A proposito delle elezioni olandesi

«Sono possibili diversi piani di lettura dei risultati olandesi. Il primo è la sconfitta del Governo in carica, questo è un trend generalizzato in Europa, tranne che in Italia. Il secondo è costituito dall’asse destra/sinistra (poco usuale in Italia dove nell’immaginario informativo e nel linguaggio comunesi contrappongono un centro-destra ed un centro-sinistra).

Il Parlamento olandese è composto da due Camere una Camera bassa di 150 membri, eletta con un sistema proporzionale, e una Camera alta (Senato) di 75 membri nominati dai 12 Consigli provinciali, in cui è sono suddivisi i Paesi Bassi. Come l’Italia, I Paesi Bassi hanno un parlamento bicamerale, ma a sua differenza non perfetto, cioè i due rami non hanno le stesse competenze, come è, anche, il caso di Francia, Spagna e Gran Bretagna. Il Senato olandese non può sfiduciare il Governo ed anche la sua capacità di influenzare la legislazione è limitata: non può emendare il testo di una legge licenziato dalla Camera, ma soltanto approvarlo o respingerlo in blocco. Il precedente Governo disponeva di una maggioranza in Senato di 39 voti su 75. Giustamente l’attenzione si è concentrata sulle elezioni dirette del 10 giugno, ma (una deformazione frutto dell’artificioso sistema elettorale italiano?) tutte le analisi si sono limitate ai risultati dei quattro partiti principali, VVD (liberali), PdvA (laburisti), CDA(democristiani) PVV(populisti xenofobi): eppure sarebbe bastato fare 2 conti per capire, che per governare il paese non bastano 2 partiti, ma nemmeno 3.

Nel Parlamento uscente la maggioranza era assicurata da una coalizione di centro sinistra CDA, PvdA e CU, un piccolo partito calvinista di orientamento sociale e integralista religioso. In ordine decrescente questa era la consistenza dei partiti e gruppi parlamentari: CDA 2.608.573 voti 41 seggi, PvdA 2.085.077 voti 33 seggi, SP(socialisti di sinistra) 1.630.803 voti 25 seggi, VVD 1.443.312 voti 22 seggi, PVV 579.490 voti 9 seggi, GL( sinistra verde) 453.054 voti 7 seggi, 495.802 8, 660.692 10,CU 390.969 voti 6 seggi, D66(liberal-radicali) 193.232 voti 3 seggi, PvdD(animalisti) 179.988 voti 2 seggi,SGP(cristiani conservatori) 153.266 voti 2 seggi. I Paesi Bassi hanno finora avuto un’alta percentuale di partecipazione elettorale, superire al 80%, nelle elezioni del 2006 è stato, tra i Paesi dell’UE l’unico che ha aumentato la percentuale dei votanti. Il numero assoluto dei votanti in totale e per i singoli partiti, che è un dato essenziale per analizzare i risultati elettorali, non è stato fornito dalla grande informazione italiana ( un vizio aggravato dalle riforme del nostro sistema, perché grazie alle percentuali si nascondono i milioni di voti persi da PdL e PD e le centinaia di migliaia della Lega Nord e della sinistra, nel suo complesso alle ultime regionali).

Sono possibili diversi piani di lettura dei risultati olandesi. Il primo è la sconfitta del Governo in carica, questo è un trend generalizzato in Europa, tranne che in Italia. CDA, PvdA e CU, perdono complessivamente 25 seggi, ma quasi totalmente a carico dei democristiani di Balkenende, che ne perdono 21, mentre 3 sono i seggi persi dai laburisti e 1 dai calvinisti. Il secondo è costituito dall’asse destra/sinistra ( poco usuale in Italia dove nell’immaginario informativo e nel linguaggio comune si contrappongono un centro-destra ed un centro-sinistra, che non si capisce perché non si sovrappongano, almeno in parte) la Sinistra(PdvA, SP, D66 e GL) perde 3 seggi, ma anche in tal caso a carico di un solo partito lo SP, che passa da 25 a 15 seggi, in parte compensati dai guadagni della Sinistra verde (+3) ma soprattutto di D66(+7).

Il risultato della Sinistra, sul quale torneremo, conferma le tendenze prevalenti delle ultime elezioni in Europa (Gran Bretagna e Ungheria in questo anno), sia pure con perdite complessivamente più contenute. La terza conferma delle tendenze europee è il successo 8 +14 seggi)della lista del PVV (Partito per la Libertà, nato dalla fusione delle Lista Pim Fortuyn e Leefbaar Nederland (Paesi Bassi vivibili) e capeggiato da Geert Wilders. La crisi economica colpisce duramente gli strati sociali a baso reddito, che diventano preda di slogan chiari e perciò efficaci, la colpa è degli immigrati, massimamente se islamici. Nel contempo i governi tagliano il welfare, quindi altra ragione di un voto di protesta. E’ chiaro che un partito populista è in grado di raccogliere la protesta, ma non abbia ricette per uscire dalla crisi, ma per avere successo deve individuare dei colpevoli e ciò basta. In Italia abbiamo un partito con le stesse caratteristiche populiste, xenofobe e anti-islamiche, la Lega Nord, ma anche con una grande differenza di un impianto territoriale. L’abilità della Lega Nord è quella del doppio linguaggio, di cui è esempio la “Roma Ladrona” e le leggi speciali per Roma Capitale o il salvataggio di Alitalia a spese di Malpensa. La campagna elettorale olandese è stata caratterizzata, malgrado il sistema elettorale proporzionale , da una competizione tra due leader di partito: il liberal Mark Rutte e il socialdemocratico Jakob Cohen, un vero e proprio testa a testa, vinto su filo di lana dal liberale. Jakob Cohen, che è stato un popolarissimo sindaco di Amsterdam, ha impresso una svolta di sinistra al PdvA( letteralmente partito del Lavoro, membro del PSE e dell’Internazionale Socialista) e lo ha caratterizzato come l’alternativa politica culturale ai liberali del VVD e ai populisti del PVV, anche simbolicamente candidando come sua vice una donna, turca e mussulmana.

La strategia ha pagato, ma a spese dello SP, che dopo i democristiani è l’altro grande sconfitto. Nel 2006 lo SP era il terzo partito olandese con il 17% dei voti( altro che Linke tedesca!) e 25 seggi, ed ora è il quinto, molto indietro rispetto ai populisti. Soltanto con l’analisi dei flussi elettorali si potrà capire se in Olanda, nei quartieri popolari ci sia stato un passaggio diretto di voti da sinistra a destra. Non è un fenomeno nuovo basta pensare alla Germania degli anni trenta del secolo passato: strati popolari, che avevano fatto del Partito Comunista il più forte partito comunista fuori dall’U.R.S.S., con l’aggravarsi della crisi economico-sociale votarono per i Nazionalsocialisti di Hitler, piuttosto che ritornare nell’alveo della socialdemocrazia. La debolezza della Sinistra, anche socialdemocratica, è quella di non avere un’idea di uscita dalla crisi che sia chiaramente comunicabile e, perciò convincente, oltre che praticabile. A sinistra c’è chi ha idee semplici e chiare, ma ugualmente non convincenti: la colpa è del capitalismo, basta abbatterlo per non avere più crisi di questo tipo. La soluzione anticapitalista la sinistra l’ha già predicata, ma purtroppo anche realizzata, con la collettivizzazione, in realtà statalizzazione, dei mezzi di produzione e la pianificazione vincolante, al posto del mercato. Il sistema economico sovietico è fallito, simbolicamente sepolto dalle macerie del Muro di Berlino, ma prima ancora aveva perso attrattiva come modello nei paesi economicamente più progrediti per i sistemi polizieschi di governo e con la soppressione delle libertà politiche e sindacali, oltre che di quelle individuali. La sinistra non si è ancora rimessa nella componente socialdemocratica da un acritica adesione (Third Way e Neue Mitte,Terza Via e Nuovo Centro) ai miti del neoliberismo globalizzato, con le sue privatizzazioni (solamente in parte accompagnate da liberalizzazioni), riduzioni delle tasse, dell’intervento pubblico e del welfare e nella sinistra antagonista dal trauma del crollo sovietico e dal sogno di un comunismo da utopia, un’idea astorica e poco marxista. Nell’ambito del PSE si è aperta una riflessione e una critica al neo-liberismo capitalista, che non è ancora giunta in Italia.

Le elezioni olandesi, come quelle tedesche nella Renania Settentrionale Vestfalia, mostrano come l’elettorato di sinistra funzioni a vasi comunicanti, mentre politicamente i loro partiti cono in-comunicanti e per di più si è rafforzata l’ipotesi astensionista di sinistra, di assoluta evidenza in Germania e Italia. Quando la situazione dei settori meno favoriti della società, che la sinistra dovrebbe rappresentare, si aggrava- e le stesse istituzioni democratiche sono in pericolo- è desolante assistere allo spettacolo di gruppi dirigenti di sinistra, che si comporta come i polli di Renzo, nei rapporti interni e fra le diverse formazioni, ma con il volonteroso contributo dei loro seguaci: basta leggere le discussioni sui tanti forum appena si accenna alla necessità di nuovi rapporti tra socialisti e comunisti. Chi cerca di guardare al futuro è una minoranza, prevalgono i contemplatori del proprio ombelico, che, fenomeno da Circo Barnum, riescono contemporaneamente a tenere il capo rivolto all’indietro.

Felice Besostri – Circolo La Riforma- Gruppo di Volpedo

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.