Mal comune a sinistra gaudio massimo per la destra

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Nella NRW, bastione della SPD, che ha detenuto la guida del Governo del Land dal 1970 al 2005 una vittoria della CDU e dei Liberali non corrisponde tuttavia alla vittoria di Guazzaloca a Bologna o come avere un democristiano Sindaco di Reggio Emilia o Presidente della Provincia di Firenze prima della formazione del PD. Nel 1980 la SPD conquista per la prima volta la maggioranza assoluta con il 48,44% dei voti, che consolida nel 1985 con il 52,14% e nel 1990, ma già nel 1995 pur con un rispettabile 46,02% perde la maggioranza assoluta dei seggi grazie ai Verdi con i quali governa, come aveva governato con il Liberali della FDP, quando la CDU era il primo partito. La CDU vince nel Land nel 2005-2010, ma la sinistra vince le elezioni del 2010 con il 56,24%, grazie alla Linke che entra nel Landtag con il 5,61%, Il NRW sembrava tornato al 1947 quando SPD (31,97%) e KPD (13,97%) avevano quasi il 46%, ma il governo di minoranza SPD-Verdi cade anche per il voto contrario della Linke.

Alle elezioni anticipate, merce rarissima in Germania, del 2012 la Linke paga la caduta del governo rosso verde ed esce dal Landtag, dove aveva 11 consiglieri, con un misero 2,49% anche per il successo dei Pirati, che entrano nel Landtag con il 7,82%, una percentuale superiore a quella attuale della AfG (Alleanza per la Germania). Il panorama politico delle Regioni italiane è veramente monotono, se paragonato ai governi dei Länder tedeschi: 5 sono SPD-Verdi (GR), 2 CDU-SPD, 1 CDU-SPD-GR, 1 votantiSPD-FDP-GR, 1 LINKE-SPD-CDU, 1 GR-CSU, 1 CDU-GR, 1 SPD-LINKE, 1 LINKE-SPD-GR, 1CSU e ora un CDU-FDP dopo la NRW. Il giudizio degli elettori è influenzato dalla capacità di governo del L and, Hannelore Kraft ha scelto di mettersi in gioco da sola: Schulz non ha fatto una manifestazione elettorale in NRW, mentre il suo avversario CDU ha invitato Merkel, molte volte, 9 se mi ricordo bene.

Quindi il risultato delle elezioni del Landtag sono una seria sconfitta per Schulz, ma non di Schulz. Il governo rosso verde uscente ha pagato un’impopolare politica scolastica di responsabilità dei Verdi, ma anche il capodanno tragico di Colonia, con stranieri anche Asylanten (richiedenti asilo) come protagoniste e donne come vittime. La Linke è stata un’opposizione ferma della Kraft, e un piccolo beneficio lo ha tratto +2,45%, ma resta sotto soglia. Chi parla di vittoria deve dimenticare che la SPD ha perduto il 7,9% e i Verdi il 4,9%, quindi una perdita a due cifre intere – 12,8%, il trasferimento a sinistra è stato minimo. Altro dato preoccupante è che a differenza delle altre volte, quando le perdite della SPD andavano per i 2/3 all’astensione, questa volta i votanti sono stati il 65,17%, mentre nel 2012 erano il 59,6%. Le elezioni in NRW confermano che le perdite socialdemocratiche non vanno a sinistra e neppure ai Verdi. Dopo la NRW la strada di Schulz è tutta in salita perché deve convincere che è finita la subalternità della SPD dentro alla Große Koalition, tuttora al Governo e che c’è un’alternativa concreta al proseguimento della Grande Coalizione e soprattutto ad una riedizione di una maggioranza Union-FDP. A livello federale il rientro della Linke non è in discussione perché in alternativa al 5% basta l’elezione diretta di 3 deputati al Bundestag, mentre in NRW il 4,9% e l’esclusione della Linke consente la formazione di un governo regionale CDU-FDP. Tuttavia non basta, la credibilità di una coalizione SPD-Linke-Verdi è da provare e in due regioni che hanno votato la Saarland e il NRW non erano proprio idilliaci. Come dimenticare le tensioni nel governo di Berlino tra SPD e Linke?

Tuttavia quanto è avvenuto in Germania deve essere spunto per una riflessione a livello europeo: quella è la vera dimensione dello scontro, ma non tra sovranisti ed europeisti, ma per quale Europa, quella di oggi o quella ideale di Spinelli, Rossi e Colorni o del federalismo socialista, figlio ma non surrogato dell’internazionalismo, quello della terza strofa dimenticata di Bandiera Rossa*
In Olanda della perdita del PvdA in percentuale dal 24, 34 % al 5,2%, non ha beneficiato il Partito Socialista (-0,45%), ma almeno i Verdi di Sinistra (Groenlinks) guadagnano un sostanzioso 6,57%. In Francia, a proposito la scelta dl primo Ministro di Macron un repubblicano ha il merito di porre fine alle fantasie che impersonasse la nuova sinistra del futuro, la situazione della sinistra non è tanto migliore. Il risultato di Mèlanchon confrontato con quelli della sinistra italiana nelle sue ultime incarnazioni, dopo il PCI e il PSI è sicuramente esaltante, ma come il PD non può intestarsi la vittoria di Macron, la sinistra non deve esaltarsi. La somma dei voti di Mèlanchon e di quelli di Hamon (25,94%) è inferiore al voto di Hollande (28,67%) al primo turno delle presidenziali 2012 e senza contare per sottolineare la sconfitta della sinistra, che Mèlanchon aveva avuto un 11,10% e Eva Joli degli ecologisti il 2,31 % cioè la sinistra 2012, senza contare le formazioni comuniste e trozkyste era al 42,08%, ancora un piccolo sforzo e la sinistra anche senza i Verdi con l’Italikum si prendeva il premio di maggioranza.

Neppure il confronto con il risultato di Ségolène Royal del 2007 (25,87%) rappresenta appena un +0,7%, che va in segno negativo se aggiungiamo i voti della candidata sostenuta del Pcf, ora sostenitore di Mèlanchon, che pure aveva ottenuto un modesto 1,93 % e sempre senza contare la sinistra anticapitalista del 5,41%
Se il mantra prevalente è che non esiste più la divisione destra/sinistra, la prima reazione a sinistra è di pensare alla sinistra nel suo complesso, pur non ignorando le divisioni e le inimicizie, che la percorrono, perché vi è la convinzione che o la sinistra comincia a pensarsi come un soggetto portatore di un progetto unitario di cambiamento o deve giocare di rimessa su un piano secondario. Se destra/sinistra non è una scriminante e anche basso/alto sta perdendo significato, cosa resta responsabili/populisti? o sovranisti/europeisti, a prescindere da quale stato nazionale o da quale Europa? Se si impongono queste dicotomie la sinistra è fuori gioco, non perché sia irresponsabile o sovranista, ma perché non ha un suo progetto alternativo all’austerità e una visione di unità europea democratica e federalista. Da qui partiamo e da una constatazione semplice, non c’è una formazione di sinistra, che da sola possa aspirare ad un’alternativa di potere. Cominciamo a non godere delle disgrazie di chi non la pensa allo stesso modo, perché a sinistra mal comune non è mezzo gaudio.
Avanti popolo non più frontiere/stanno ai confini rosse bandiere

Felice Besostri

Autore

Felice Besostri
avv. Felice C. Besostri Avvocato amministrativista, docente di Diritto Pubblico Comparato a.a. 2005/2009, Commissione Affari Costituzionali Senato della Repubblica XIII Legislatura, Assemblea Parlamentare Consiglio d’Europa 1997/2001 (Commissione Giuridica dei Diritti dell’Uomo, Commissione Ambiente, sottocommissione selezione dei giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo), ricorrente contro ammissione dei referendum elettorali e la legge elettorale per il Parlamento europeo, interveniente nei giudizi contro la legge elettorale per il Parlamento nazionale. Presidente Rete Socialista – Socialismo Europeo.