BIELORUSSIA
La Bielorussia torna di interesse ogni qualvolta si tengono le elezioni e poi cala il silenzio.
Dal 2001, seconda elezione di Lukashenko, dopo la riforma costituzionale, alle legislative del 2004 a queste ultime elezioni presidenziali si denunciano brogli elettorali, che avrebbero falsificato il risultato. In effetti le percentuali di voti superiori all’80% ed una partecipazione del 92,6% per gli standard occidentali sono di per sé sospette, anche se, a mio avviso, non significative per gli sviluppi politici successivi.
In Georgia Shevarnadze riconfermato con il 90% dei voti non ha portato a termine il suo mandato. I dati definitivi mostrano una vittoria di Lukashenko con 5.501.249 voti (82,6%), mentre gli oppositori si sono divisi le briciole: Milinkevich, della Coalizione dell’opposizione 406.266 voti (6,1%), il liberaldemocratico Gaydukevich 233.104 (3,5%) ed infine il socialdemocratico Kazulin 147.402 (2,2%).
Dalla mia diretta esperienza di osservatore internazionale accreditato nel 2001 dal Consiglio d’Europa e nelle due tornate successive dalla Commissione Elettorale Centrale per le elezioni ed i referendum, ho potuto constatare la regolarità formale delle elezioni, perlomeno nel giorno delle elezioni. Nulla posso dire sulla regolarità del voto preventivo, cioè quello esercitabile dal martedì precedente. Il voto preventivo in alcune sezioni elettorali da me visitate ha raggiunto percentuali tra il 30 ed il 41%. Le visite di osservatori internazionali di OSCE e CIS (Confederazione degli Stati Indipendenti: le ex repubbliche sovietiche eccettuate quelle baltiche) sono state sporadiche durante il voto preventivo.
I voti espressi nel voto preventivo non sono conteggiati a parte e, pertanto, è impossibile verificare se le percentuali dei singoli candidati sono nella media del voto espresso la domenica ovvero presentavano anomalie.
Nelle mie esperienze in Lettonia, Georgia, Bosnia-Erzegovina e Albania avevo constatato registri elettorali incerti, fenomeni massicci di voto fuori dalle cabine e di voto familiare, cioè di più persone nella stessa cabina.
Nessuno di questi aspetti ho potuto constatare in Bielorussia e sì che ho scelto sempre casualmente le sezioni elettorali da controllare in zone molto distanti dalla capitale, come i distretti di Brest e Vitebsk.
Più volte nelle sezioni elettorali da me scelte sono stato il primo ed unico osservatore internazionale.
Pur esulando dai compiti degli osservatori, non ho trovato ostacoli a parlare con elettori prima del voto o dopo il voto alla presenza del solo interprete.
La mia conoscenza della lingua russa mi consente, tra l’altro, di comprendere direttamente il senso delle parole dei miei interlocutori.
Mi sono, quindi, fatto la convinzione che il successo del Presidente non dipenda da brogli, ma da un’egemonia pervasiva che precede le campagne elettorali.
Mentre nelle elezioni del 2004 con pluralità di candidati gli elettori erano stati avvicinati anche con assemblee pubbliche e con distribuzione capillare di materiale, questa volta si è trattato più di un referendum che di una elezione.
Non ho trovato traccia di comizi di candidati alla carica, in chilometri percorsi anche a piedi mi è stato consegnato un solo volantino di un candidato di opposizione.
Per me, candidato alle elezioni del 9-10 aprile, era sorprendente l’assenza di segni esterni e visibili, che vi fosse una elezione in corso.
D’altro canto la presenza di Lukashenko in televisioni e giornali era di poco inferiore a quella di Berlusconi prima che scattasse la par condicio.
Il tempo dato alla televisione (2 trasmissioni pre-registrate di 30 minuti per ogni candidato) ed alla radio era chiaramente insufficiente per ribaltare 5 anni di successi del Presidente in carica.
Successi innegabili dal punto di vista dello sviluppo economico: più 7,5% del PIL nel 2005, più 30% delle esportazioni.
Lo sviluppo edilizio di Minsk, che ho potuto osservare in 5 anni, è spettacolare, per di più le nuove costruzioni in periferia sono ben lontane dai tristi casermoni sovietici.
La competitività della Bielorussia dipende dalle forniture a prezzi inferiori a quelli di mercato di energia dell’amico Putin, che non l’ha mai tagliata all’amico Lukashenko a differenza dell’amico Berlusconi.
Di contro la KGB è onnipresente così come la presenza della Milizia del Ministero degli Interni.
Il giorno della manifestazioni dell’opposizione nella Piazza Ottobre ho potuto notare centinaia di mezzi con migliaia di miliziani nascosti nelle vie del quartiere presidenziale.
Ogni possessore si schede SIM bielorussa, trai quali io stesso, ha ricevuto un SMS che metteva in guardia dalle provocazioni in agguato nel corso della manifestazione.
Tecnicamente sarebbe stato possibile impedire l’accesso alla Piazza Ottobre, invece giornalisti e televisioni hanno avuto libero accesso.
Piazza Ottobre non è diventata una nuova Piazza Tiennammen.
In Bielorussia una privatizzazione dei servizi e degli esercizi commerciali in piena espansione, con i supermercati aperti 7 giorni su 7, si è accompagnata ad un forte controllo di economia pubblica nel settore dell’industria, con la sola eccezione, di industrie manifatturiere che lavoravano per l’esportazione, specialmente nel settore del tessile.
La qualità della manodopera è buona: un operaio altamente specializzato guadagna più di un medico del servizio sanitario nazionale.
Gli istituti tecnici e le università sono di buon livello.
In Bielorussia questa scelta di cauta apertura al capitale pubblico nell’industria di base e manifatturiera ha consentito, a differenza di altri paesi dell’Est, di pagare le pensioni con regolarità e di non diminuire l’occupazione.
Questi fatti creano consenso reale.
La Bielorussia non è uno stato liberal-democratico ed il suo sviluppo è stato possibile, anche grazie ad una massiccia emigrazione verso l’Occidente, ma anche verso la Russia: quasi due milioni dalla dissoluzione dell’URSS.
La libertà politica è compressa, mentre si dà spazio all’arricchimento personale, lo testimoniano i negozi, anzi gli show-room delle case di moda ed i ristoranti ed i luoghi di divertimento di lusso.
Un imprenditore ha fatto fortuna creando una montagna artificiale per lo sci alpino, fino a settemila presenze giornaliere: in Bielorussia la neve è abbondante ma il paesaggio è irrimediabilmente piatto.
Quando si parla di compressione delle libertà mi posso riferire ad esperienze dirette. Nell’anno accademico 2002/2003 ho svolto un corso curriculare per gli studenti del terzo anno della facoltà di giurisprudenza dell’Università Umanitaria Europea, un’università privata di ottima reputazione internazionale, che collabora con università tedesche, francesi ed americane.
Questa Università ha dovuto chiudere i corsi per non sottostare ai desiderata del Ministero dell’Educazione.
Ora si è trasferita a Vilnius ma tutti quegli stati che chiacchierano di mancanza di libertà in Bielorussia, stanno facendo ben poco per rafforzare questo ente di studi.
Ho l’impressione che il boicottaggio della Bielorussia si eserciti perché è un paese piccolo in fin dei conti ed alla Russia si perdona quello che non si tollera in Bielorussia. Vi ricordate la battuta di Riccardo Lombardi sui 600 milioni di albanesi?
Una vicenda è lampante, la Bielorussia è l’unico stato europeo tenuto ai margini del Consiglio d’Europa per le stesse ragioni, dissoluzione del Parlamento e modifica della Costituzione, che hanno ritardato l’ammissione della Russia di Eltsin.
Eppure Eltsin non si limitò a sciogliere la Duma di Stato, ma prese a cannonate il Palazzo del Parlamento!
Una nuova strategia va messa in opera: cioè apertura delle nostre università agli studenti bielorussi e organizzazione della società civile, dalle università private come quella Umanitaria Europea ai partiti politici.
Il partito socialdemocratico si è già scisso due volte e a queste elezioni ha tentato di presentare due candidati in concorrenza tra loro, di cui uno solo ammesso.
L’inclusione della Bielorussia nell’Iniziativa Centro Europea è un fattore importante per contestare il panslavismo a dominanza russa.
L’Unione Europea confina con Polonia, Lituania e Lettonia con la Bielorussia, è strategicamente importante oppure un’opzione alternativa alla integrazione monetaria ed economica nella Federazione Russa. Una Bielorussia indipendente è una garanzia per gli equilibri strategici europei.
Senza la crescita di un’opinione pubblica europeista e di un tessuto di società civile moderna e consapevole, non c’è alternativa credibile al governo attuale.
Milano, 24 marzo 2006
Felice Besostri