VOTI, LA CASSAZIONE E’ TRASPARENTE

di Cesare Maffi 

Essa infatti pubblica i suoi verbali. Non così invece operano gli uffici cirscoscrizionali
Solo così si smorzano le devastanti voci sui brogli
Chi voglia capire come mai a poche ore dall’apertura della Camera siano stati modificati alcuni risultati elettorali della coalizione di centro-destra in Calabria (provocando mutamenti nelle proclamazioni già effettuate non solo in Calabria, ma altresì in Trentino-Alto Adige, in Emilia-Romagna e Veneto) deve limitarsi a scorrere alcune righe di un verbale, denso per il resto, dell’ufficio elettorale centrale nazionale presso la Cassazione. L’ufficio segnala come l’inatteso sconquasso sia stato provocato da alcuni errori compiuti dall’ufficio centrale circoscrizionale della Calabria. Il totale dei voti assegnati in Calabria alla coalizione rimane di 301.901 per la Camera, ma, mentre la Lega cresce di 14 voti, Fi aumenta di ben 5.216, schede quasi tutte sottratte a Fd’It (-4.993) e in minima misura ai centristi (-237).La Cassazione, encomiabilmente, pubblica i verbali delle proprie operazioni, così come prima aveva messo in rete le decisioni su contrassegni e liste non ammesse. Bene.

Perché allora le Corti d’appello, presso cui sono incardinati gli uffici elettorali di rango inferiore, non adottano identica trasparenza? Un ex senatore, incallito sovrintendente di ricorsi contro le leggi elettorali, l’avvocato Felice Besostri, ha notato che qualche Corte d’appello ha rilasciato copie di verbali a chi aveva annunciato ricorsi, altre Corti no. Eppure in Calabria si sono succeduti dati contraddittori, prima nel sito dell’Interno, poi dopo una prima decisione della Corte d’appello di Catanzaro, e infine dopo la seconda decisione, con riconoscimento di errori commessi. Non solo: Fi si era mossa con un insolito esposto alla Procura, all’evidenza muovendo, eccome, i magistrati dell’ufficio circoscrizionale, tornati sui propri passi.Dunque, rendere pubblici i verbali inviati da Catanzaro a Roma gioverebbe a capire, almeno in parte, che cosa sia successo.

Le conseguenze, quali gli spostamenti di eletti in distanti regioni d’Italia, sono un effetto a cascata (per il quale si veda «Onorevole di Fd’I: eletto, cancellato e poi rieletto», ItaliaOggi, 23 marzo). Naturalmente alla giunta delle elezioni di Montecitorio giungeranno ricorsi per questo insolito evento di rettifica di risultati già comunicati alla Cassazione, come ne arriveranno molti altri; e così pure al Senato. In attesa, però, che si possano leggere i documenti parlamentari, non sarebbe fuori luogo se tutti gli uffici circoscrizionali pubblicassero i rispettivi verbali, seguendo l’esempio della Cassazione. Si smorzerebbero, almeno si spera, voci su brogli e forse si comprenderebbero pure gli (ammessi) errori.

Fonte: ItaliaOggi

OSSERVATORIO La politica in numeri; Perché la soluzione non è il Rosatellum corretto col premio

di Roberto D’Alimonte

Nella palude in cui siamo finiti dopo il voto del 4 marzo si comincia a guardare all’ennesima riforma elettorale come alla via di uscita per dare un governo al paese. Per ora la sola proposta in campo è quella annunciata recentemente da Matteo Salvini: innestare un premio di maggioranza sull’attuale impianto del Rosatellum. In pratica, il sistema elettorale continuerebbe a prevedere l’assegnazione di un terzo dei seggi nei collegi uninominali e di due terzi con formula proporzionale. In aggiunta ci sarebbe un premio che dovrebbe andare alla coalizione o al partito che ottiene più voti. I seggi di premio dovrebbero essere sottratti dal totale dei seggi proporzionali ottenuti dai partiti e dalle coalizioni perdenti.
Un sistema del genere pone una serie di problemi. Il primo è l’entità del premio. Per essere certi che dalle urne esca un vincitore dovrebbe essere variabile e garantire il raggiungimento di una certa percentuale di deputati e senatori. Immaginiamo che alla Camera al vincitore siano garantiti 340 seggi, pari al 54% del totale. Nelle elezioni del 4 marzo la coalizione di centro-destra ha ottenuto 265 seggi. Per portarla a 340 il premio dovrebbe essere di 75 seggi, da sottrarre alla quota proporzionale degli altri. Un premio di 12 punti percentuali, ma in realtà il premio vero è più alto. Infatti, il centro-destra ha ottenuto i suoi 265 seggi, pari al 42% del totale, con il 37% dei voti.

Il premio reale quindi sarebbe effettivamente di 17 punti. Questo perché il premio esplicito di 12 punti si va a sommare al premio implicito di cinque punti generato dal funzionamento dei collegi uninominali.
Due premi di natura diversa che sicuramente susciterebbero le ire (e i ricorsi) dell’avvocato Felice Besostri e probabilmente attirerebbero l’attenzione della Corte costituzionale. Oltre tutto, in occasione delle ultime elezioni la disproporzionalità generata dai collegi uninominali è stata complessivamente limitata perché la distorsione a favore del centro-destra nei collegi uninominali del Nord è stata “compensata” dalla distorsione a favore del M5S nei collegi del Sud. Ma non è detto che vada sempre così.

Per evitare un premio eccessivo, secondo i canoni della Consulta, occorre fare in modo che il premio non scatti se la forza politica più votata non arriva a una certa soglia di voti, come nell’Italicum, oppure introdurre un premio fisso, cioè un certo numero di seggi da dare alla forza più votata. In entrambi i casi però il sistema elettorale potrebbe non assicurare una maggioranza. Nel primo caso perché nessuno arriva alla soglia e quindi il premio non scatta, nel secondo caso perché il premio potrebbe non essere sufficiente.

Il secondo problema sta nella differenza di corpi elettorali tra Camera e Senato. Potrebbe succedere che il premio scatti in una camera e non nell’altra. Poi che si fa? Il terzo problema è il più rilevante dal punto di vista politico. A chi si dà il premio, alle coalizioni o a singole liste? Perché il M5S dovrebbe accettare un premio alla coalizione con più voti invece che un premio alla lista con più voti? Visto che le riforme elettorali si fanno sulla base degli convenienze dei singoli partiti non si vede perché il movimento di Di Maio dovrebbe accettare una riforma che palesemente avvantaggia il centro-destra. Non si dimentichi che il 4 marzo il M5S ha preso il 32,7% dei voti alla Camera e la coalizione di centro-destra il 37% e che il M5S non fa alleanze e la Lega sì.

D’altronde non si vede perché Salvini possa accettare un premio che va solo alla lista visto che la sua è al 17,4% e quella di Di Maio al 32,7%.
Chissà, forse la fantasia dei nostri politici partorirà una soluzione di compromesso che noi non riusciamo a vedere. Quello che vediamo ora è un tentativo di trovare la soluzione a un problema politico, che è quello della difficoltà a fare alleanze, attraverso il ricorso a tecniche elettorali. Non è sbagliato trasferire la decisione sul governo dai partiti ai cittadini attraverso l’adozione di sistemi elettorali decisivi perché fortemente maggioritari. Lo strumento giusto non è però il Rosatellum con il premio ma il doppio turno.

Fonte: Il SOLE 24ore

Felice Besostri

avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.