Nessuna decisione affrettata

di Felice Besostri


L'entusiasmo per la vittoria dell'Unione sulla base degli exit-poll si è trasformata in un mero sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di una riconferma di Berlusconi e dei suoi accoliti.

Dobbiamo la vittoria al Senato agli emigranti ignoti, che ci hanno dato quattro senatori su sei, e al senatore Manzella. Senza le obiezioni costituzionali di Manzella, se avessimo avuto il premio nazionale sul Senato, ne sarebbe risultato un Parlamento diviso. Grazie ai premi regionali e alla vittoria nelle regioni determinanti, non siamo stati sconfitti, malgrado il minor numero di voti rispetto alla maggioranza assoluta degli elettori.

Nei momenti di tristezza si cercano sempre momenti di consolazione e tra questi momenti compensativi annovero senza ombra di dubbio l'enfasi portata sul risultato dell'Ulivo alla Camera rispetto alla somma di DS e Margherita al Senato.

Alla Camera i fautori del Partito Democratico sottolineano che l'Ulivo ha preso il 31.265% rispetto al 28.224% della somma DS-Margherita al Senato, una differenza di tre punti percentuali, anzi per l'esattezza di 3.041 punti percentuali.

Da questa differenza è iniziata l'offensiva mediatica sulla scorta evidentemente del modello berlusconiano, cioè che chi riesce a far passare un messaggio, anche se falso e ingannatore, ha vinto o, nel caso di Berlusconi, rischiava di vincere. Secondo i dati del Ministero degli interni, questi sono nell'ambito della Camera e del Senato le percentuali dei singoli componenti dell'Unione con capo coalizione Romano Prodi:


Camera dei Deputati

- L'Ulivo 31,265%

- Rif. Com. 5,844%

- U.D.EUR Popolari 1,401%

- Comunisti Italiani 2,319%

- Fed. Dei Verdi 2,054%

- SVP 0,478%

- Di Pietro It. Valori 2,299%

- La Rosa nel Pugno 2,597%

- I Socialisti 0,301%

- Pensionati 0,875%

- Liga Fronte Veneto 0,057%

- Lista Consumatori 0,193%

- All. Lomb. Aut. 0,116%


Senato della Repubblica

- Democratici Sinistra 17,497%

- D.L. La Margherita 10,727%

- L'Ulivo 0,174%

- Rif. Com. 7,372%

- U.D.EUR Popolari 1,396%

- Insieme con l'Unione 4,166%

- Di Pietro It. Valori 2,886%

- La Rosa nel Pugno 2,493%

- I Socialisti 0,370%

- PSDI 0,167%

- Dem. Crist. Uniti 0,015%

- Repubblicani Europei 0,149%

- Pensionati 0,996%

- Liga Fronte Veneto 0,067%

- Lista Consumatori 0,211%

- All. Lomb. Aut. 0,266%


Per analizzare i risultati, bisogna innanzitutto nel confronto Camera-Senato depurare i dati Camera dalle liste presenti nel solo Senato nell'Unione ma non alla Camera. L'altra operazione di onestà intellettuale è quella di non considerare le formazioni dell'Unione che hanno avuto più voti alla Camera rispetto al Senato. Nei calcoli da fare vanno pertanto esclusi Udeur, Insieme nell'Unione e La Rosa nel Pugno. Tutte queste tre formazioni (per Insieme nell'Unione come riferimento vi è la somma di PdCI e Federazione dei Verdi alla Camera) non hanno trasferito voti dal Senato alla Camera. Tutti gli altri sì. In particolare, occorre tenere presente che quelle liste presenti alla Camera e al Senato ma con un candidato di bandiera nelle liste dell'Ulivo, hanno votato in parte, cioè dove avevano il candidato di bandiera per l'Ulivo e non per la propria lista. Se si sommano tutti questi voti, vediamo che alla somma di DS-Margherita vanno aggiunti 2,392 voti percentuali. In questo caso la differenza a favore dell'Ulivo si riduce a 1,504%, che non mi sembra particolarmente elevata e che non tiene conto dei voti persi da Rifondazione tra Camera e Senato.

Ritenendo estremamente improbabile che un elettore di Rifondazione abbia votato Rifondazione al Senato e si sia astenuto alla Camera, dobbiamo ritenere che vi è stato un voto disgiunto di elettori di Rifondazione, probabilmente quelli scontenti della linea bertinottiana tra Camera e Senato, cioè che hanno votato per l'Ulivo, forse in base alla considerazione tattica che se il voto a favore dell'Ulivo viene interpretato come voto a favore del Partito Democratico e, se perciò un tale partito si formasse, di alimentare in epoca successiva lo scontento dei settori più a sinistra nell'Ulivo.
Se si aggiungono, come è giusto aggiungere, i voti persi da Rifondazione tra Camera e Senato, si scopre che il Partito Democratico è sotto dello 0,024% rispetto al corrispondente voto Ulivo del Senato, cioè 31.289% Ulivo Senato rispetto al 31.265% dell'Ulivo Camera.

Non mi pare serio fare ipotesi su uno scarto così lieve, che per di più colloca l'Ulivo sotto i risultati delle europee e del proporzionale Camera del 2001.

Le ragioni per fare un partito democratico ci sono e sono ragioni politiche, come sono ragioni politiche quelle di chi contrasta tale idea rispetto a coltivare quella di costituire anche in Italia un grande partito del socialismo democratico europeo.

Se rimaniamo sul terreno della politica tutto va bene, si farà un confronto in profondità senza acrimonia ma la forza del partito democratico non sta, per fortuna o purtroppo, secondo i punti di vista, nei numeri, anzi, se ci si fonda sui numeri è un'ipotesi non vincente. Altrettanto per onestà si deve dire che un’aggregazione a sinistra di DS, Rifondazione, PdCI, Verdi e Rosa nel Pugno, a prescindere dalla sua eterogeneità (che peraltro è la stessa di un’aggregazione su temi dedicati tra PdS, Margherita e Rosa nel Pugno, che è stata invitata a Raggiungere il Partito Democratico), raggiunge appena il 31,528%. Questa percentuale è sì superiore dello 0,263% al risultato dell’Ulivo, ma le persone serie non fanno ragionamenti politici sulla base di tali numeri. La somma dei voti di sinistra dimostra ancora una volta di più che siamo molto lontani dagli standard europei di un partito socialista, socialdemocratico o laburista che aspiri a conquistare il potere.

Non dimentichiamoci infine che la vittoria nella Circoscrizione estera del Senato è stata conseguita dalle liste dell'Unione, non da quelle dell'Ulivo. Cerchiamo perciò di non disdegnare quel voto e il suo significato politico per rafforzare la tesi del partito democratico. Sarebbe estremamente ingiusto verso questi nostri emigranti, grazie ai quali (e al sen. Manzella) abbiamo evitato la vittoria della Casa delle Libertà nella Camera Alta, cioè nel Senato, del nostro Parlamento.

Milano, 11 aprile 2006