Alcune suggestioni

La riflessione di Argondizzo mi ha suggerito schematicamente che abbiamo avuto prima con Berlusconi e poi con Renzi, ma anche Monti Letta rappresentano uno snodo, un passaggio dalla Partitocrazia nel senso di Maranini con prevalere dei Partiti sulle istituzioni AL PREDOMINO DELLE ISTITUZIONI SUI PARTITI NEL SENSO CHE CHI DOMINA IL GOVERNO domina il Partito: il presidente del Consiglio il Partito egemone e i Ministri i partiti minori alleati. Perché Monti e Letta non sono fuori dallo schema perché comunque grazie ad un ruolo esorbitante del Presidente del Repubblica hanno imposto ai partiti maggioranze non liberamente scelte. Monti che aveva creato un suo partito è stato scalzato nella FORMAZIONE ELETTORALE da chi controllava il Gruppo parlamentare e da chi avrebbe avuto funzioni di Governo. ALA è un gruppo PARLAMENTARE CHE DIVENTERA’ PARTITO E AL PROCESSO NON E’ NEMMENO ESTRANEA SINISTRA ITALIANA CHE NASCE GRAZIE al Gruppo parlamentare di SEL alla Camera e che ora grazie all’adesione di 2 ex M5S avrà un gruppoparlamentare/partito anche al Senato. Che il PD sia il PNR il “Partito della Nazione” di Renzi è evidente per tutti.

La disgregazione del PdL discende dalla decadenza di Berlusconi con la perdita del Premierato e poi dal seggio. Se le istituzioni diventano Partito erano possibili due versioni o il Partito del Primo Ministro o il Partito del Presidente della Repubblica: ha prevalso la prima grazie alla legge elettorale sia il Porcellum che l’Italikum prevedono un Capo Politico della coalizione o della lista, cui va il premio di maggioranza), ma anche grazie al Presidente della Repubblica che a causa dell’età non poteva essere il capo del Partito del Presidente. Con la consacrazione di Renzi il Presidente della Repubblica deve rientrare nell’ombra: MATTARELLA E’ PERFETTO.

Il passaggio nostro assomiglia al percorso delle Democrazie Popolari dell’ Europa Orientale dove c’era un partito dominante come in Ungheria, DDR, Polonia e Cecoslovacchia partiti satelliti, dove le decisioni le prendeva il Partito in cui il segretario non assumeva incarichi esecutivi nelle istituzioni, in Russia al massimo Presidente del Soviet Supremo. Con Gorbaciov cambiò divenne Presidente ma in una forma di Governo semi-presidenziale e continua con Putin anch’egli a Capo di un Partito istituzione, il modello è seguito in Polonia e Ungheria. Il fenomeno va inquadrato nella teoria di Crouch della Posdemocrazia. L’unione stretta tra esecutivi e poteri economici-finanziari. I gruppi economico finanziari hanno il potere, ma non la legittimazione democratica. I governi hanno una legittimazione democratica ma non potere reale. Queste idee sto cercando si sistematizzarle, grazie a suggestioni di cui sono debitore a Rino Formica e a Domenico Argondizzo per combinazione in successione nello stesso giorno 25 febbraio 2016.

Felice Besostri

__________________________

DOMENICO ARGONDIZZO

Vorrei condividere con Voi alcune suggestioni occasionate dall’incontro (“Democrazia a rischio?”) di ieri 25 febbraio con Felice Besostri e Domenico Gallo, organizzato dall’ANPI di Roma centro, presso l’associazione nazionale reduci della prigionia.
Procedo per punti, anche per aiutarmi ad essere stringato.

1. La costante politica istituzionale del sistema italiano (dal 1848) è quella dell’accentramento dei poteri sull’Esecutivo, prima del Re, poi delle ristrette oligarchie che hanno retto i partiti politici dell’arco costituzionale repubblicano.
2. Stante infatti l’assenza di applicazione dell’art. 49 Cost., che prevede la democrazia interna all’organizzazione partitica, che tutti i partiti si sono accordati per non realizzare, si è infatti assistito – pertanto – all’utilizzo autocratico (da parte di queste associazioni non riconosciute) degli organi costituzionali in cui si articolano Legislativo ed Esecutivo.
3. Quella che poteva apparire – prima facie – come una forma di governo parlamentare improntata all’assemblearismo (soprattutto dalla seconda metà degli anni ’70 e fino ai primi anni ’80), copriva la perdurante forma di governo costituzionale puro di epoca statutaria. Gli “esecutivi” dei partiti (non più del Re) imponevano direttamente la linea ai rispettivi gruppi parlamentari, sedendo o meno al Governo. Le concitate sedute parlamentari in cui venivano fatti e disfatti i progetti di legge, erano solo il riflesso di trattative in corso tra segreterie partitiche e/o gabinetti ministeriali. Con l’aggravante di fare apparire, all’opinione pubblica, che la responsabilità dello stallo fosse da attribuire alla attività parlamentare in sé, ad una congenita inettitudine di una assemblea parlamentare a svolgere linearmente le sue funzioni.
4. In effetti poi, al Parlamento poco si è fatto svolgere delle sue funzioni proprie, che sarebbero quelle del Normatore di primo grado (stando alla gerarchia delle fonti), perché non si è fatto altro che confezionare con leggi parlamentari puntuali atti amministrativi, e solo nella migliore ipotesi atti amministrativi generali. La stessa categoria delle leggi provvedimento testimonia il tentativo – mal riuscito – da parte della dottrina di mettere una pietosa foglia di fico su questa usurpazione dei poteri e distorsione della gerarchia delle fonti.
5. Il perché si facesse salire sempre ad un livello più alto la sede della decisione amministrativa, sino a gettarla sulle potenti spalle dell’anonimo Parlamento, è presto detto: nessuno vuole responsabilità delle scelte (soprattutto per i no che si debbono dare), nessuno vuole controllo successivo (perché chi ha ricevuto un no potrebbe accorgersi che i sì sono stati dati arbitrariamente), tutti vogliono partecipare alla spartizione della torta (che essendo limitata può consentire solo pochi sì).
6. In Assemblea Costituente alcuni proposero un sistema istituzionale che obbligasse alla separazione tra Legislativo ed Esecutivo, ma quello che ho definito il “norvegese corretto” fu aspramente osteggiato in primis da comunisti e liberali, che poi si portarono al seguito socialisti e democristiani. Quel moncone che rimase dopo che l’iniziale progetto venne sfigurato è il bicameralismo “perfetto” ancora vigente. Con quella azione di sabotaggio i partiti non fecero che garantirsi un sistema che sotto l’apparenza formale di un governo parlamentare consentiva loro lo stesso accentramento di Esecutivo e Legislativo che praticò Casa Savoia, e le aristocrazie oligopolistiche economiche (che poi non osteggiarono, sollecitarono e favorirono il golpe fascista).
7. Gli esempi delle democrazie “stabilizzate” parlano da soli: USA, Norvegia, Svezia, Finlandia, Olanda, Danimarca, Svizzera, Belgio, Germania, UK: in nessuno di questi paesi i governi (e le amministrazioni) svolgono la loro funzione attraverso la legislazione parlamentare.
8. Quello a cui oggi assistiamo è semplicemente (si fa per dire) il superamento di quella finzione formale che rimase statuita nella Costituzione del 1947. Lo svuotamente della investitura democratica del Parlamento, la cancellazione dello stesso senso del diritto di voto, la subordinazione per tabulas del Parlamento al Governo, rectius al Capo del Governo (Capo del partito che vince tutto anche per un solo voto in più), sono tutte conseguenze della possibilità di superare senza imbarazzi la finzione, giacché l’antiparlamentarismo (come nel 1922) ha creato nelle masse il desiderio di investitura di un duce, dietro alla cui figura continueranno ad avvenire in via riservata – come ora nei vari gabinetti ministeriali – tutte le composizioni di interesse. E le violazioni delle procedure e dei contenuti del testo costituzionale che sono state perpetrate per l’approvazione dell’italiko e della deforma costituzione, testimoniano esse stesse che siamo di fronte ad un nuovo golpe di impronta fascista. C’è una oramai una sola oligarchia partitica (si guardi alle elezioni di secondo grado delle provincie…) che decide come spartire la torta ancora più piccola rispetto ai decenni passati (e come mai sia più piccola è argomento da approfondire in altra sede), sempre più segretamente ed autocraticamente.

Quindi, scusatemi per la prolissità, uno spot per il no al referendum “oppositivo” potrebbe suonare più o meno così:

“Se non siete parenti di Boschi-Renzi, se non siete compari di affari di Boschi-Renzi, votate no.

Se non vi fidate di loro, se non volete che un governo decida su tutto, senza controllo e senza appello, votate no.

Se non volete essere derubati scegliete la democrazia, scegliete la Costituzione, scegliete il Parlamento”

Una mia trilogia che ruota attorno al tema:

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.