AL REFERENDUM PER LA RIFORMA COSTITUZIONALE I SOCIALISTI VOTANO UN SOLO ED UNICO NO!

L’impegno dei socialisti nella campagna referendaria

La campagna per il referendum confermativo della riforma della Costituzione è entrata nel vivo, e la data del 4 dicembre 2016 segnerà un momento importante per il nostro paese e per la nostra democrazia.
I socialisti, protagonisti della lotta antifascista, decisivi nella battaglia per la Repubblica e nella scrittura della Carta Costituzionale, non possono essere degli inermi spettatori in questa battaglia referendaria, determinante per lo sviluppo e la democrazia del nostro paese.
Le associazioni:”Democrazia Socialista e Socialismo 2000” da sempre impegnati nella difesa dei valori e dei principi del socialismo e nella ricostruzione di una nuova sinistra in Italia, organizzano una riunione dei per discutere e sostenere nel modo piu adeguato la ragioni del “NO”, e per partecipare da protagonisti alla battaglia per la difesa della democrazia.
E’ indetta una riunione per il 12/10/2016 alle ore 17.30 presso la sede dell’associazione “ La voce del quartiere” in Via Francesco Pinto 53 zona Arenaccia Napoli.
In allegato documento per il NO

Napoli 06/10/2016

Democrazia Socialista
Socialismo 2000

AL REFERENDUM PER LA RIFORMA COSTITUZIONALE I SOCIALISTI VOTANO UN SOLO ED UNICO NO!
1 – Nel prossimo autunno i cittadini italiani saranno chiamati ad esprimersi sulla riforma della nostra Costituzione Repubblicana approntata dal Governo in carica. Sarà un’occasione importante e decisiva per il nostro futuro, per assicurare la democrazia, garantita dalla Costituzione,strumento utile e determinante per continuare a costruire insieme lo sviluppo del nostro paese.
La nostra Costituzione,nata dalla resistenza e dalle sofferenze del popolo italiano,dovute alla seconda guerra mondiale e all’occupazione nazi-fascista,assicura da 70 anni le regole della civile convivenza tra gli italiani, affermando la democrazia partecipata come l’indispensabile strumento per costruire ogni giorno: pace, lavoro, giustizia e libertà.
Da 70 anni la nostra carta costituzionale ha rappresentato il punto di riferimento certo per il nostro paese per uscire da una situazione di miseria e disperazione attraverso un lungo periodo di “ricostruzione” dai drammi della seconda guerra mondiale per approdare attraverso un lungo percorso alla crescita dell’industria,dei servizi,della società nel suo complesso per raggiungere obiettivi di miglioramento generale della qualità della vita dei cittadini e la possibilità di accedere a livelli di benessere collettivo mai sperimentati. La nostra Costituzione Repubblicana ha rappresentato il riferimento politico,sociale e culturale dell’intero paese che in essa ha trovato le motivazioni per resistere ai tentativi reiterati di colpi di stato,di stragi,di ribellioni anti democratiche,di terrorismo rosso e nero,dell’aggressione violenta e devastante della delinquenza organizzata. La nostra Costituzione ha consentito all’intero paese di trovare le forze necessarie per rialzarsi dopo aver subito i colpi crudeli di una natura avversa:alluvioni, frane, terremoti, eruzioni vulcaniche che non hanno risparmiato il territorio italiano nei decenni passati; disastri che hanno provocato decine di migliaia di morti a cui si sono aggiunti irresponsabili fenomeni di inquinamento causati dagli errori umani che in molte circostanze hanno messo in ginocchio interi territori.
La nostra Costituzione è servita per consentire all’insieme della società di raggiungere diritti civili e sociali spesso sconosciuti e negati: voto alle donne,divorzio,aborto,la scuola per tutti,sanità pubblica,unioni civili,riconoscimento dei diritti dell’infanzia,degli ammalati e dei disabili e pari opportunità per tutti.
Per affermare la qualità della nostra Costituzione Repubblicana basterà riguardare il percorso di questi 70 anni passati del nostro paese che ha raggiunto un posto importante nel consesso delle nazioni civili,sia in Europa che nel mondo.
Non si sentiva nessun bisogno di cambiare la struttura della nostra Costituzione che è ancora fonte di tutti i diritti e di tutte le libertà. Ci troviamo di fronte,invece,alla proposta di una legge di riforma della Costituzione che se approvata,trasformerebbe,la partecipazione democratica dei cittadini all’organizzazione dello sviluppo del nostro paese,ad un semplice consenso a scelte effettuate da pochi e che sicuramente non risponderebbero ai bisogni e alle esigenze dei cittadini. La “governabilità” non la si raggiunge con il restringimento degli spazi democratici, ma attraverso la credibilità dei programmi politici e l’affidabilità e l’onestà dei gruppi dirigenti.
2- Perché voteremo no al referendum costituzionale?
a) La riforma non produce semplificazione anzi incrementa la confusione moltiplicando fino a dieci i procedimenti legislativi
b) Non Amplia la partecipazione diretta da parte dei cittadini alle scelte del Parlamento; infatti, triplica da 50.000 a 150.000 le firme per i disegni di legge di iniziativa popolare
c) Non Supera il bicameralismo , lo rende più confuso e crea conflitti di competenza tra Stato e regioni, tra Camera e nuovo Senato
d) La riforma del Governo ppresenta un forte restringimento della democrazia perché conserva e rafforza il potere centrale a danno delle autonomie, privandole di mezzi finanziari.
e) Non Diminuisce i costi della politica ,cosi come falsamente affermato dal governo.Per un risparmio tanto misero non sarebbe valsa la pena spendere tanti soldi per un referendum.
f) La riforma è scritta in modo poco chiaro e risulta di difficile comprensione e gestione da parte delle Istituzioni,degli enti locali e dei cittadini
g) Questa riforma assume forti aspetti antidemocratici perché votata da una parte del Parlamento eletto con la legge elettorale,Porcellum,dichiarata incostituzionale .
h) infine il combinato disposto tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale,”Italicum”,mette fortemente in discussione la sovranità popolare perché in un Parlamento di “deputati nominati” ,una minoranza potrà esercitare forti poteri ,dando al Governo la possibilità di tenere sotto controllo gli organi di garanzia determinanti contrappesi democratici alla sovrabbondanza di poteri dell’Esecutivo.
Questa legge di riforma costituzionale giunge nel pieno di una lunga crisi economica,politica e sociale,che sconvolge tutta l’Unione Europea e il vecchio sistema produttivo e finanziario sul quale si basava la crescita economica nel mondo. Quel modello liberista di crescita fine a se stessa è miseramente fallito e non può rappresentare più il futuro per il genere umano.
La riforma costituzionale proposta è costruita nella logica che uno dei problemi della crisi è l’eccesso di democrazia e dal 2010 ad oggi più si facevano pressanti le difficoltà economiche e finanziare e più si pensava a restringere gli spazi di democrazia,elemento propedeutico alla diminuzione dei diritti sociali. Come se i diritti sociali fossero stati il motivo della crisi, oppure un lusso da concedere solo con il buon andamento dei conti pubblici!
Alla riforma delle pensioni,al restringimento degli spazi di democrazia sui luoghi di lavoro, alla diminuzione dei diritti per il trasporto pubblico,la sanità,la scuola,all’aumento costante e continuo della tassazione sui redditi, all’abbandono di qualsiasi politica industriale, per lo sviluppo del Sud, per il lavoro sicuro e per l’occupazione giovanile,ha fatto seguito una costante e continua politica di restringimento di poteri democratici a partire dagli enti locali. Comuni e Regioni sono stati costretti dal patto di stabilità ad una mera funzione di esattori del governo centrale,mentre la demagogica eliminazione delle Province non ha prodotto nessun beneficio e la costituzione delle inutili città metropolitane ha rappresentato semplicemente un’occasione perduta per riorganizzare i grandi territori da loro amministrati. La riforma costituzionale proposta in questo contesto afferma che dalla crisi economica si può uscire solo con un restringimento degli spazi democratici a favore di una sospetta “governabilità”! Noi,socialisti,pensiamo che il futuro deve essere costruito in maniera totalmente e completamente diversa da quanto oggi viene immaginato,un altro mondo è possibile dove la pace si coniuga con i diritti e la libertà è garanzia di ogni diversità. Lo sviluppo non è solo la crescita economica fine a se stessa,lo sviluppo è crescita economica,crescita sociale,crescita culturale e crescita della democrazia partecipata. Questi quattro elementi sono parte di una azione politica che deve muoversi in un processo armonico in cui nessun settore sopravanza l’altro ma anzi al contrario la crescita di ognuno è garanzia della crescita dell’altro. Ovvero, non ci sarà mai una crescita economica vera senza che ci sia la crescita della società nel suo complesso e nella garanzia dei diritti per tutti. Votare no ad ottobre non significa ,semplicemente chiudere una fase politica sbagliata,ma al contrario deve rappresentare l’apertura di una nuova speranza politica per tutti.
Innanzi tutto bisogna rifiutare il razzismo, ormai evidente in larga parte della popolazione, impaurita e diseducata alla tolleranza ed alla convivenza civile; occorre rifiutare il nazionalismo come male insopportabile per la nostra società; vanno rigettate politiche di discriminazione sociale e di rifiuto delle dignità individuali e collettive; perché al centro della nuova politica dovrà esserci innanzitutto e soprattutto il lavoro,fondamentale elemento sul quale costruire una società in cammino. Bisognerà recuperare le ragioni della solidarietà nazionale e riportare al centro del dibattito politico il Mezzogiorno d’Italia ed il suo ritardo storico, problema, ormai, incancrenito e sottovalutato, ma la cui soluzione sarebbe decisiva per rendere stabile la nostra economia e fondamentale per far uscire dalla recessione il nostro paese che deve riprendere a crescere insieme. Infine bisognerà rimettere mano all’Europa che non potrà trascinarsi a lungo nelle condizioni di divisione e di stallo nella quale versa attualmente,bisognerà ritrovare le ragioni per cui lo stare insieme non significa far quadrare i bilanci delle banche nazionali,ma perché ci sentiamo tutti cittadini di una unica e grande nazione,che parla decine di lingue diverse, che professa molte religioni, che ha tradizioni diverse che ogni giorno produce benessere, arte,cultura e crescita civile.
Per raggiungere questi obbiettivi occorre rilanciare con forza le ragioni del socialismo democratico e libertario. Le ideologie non sono morte, come continuano a ripetere gli ideologi di un capitalismo finanziario incapaci di immaginare un futuro di pace e di benessere per il genere umano. Il socialismo non è morto e non è superato dai nuovi movimenti che si dichiarano “oltre” le ideologie e, invece, mascherano tendenze anti democratiche, proponendo derive populiste.
Il socialismo deve tornare ad essere il punto di riferimento politico e culturale di tutta la sinistra italiana, che deve abbandonare la pratica deleteria delle divisioni e costruire un solo ed unico movimento di lotta per lo sviluppo.
I socialisti devono essere i primi a ricostruire l’unità, perchè il tempo delle divisioni è definitivamente finito, gli italiani non l’accettano più, perché appaiono inutili ed incomprensibili.
A partire dal referendum ricostruiamo l’unità dei socialisti!
UN NO AL REFERENDUM PER COSTRUIRE UN FUTURO DIVERSO,PER UN SOCIALISMO NUOVO E POSSIBILE.

“SOCIALISMO 2000”
“DEMOCRAZIA SOCIALISTA-Filippo Caria”

 

Un commento di Felice Besostri

“Un altro pezzo del mondo socialista si esprime per il NO. In questo mondo ci sono compagni fuori dal PSI da tempo o con fuoriuscita recente, spesso frutto di espulsioni o di più soft decadenze dagli organi dirigenti. In questo mondo socialista ci sono compagni iscritti al PSI e che non intendono uscire. D’altro canto di fatto o di diritto è garantita la più ampia libertà di espressione, di cui sono diretta testimonianza. Quando ero membro della Direzione Nazionale mi sono intestato, coordinando 23 ricorsi dinnanzi a 23 tribunali italiani, le battaglie giudiziarie contro l’Italikum, coronate da 3 rinvii in Corte Costituzionale della legge elettorale. La Consulta aveva fissato la discussione di due ordinanze per l’udienza del 4 ottobre u.s., ma ha deciso di rinviare per non turbare il referendum: una prova in più dell’intreccio perverso tra Italikum e revisione costituzionale.
Del resto l’unico voto quasi unanime del Consigli Nazionale per un OdG di Del Bue era di opposizione all’Italkum. Sono stato tra i fondatori del Coordinamento per la Democrazia costituzionale, che ha partorito il primo comitato per il NO, l’unico che ha tentato di raccogliere le firme nell’ambito della sinistra laica, democratica e riformista.
Il referendum, comunque vada, sarà un terremoto del sistema politico italiano, che sarà sepolto dalle sue contraddizioni e dall’inosservanza da parte della sua classe politica, in primis quella di governo del precetto costituzionale che si deve servire lo Stato e la collettività “con disciplina e onore”. La debolezza(per noi) o una delle debolezze(per tutti i democratici) della Seconda Repubblica è stata la mancanza di una forza di sinistra socialista, laica,e libertaria, capace di essere radicalmente ed intransigentemente riformatrice in Italia e in Europa. L’internazionalismo come orizzonte politico e pratica di azione quotidiana deve essere una componente irrinunciabile nella costruzione di una nuova sinistra.
Non è un caso che la strofa dimenticata di bandiera rossa sia la terza “Avanti! popolo non più frontiere / stanno ai confini rosse bandiere.”
Vorrei ricordare tre nomi italiani come Ignazio Silone, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli per i quali la dimensione europea ed internazionale era importante. Dopo il referendum sull’esperienza maturata in quel confronto si dovrà ricostruire una sinitra che non prescinda da una forte, autorevole e rispettata componente socialista che dell’attuazione della Costituzione faccia la sua bandiera e che della lotta alle diseguaglianza in tutti i suoi aspetti politici, economici e sociali faccia la sua scelta prioritaria per una società più libera e giusta, che il capitalismo non è in grado di garantire.

Felice C. Besostri

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.