inumanità, ma è anche controproducente.
Saper ascoltare un popolo palestinese che chiede giustizia e pace, sviluppo e libertà, un popolo che non ha dato un assegno in bianco ad Hamas, perché oltre che voti di adesione ne ha ricevuti di rigetto della convenzione dell’OLP e della ANF.
Milano, 27 febbraio 2006
Felice Besostri