Amburgo 2011 riscatto Socialdemocratico

«Sulla carta la vittoria della SPD nelle elezioni  della Città-Stato di Amburgo è stata spettacolare: con il 48,4% dei voti ha conquistato 62 seggi, cioè la maggioranza assoluta dei 121 seggi del parlamento del Land. La questione è se questo voto rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alle elezioni federali del 2009 ovvero i fattori locali sono stati determinanti e perciò irripetibili.

In questo 2011 Amburgo è stata la prima elezione in un Land, cui ne seguiranno altre 6 e precisamente la Sassonia Anhalt il 20/3, la Renania Palatinato e il Baden Württenberg il 27/3, Brema il 22/5, il Meklenburg Vorpommern il 4/9 e, infine, Berlino il 18/9. I governi di questi Länder  sono variegati Sassonia A. e Meklenburg V. sono retti da SPD-CDU, il Baden W. è l’unico omogeneo al governo federale CDU-FDP, Brema è rosso verde SPD-Grünen, la Renania Palatinato è un monocolore SPD e Berlino SPD-Die Linke merita il soprannome la Rossa  . I Ministerpresident sono 4 della SPD e 2 CDU, quindi sono i socialdemocratici a correre più rischi. Soltanto in due Land ( Brema e Berlino) sono rappresentati tutti e cinque i partiti presenti nel Bundestag. SPD e Die Linke potrebbero governare la Sassonia Anhalt con 49 seggi su 97, ma in forza delle regole non scritte la presidenza spetterebbe alla Linke, come partito di maggioranza relativa, benché quest’ultima nella Turingia fosse stata disposta a rinunciare alla Presidenza pur avendo 27 seggi rispetto ai 18 della SPD.  SPD, Verdi e Die Linke, secondo i sondaggi avrebbero recuperato la maggioranza assoluta, di cui teoricamente godevano nel Bundestag eletto nel 2005: i numeri non fanno da soli la politica. Nuovi rapporti a sinistra saranno possibili soltanto se e saranno superati i rancori legati alla divisione della Germania e all’unificazione forzata di socialdemocratici e comunisti nella SED, che paradossalmente ha favorito dopo il crollo del comunismo i partiti lasciati artificialmente in vita nella DDR, a cominciare dai democratici cristiani.
Tornando ad Amburgo, la SPD riconquista uno dei suoi bastioni dove per un decennio aveva quasi ininterrottamente governato con la maggioranza assoluta e comunque detenendo la presidenza fino al 2001. Amburgo era stata anche la prima coalizione verde-nera, che sembrava aprire la strada ad una formula tripartita chiamata Jamaica, dai colori di quella bandiera verde, gialla e nera, anche a livello federale. Nella Saar i Verdi preferirono un’alleanza con la CDU e la FDP, piuttosto che una maggioranza rosso, rosso –verde.  I risultati delle elezioni amburghesi sono spesso una sorpresa tanto variano da elezione ad elezione, pur quando si svolgono nello stesso anno. Particolarmente interessanti si mostrano i dati dei Verdi,  che proprio ad Amburgo son passati dal 20, 5  delle Europee all’11,2% di quest’anno.    In termini percentuali il voto della Linke è molto più stabile, intorno al 6,4/6,7% dalle elezioni del Land 2008 alle Europee 2009 e a quelle del Land 2011: unica eccezione è rappresentata dal quasi raddoppio  con lo 11,2% delle elezioni federali del 2009. Un risultato derivante dal crollo SPD. Lo spostamento a sinistra si è verificato con queste ultime elezioni SPD e Linke da sole hanno il 54,8% dei voti, mentre nelle precedenti elezioni, qui considerate, l’apporto dei Verdi per raggiungere la maggioranza assoluta era determinante.
La particolarità di Amburgo, come bastione rosso va tenuta in debito conto se si pensa che tra il 1957 e il 1970 la SPD da sola veleggiava tra un minimo del 53,9% fino ad un massimo del 59% e che era uno dei pochi Land dove il KPD (Partito Comunista Tedesco) suerava agevolmente la soglia del 5% ( 10% nel 1946 e 7,4% nel 1949). Una prognosi sulle tendenze future per le prossime elezioni di Land non è possibile, per tre ragioni maggiori :1) le formule eterogenee di governo negli altri Länder 2) la bassa percentuale di votanti di Amburgo in una elezione di Land 57,8% 3) la SPD ad Amburgo sempre sopra alla media nazionale, anche negli anni peggiori Europee e federali 2009 . Si può concludere che i fattori locali sono stati preminenti, in particolare la punizione della CDU  passata dal 42,6% con 56 seggi del 2008 al 21,9% e 28 seggi del 2011, pur tenendo conto che le percentuali della CDU nel Land non corrispondevano già più a quelle Europee (29,7%) e federali (27,8%) di appena un anno dopo. Ultima considerazione si trattava di elezioni anticipate, fatto rarissimo in Germania e non apprezzato dagli elettori: il desiderio di stabilità porta a trovare formule di governo eterogenee e spesso incomprensibili in una nostra logica politica, ad esempio le Grandi Coalizioni CDU-SPD.
Il segnale è comunque positivo, a sinistra direi che si dovrebbe prestare attenzione maggiore alle altre elezioni anticipate, quelle del 25 febbraio nella repubblica di Irlanda. Sarà, infatti, il principale partito d’opposizione irlandese, il Fine Gael, a guidare il prossimo governo, ma senza la maggioranza assoluta, secondo gli exit poll diffusi dalla RTE, la televisione di Stato. Il partito di centro-destra avrebbe il 36,1% dei voti di prima preferenza in base al sistema di rappresentanza proporzionale in vigore in Irlanda. Sarebbe il miglior risultato dal 1982 per il partito guidato da Enda Kenny, anche se al di sotto delle aspettative di vittoria record. Al contrario, la coalizione Fianna Fail che ha guidato il paese per 21 degli ultimi 24 anni, sarebbe ferma al 15,1% dei voti: il suo peggior risultato di sempre. Al momento lo spoglio è ancora in corso e i numeri ufficiali saranno forniti con un certo lasso di tempo, a causa del complicato sistema di voto irladense del Voto Singolo Trasferibile. Nel passato i sondaggi sulle dichiarazioni di voto sono sempre stati piuttosto meticolosi in occasione di elezioni politiche in Eire.  Se gli exit polls troveranno conferma, il Fine Gael dovrà quasi certamente allearsi coi laburisti, arrivati secondi con il 20,5%(praticamente un raddoppio, la miglior prestazione di sempre), per formare un governo di coalizione.

Come quelle islandesi del 2009, conclusesi con un’eclatante vittoria di sinistra,  son state elezioni sulle misure di risanamento finanziario imposte dalla crisi. Dopo l’Islanda l’Irlanda rifiuta di pagare per una crisi di cui sono responsabili la finanza e le banche. Il deficit è stato provocato dai salvataggi degli istituti di credito soprattutto per garantire i loro creditori, banche britanniche e tedesche in primo luogo. I fondi UE a questo son serviti. Per tutto ringraziamento il sistema finanziario ha cominciato a scommettere contro la tenuta del debito pubblico irlandese. Ora i nodi giungono al pettine vale di più il responso democratico delle urne o la volontà dei creditori? Dalla risposta dipendono i rapporti tra capitalismo e democrazia.

Felice Besostri – Portavoce del Gruppo di Volpedo

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.